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Illustrazione di Agostino Iacurci 

Frugale e in pochi ma è sempre Natale

Saranno feste soprattutto "senza" quelle che ci aspettano: niente viaggi, niente sci né party e cenoni. E, forse, senza vero spirito natalizio. E dunque, per celebrare al meglio la Natività d'emergenza bisognerà ricorrere a quel Made in Italy della vita che è l’arte di arrangiarsi, trovando il piacere anche nelle situazioni più difficili
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Né con i tuoi né con chi vuoi. Quest’anno sarà un Natale senza. Niente viaggi verso mete esotiche, Maldive, Mauritius, Caraibi, Zanzibar, dove l’estate è on demand. Né self-drive negli States, e nemmeno tour tailor made in Indocina. Eppure la tendenza a prendere il volo per le feste sembrava inarrestabile fino all’anno scorso, quando aveva fatto segnare un balzo in avanti degli itinerari di mare e di costa. Un bel 13 per cento di incremento rispetto al 2018.
 
E se il mare piange, la montagna non ride. Cime e valli, piste e baite rischiano di restare deserte, con le nevi desolatamente immacolate. E dire che le feste on the road sono da sempre la via di fuga per i renitenti al White Christmas, per gli allergici al jingle bells, per gli iconoclasti che farebbero piazza pulita di Babbi Natale e Befane. Proprio come i talebani con i Buddha di Bamiyan. E soprattutto per gli antifamilisti, che alla sola idea dei nuclei riuniti, delle…
Né con i tuoi né con chi vuoi. Quest’anno sarà un Natale senza. Niente viaggi verso mete esotiche, Maldive, Mauritius, Caraibi, Zanzibar, dove l’estate è on demand. Né self-drive negli States, e nemmeno tour tailor made in Indocina. Eppure la tendenza a prendere il volo per le feste sembrava inarrestabile fino all’anno scorso, quando aveva fatto segnare un balzo in avanti degli itinerari di mare e di costa. Un bel 13 per cento di incremento rispetto al 2018.
 
E se il mare piange, la montagna non ride. Cime e valli, piste e baite rischiano di restare deserte, con le nevi desolatamente immacolate. E dire che le feste on the road sono da sempre la via di fuga per i renitenti al White Christmas, per gli allergici al jingle bells, per gli iconoclasti che farebbero piazza pulita di Babbi Natale e Befane. Proprio come i talebani con i Buddha di Bamiyan. E soprattutto per gli antifamilisti, che alla sola idea dei nuclei riuniti, delle tavole allungate a dismisura, delle orge proteiche con digestioni perenni, vedono rosso.

Ma se per le feste delocalizzate sarà dura, per quelle stanziali le premesse non sembrano migliori. Interdetta la convivialità, ridotto all’osso il numero dei commensali, pranzi e cenoni rischiano di svolgersi in un raccoglimento da albero degli zoccoli. E si ha un bel dire che il vero spirito natalizio sarebbe questo. Compunto, frugale, severo, francescano. Più da greppia che da lounge. A predicarlo sono in molti ma a crederci sono in pochi. Perché ormai il simbolo sacro dei dodici giorni di svacco rituale che separano la Vigilia dall’Epifania, è Santa Claus, il vecchio rubizzo inventato nel 1930 dall’illustratore americano Haddon Hubbard Sundblom per una campagna pubblicitaria della Coca-Cola. E che nel frattempo è diventato il vero dio dello shopping. Universalmente venerato, al di là di ogni barriera culturale e religiosa. Non a caso i giapponesi, di credo shintoista, celebrano il Natale proprio in quanto festa dei consumi. E oltre a scambiarsi doni, hanno elaborato un menu natalizio che meno nipponico non si può. Pizza e spaghetti naporitan, cioè alla napoletana. Rosso sì ma di pomodoro.

Anche la turbinosa girandola regalistica, pacchetti e contropacchetti da scartare sotto l’albero, rischia di subire una brusca interruzione con grave disappunto dei tradizionalisti degli shopaholici compulsivi e dei commercianti. Perché con le famiglie a ranghi ridotti, intorno all’abete illuminato saremo in pochi. Il minimo indispensabile per ricordarci che è Natale. E il massimo tollerabile per non trasformare la reunion in assembramento. Con conseguente delazione dei vicini e intervento delle forze dell’ordine.

Insomma, prepariamoci a una festa small, a una Natività d’emergenza. In cui, a dispetto dello spirito evangelico, non sarà possibile aggiungere un posto a tavola. Ma se lo affronteremo con il nostro caratteristico animo adattogeno, riusciremo a sfangarla. In fondo noi italiani diamo il meglio nello stato d’eccezione. Siamo bravissimi a massimizzare la nostra quota di piacere, anche nelle circostanze più difficili. E allora possiamo farcela anche stavolta a celebrare la comunità facendo quadrare materiale e digitale, relazioni face to face e relazioni face to Facebook. Certo bisognerà fare ricorso a quel Made in Italy della vita che è l’arte di arrangiarsi. Ma alla fine troveremo l’algoritmo giusto per un Natale mononucleare.