Il cuore verde dell'Europa
di Andrea Bonanni , di Andrea BonanniSull'ambiente un segnale a Biden
Come con la diffusione dei Lumi nel Settecento, la lotta contro lo schiavismo nell'Ottocento, la diffusione del pensiero scientifico nel Novecento, così l'Europa vede oggi nella difesa dell'Ambiente un valore universale al quale ancorare la propria leadership mondiale in questo XXI secolo. Al vertice di Bruxelles, nel quinto anniversario degli accordi di Parigi sul clima, i capi di governo hanno deciso di aumentare i tagli alle emissioni nocive ad almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1999. L'obiettivo precedentemente concordato era del 40 per cento. Il nuovo traguardo dovrebbe consentire, secondo la Commissione, di arrivare alla neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050.
La decisione dei governi, raggiunta dopo una notte di negoziati per convincere la Polonia ad accettare i nuovi parametri, permetterà oggi di formalizzare l'impegno europeo davanti al Climate Ambition Summit dell'Onu. "È valsa …
La decisione dei governi, raggiunta dopo una notte di negoziati per convincere la Polonia ad accettare i nuovi parametri, permetterà oggi di formalizzare l'impegno europeo davanti al Climate Ambition Summit dell'Onu. "È valsa …
Come con la diffusione dei Lumi nel Settecento, la lotta contro lo schiavismo nell'Ottocento, la diffusione del pensiero scientifico nel Novecento, così l'Europa vede oggi nella difesa dell'Ambiente un valore universale al quale ancorare la propria leadership mondiale in questo XXI secolo. Al vertice di Bruxelles, nel quinto anniversario degli accordi di Parigi sul clima, i capi di governo hanno deciso di aumentare i tagli alle emissioni nocive ad almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1999. L'obiettivo precedentemente concordato era del 40 per cento. Il nuovo traguardo dovrebbe consentire, secondo la Commissione, di arrivare alla neutralità delle emissioni di carbonio entro il 2050.
La decisione dei governi, raggiunta dopo una notte di negoziati per convincere la Polonia ad accettare i nuovi parametri, permetterà oggi di formalizzare l'impegno europeo davanti al Climate Ambition Summit dell'Onu. "È valsa la pena di non dormire per raggiungere questo risultato", si è felicitata Angela Merkel, che a conclusione del semestre di presidenza tedesca incassa un doppio successo personale. Da una parte porta a casa lo storico accordo sul Recovery Fund, che lei stessa aveva proposto a primavera insieme con il presidente francese Macron. Dall'altra conferma di aver ormai lanciato l'Europa e la sua economia nella sfida della "rivoluzione verde", che vede la Ue capofila di un modello di sviluppo globale ancorato a valori universali.
Se la Cancelliera può concludere la propria parabola politica con un simile lascito storico, è tanto più importante che il rilancio ambientalista dell'Europa arrivi alla vigilia dell'insediamento del nuovo presidente americano Joe Biden. Contrariamente a Trump, Biden ha dato prova di condividere il credo ambientalista e riporterà gli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi, che Trump aveva stracciato. Con la mossa di ieri, gli europei confermano, anche rispetto alla riconversione americana, di voler mantenere la leadership nel settore dell'economia verde.
Ma che cosa significa questo, in concreto? Per ottenere il consenso di tutti i governi, da quello polacco legato al carbone a quello francese dipendente dal nucleare, il comunicato del Consiglio europeo ha dovuto negoziare non poche concessioni, che hanno fatto storcere il naso alle organizzazioni ambientaliste. Lo stesso Parlamento europeo aveva chiesto di portare i tagli al 60 per cento delle emissioni. L'uso di energie "di transizione" è ammesso, il che dà via libera al gas e al nucleare. Il mix di politiche per raggiungere gli obiettivi indicati è lasciato alla sovranità dei singoli governi e l'obiettivo del 55 per cento è acquisito solo per l'intera Ue, senza specificare la quantità di riduzioni per ciascun Paese.
Anche con questi limiti, però, la dichiarazione di ieri resta importante. Innanzitutto, dà il via ad una riduzione dei "permessi di inquinamento" che vengono emessi e acquistati, o concessi, con il sistema Ets. Poi dà mandato alla Commissione di presentare nei prossimi mesi sia il programma per il taglio delle emissioni nella produzione agricola, sia la famigerata "carbon tax", o "green tax", che dovrà penalizzare le importazioni di merci prodotte senza rispettare gli standard ambientali della Ue. Un provvedimento essenziale per evitare che le industrie inquinanti europee delocalizzino verso Paesi meno attenti alle politiche ecologiche, come è già successo.
Ma soprattutto la decisione di ieri rende sempre più imprescindibile il "Green deal" proposto un anno fa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen all'atto del suo insediamento. In esso si stabilisce che tutte le politiche finanziate dalla Ue (compresi i soldi del Recovery fund) devono essere orientate verso la transizione ecologica e comunque non devono andare in direzione di un incremento delle emissioni.
Si tratta di un gigantesco sforzo di riconversione industriale, nel settore edilizio, nella mobilità e nella produzione di energia. Per rendere un'idea delle dimensioni dell'impegno che ci attende, si calcola un aumento degli investimenti nel settore energetico di 320 miliardi all'anno per i prossimi dieci anni. Di questi, una parte non trascurabile dovrebbe arrivare dai fondi europei anche attraverso il Just Transition Fund, un fondo per finanziare la transizione ecologica nei Paesi meno ricchi.
Alla base di questa rincorsa verso la leadership mondiale delle politiche ambientali non c'è dunque solo una questione valoriale, ma anche una enorme scommessa economica. L'Europa, infatti, è convinta di poter conquistare, o riconquistare dove lo ha perso, il primato tecnologico in settori chiave per gli sviluppi futuri, come l'idrogeno, l'intelligenza artificiale, o le batterie di nuova generazione. Una partita su cui si gioca la possibilità di arrestare il declino europeo in questo secolo.
La decisione dei governi, raggiunta dopo una notte di negoziati per convincere la Polonia ad accettare i nuovi parametri, permetterà oggi di formalizzare l'impegno europeo davanti al Climate Ambition Summit dell'Onu. "È valsa la pena di non dormire per raggiungere questo risultato", si è felicitata Angela Merkel, che a conclusione del semestre di presidenza tedesca incassa un doppio successo personale. Da una parte porta a casa lo storico accordo sul Recovery Fund, che lei stessa aveva proposto a primavera insieme con il presidente francese Macron. Dall'altra conferma di aver ormai lanciato l'Europa e la sua economia nella sfida della "rivoluzione verde", che vede la Ue capofila di un modello di sviluppo globale ancorato a valori universali.
Se la Cancelliera può concludere la propria parabola politica con un simile lascito storico, è tanto più importante che il rilancio ambientalista dell'Europa arrivi alla vigilia dell'insediamento del nuovo presidente americano Joe Biden. Contrariamente a Trump, Biden ha dato prova di condividere il credo ambientalista e riporterà gli Stati Uniti negli accordi sul clima di Parigi, che Trump aveva stracciato. Con la mossa di ieri, gli europei confermano, anche rispetto alla riconversione americana, di voler mantenere la leadership nel settore dell'economia verde.
Ma che cosa significa questo, in concreto? Per ottenere il consenso di tutti i governi, da quello polacco legato al carbone a quello francese dipendente dal nucleare, il comunicato del Consiglio europeo ha dovuto negoziare non poche concessioni, che hanno fatto storcere il naso alle organizzazioni ambientaliste. Lo stesso Parlamento europeo aveva chiesto di portare i tagli al 60 per cento delle emissioni. L'uso di energie "di transizione" è ammesso, il che dà via libera al gas e al nucleare. Il mix di politiche per raggiungere gli obiettivi indicati è lasciato alla sovranità dei singoli governi e l'obiettivo del 55 per cento è acquisito solo per l'intera Ue, senza specificare la quantità di riduzioni per ciascun Paese.
Anche con questi limiti, però, la dichiarazione di ieri resta importante. Innanzitutto, dà il via ad una riduzione dei "permessi di inquinamento" che vengono emessi e acquistati, o concessi, con il sistema Ets. Poi dà mandato alla Commissione di presentare nei prossimi mesi sia il programma per il taglio delle emissioni nella produzione agricola, sia la famigerata "carbon tax", o "green tax", che dovrà penalizzare le importazioni di merci prodotte senza rispettare gli standard ambientali della Ue. Un provvedimento essenziale per evitare che le industrie inquinanti europee delocalizzino verso Paesi meno attenti alle politiche ecologiche, come è già successo.
Ma soprattutto la decisione di ieri rende sempre più imprescindibile il "Green deal" proposto un anno fa dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen all'atto del suo insediamento. In esso si stabilisce che tutte le politiche finanziate dalla Ue (compresi i soldi del Recovery fund) devono essere orientate verso la transizione ecologica e comunque non devono andare in direzione di un incremento delle emissioni.
Si tratta di un gigantesco sforzo di riconversione industriale, nel settore edilizio, nella mobilità e nella produzione di energia. Per rendere un'idea delle dimensioni dell'impegno che ci attende, si calcola un aumento degli investimenti nel settore energetico di 320 miliardi all'anno per i prossimi dieci anni. Di questi, una parte non trascurabile dovrebbe arrivare dai fondi europei anche attraverso il Just Transition Fund, un fondo per finanziare la transizione ecologica nei Paesi meno ricchi.
Alla base di questa rincorsa verso la leadership mondiale delle politiche ambientali non c'è dunque solo una questione valoriale, ma anche una enorme scommessa economica. L'Europa, infatti, è convinta di poter conquistare, o riconquistare dove lo ha perso, il primato tecnologico in settori chiave per gli sviluppi futuri, come l'idrogeno, l'intelligenza artificiale, o le batterie di nuova generazione. Una partita su cui si gioca la possibilità di arrestare il declino europeo in questo secolo.