L’incontro a palazzo Chigi tra la delegazione di Italia Viva e Giuseppe Conte si è risolto apparentemente nell’ennesimo rinvio, ma sarebbe sbagliato illudersi che la maggioranza possa andare avanti ancora a lungo in queste condizioni. Dal breve faccia a faccia tra i due principali contendenti – il premier e Renzi – si è capito infatti che è suonata la campanella dell’ultimo giro. C’è anche un timing, i primi di gennaio, affinché si arrivi a un chiarimento e a un nuovo equilibrio che consenta al Conte II di andare avanti. Il livello dell’acqua sta infatti salendo e la paralisi politica che sembra affliggere l’esecutivo e chi lo guida stridono con la mole dei problemi che abbiamo di fronte. Persino sulla questione più urgente, quella della lotta al Covid, il governo sembra annaspare.
A pochi giorni dalle feste di Natale, si lasciano milioni di italiani ancora senza indicazioni chiare, senza che il…
A pochi giorni dalle feste di Natale, si lasciano milioni di italiani ancora senza indicazioni chiare, senza che il…
L’incontro a palazzo Chigi tra la delegazione di Italia Viva e Giuseppe Conte si è risolto apparentemente nell’ennesimo rinvio, ma sarebbe sbagliato illudersi che la maggioranza possa andare avanti ancora a lungo in queste condizioni. Dal breve faccia a faccia tra i due principali contendenti – il premier e Renzi – si è capito infatti che è suonata la campanella dell’ultimo giro. C’è anche un timing, i primi di gennaio, affinché si arrivi a un chiarimento e a un nuovo equilibrio che consenta al Conte II di andare avanti. Il livello dell’acqua sta infatti salendo e la paralisi politica che sembra affliggere l’esecutivo e chi lo guida stridono con la mole dei problemi che abbiamo di fronte. Persino sulla questione più urgente, quella della lotta al Covid, il governo sembra annaspare.
A pochi giorni dalle feste di Natale, si lasciano milioni di italiani ancora senza indicazioni chiare, senza che il premier riesca a chiamare la fine del dibattito che si è aperto nella sua stessa squadra tra rigoristi e aperturisti. Ci sono ristoranti e alberghi che hanno già preso prenotazioni senza sapere se potranno restare aperti, cittadini che non capiscono se sarà loro consentito o meno ritornare nelle regioni d’origine, per non parlare dei quattro milioni di studenti che da marzo (marzo!) non entrano in un’aula scolastica e ancora non sanno se ci rientreranno il 7 gennaio. L’ultima amara scoperta è arrivata ieri sui vaccini. Dopo essere stati il Paese che ha avuto più morti rispetto alla popolazione, a dimostrazione del disastro della sanità regionale, ieri il commissario Arcuri ha rivelato che il vaccino arriverà a tutta la popolazione tra l’autunno e i primi mesi del 2022. Una sincerità apprezzabile, ma che sposta un anno in avanti la fine dell’incubo al di là dei facili ottimismi di maniera.
Bisogna avere questo in mente per capire cosa ci aspetta da qui ai primi di gennaio. E non è soltanto un problema di Renzi. Senza alzare troppo la voce, more solito, anche il Pd sta moltiplicando i segnali di insofferenza per questa stasi. Ieri dal Nazareno sono uscite 25 proposte programmatiche per la fase nuova che si apre (ne parla Giovanna Casadio a pagina 17), ma è evidente che il problema sta nel manico. Ovvero in quella che il vicesegretario Andrea Orlando definisce “l’assunzione di un ruolo da parte di Conte”, perché “è del tutto evidente che quando emergono dei nodi politici e ci sono veti incrociati l’unico modo di sbloccarli è un’iniziativa del premier”. Iniziativa che manca da tempo. Il presidente del Consiglio, dice la Costituzione, dirige la politica generale del governo e ne “mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo”. Conte sta assolvendo a questo dovere, come fece ad esempio sulla questione della Tav o della Tap? La risposta a questa domanda, per il Pd e Italia Viva, pur con sfumature diverse, è evidentemente negativa.
È come se, dopo lo straordinario successo ottenuto in Europa sul Recovery fund, il motore di palazzo Chigi si fosse imballato e girasse a vuoto. Riuscirà il premier a imprimere un nuovo impulso al suo governo e uscire dalla palude? L’impressione è che questa vicenda sia ancora aperta a ogni possibile esito. Conte potrebbe accettare una maggiore condivisione delle scelte e aprirsi alle richieste che gli vengono rivolte, sia sulla Gestione del Next Generation Ue che sugli altri dossier contestati, dalle politiche attive sul lavoro, alla legge elettorale fino all’autorità delegata sui Servizi segreti. Oppure può tentare un arrocco, con il rischio concreto tuttavia che Renzi stavolta si sfili definitivamente. Il tempo delle scelte è comunque arrivato. Passata la legge di bilancio e scavallate le feste, in un modo o nell’altro il sipario sulla commedia della verifica dovrà essere calato. E la politica dovrà riprendersi la sua dignità, perché è proprio da un deficit di politica di un premier senza partito che nascono i problemi attuali.
P.S. A proposito di dignità, purtroppo ieri se n’è vista molto poca nella liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo prigionieri da cento giorni del signore della guerra della Cirenaica. È comprensibile e condivisibile la gioia degli interessati e delle loro famiglie, ma il Paese è stato trascinato in uno spettacolo che sarebbe stato preferibile evitare. Nel 1816 il visconte Edward Pellew, comandante in capo della Mediterranean Fleet britannica, si presentò davanti al porto di Algeri con una flotta anglo-olandese e bombardò per nove ore di seguito la capitale della pirati barbareschi. Alla sera i 1200 schiavi cristiani presenti in città venivano liberati con tante scuse. Oggi al posto del Visconte di Exmouth abbiamo Conte e, per fortuna, non è più il tempo delle cannoniere. Ma da qui a baciare la pantofola all’uomo che ha sequestrato i nostri cittadini violando ogni legge internazionale ce ne passa.
A pochi giorni dalle feste di Natale, si lasciano milioni di italiani ancora senza indicazioni chiare, senza che il premier riesca a chiamare la fine del dibattito che si è aperto nella sua stessa squadra tra rigoristi e aperturisti. Ci sono ristoranti e alberghi che hanno già preso prenotazioni senza sapere se potranno restare aperti, cittadini che non capiscono se sarà loro consentito o meno ritornare nelle regioni d’origine, per non parlare dei quattro milioni di studenti che da marzo (marzo!) non entrano in un’aula scolastica e ancora non sanno se ci rientreranno il 7 gennaio. L’ultima amara scoperta è arrivata ieri sui vaccini. Dopo essere stati il Paese che ha avuto più morti rispetto alla popolazione, a dimostrazione del disastro della sanità regionale, ieri il commissario Arcuri ha rivelato che il vaccino arriverà a tutta la popolazione tra l’autunno e i primi mesi del 2022. Una sincerità apprezzabile, ma che sposta un anno in avanti la fine dell’incubo al di là dei facili ottimismi di maniera.
Bisogna avere questo in mente per capire cosa ci aspetta da qui ai primi di gennaio. E non è soltanto un problema di Renzi. Senza alzare troppo la voce, more solito, anche il Pd sta moltiplicando i segnali di insofferenza per questa stasi. Ieri dal Nazareno sono uscite 25 proposte programmatiche per la fase nuova che si apre (ne parla Giovanna Casadio a pagina 17), ma è evidente che il problema sta nel manico. Ovvero in quella che il vicesegretario Andrea Orlando definisce “l’assunzione di un ruolo da parte di Conte”, perché “è del tutto evidente che quando emergono dei nodi politici e ci sono veti incrociati l’unico modo di sbloccarli è un’iniziativa del premier”. Iniziativa che manca da tempo. Il presidente del Consiglio, dice la Costituzione, dirige la politica generale del governo e ne “mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo”. Conte sta assolvendo a questo dovere, come fece ad esempio sulla questione della Tav o della Tap? La risposta a questa domanda, per il Pd e Italia Viva, pur con sfumature diverse, è evidentemente negativa.
È come se, dopo lo straordinario successo ottenuto in Europa sul Recovery fund, il motore di palazzo Chigi si fosse imballato e girasse a vuoto. Riuscirà il premier a imprimere un nuovo impulso al suo governo e uscire dalla palude? L’impressione è che questa vicenda sia ancora aperta a ogni possibile esito. Conte potrebbe accettare una maggiore condivisione delle scelte e aprirsi alle richieste che gli vengono rivolte, sia sulla Gestione del Next Generation Ue che sugli altri dossier contestati, dalle politiche attive sul lavoro, alla legge elettorale fino all’autorità delegata sui Servizi segreti. Oppure può tentare un arrocco, con il rischio concreto tuttavia che Renzi stavolta si sfili definitivamente. Il tempo delle scelte è comunque arrivato. Passata la legge di bilancio e scavallate le feste, in un modo o nell’altro il sipario sulla commedia della verifica dovrà essere calato. E la politica dovrà riprendersi la sua dignità, perché è proprio da un deficit di politica di un premier senza partito che nascono i problemi attuali.
P.S. A proposito di dignità, purtroppo ieri se n’è vista molto poca nella liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo prigionieri da cento giorni del signore della guerra della Cirenaica. È comprensibile e condivisibile la gioia degli interessati e delle loro famiglie, ma il Paese è stato trascinato in uno spettacolo che sarebbe stato preferibile evitare. Nel 1816 il visconte Edward Pellew, comandante in capo della Mediterranean Fleet britannica, si presentò davanti al porto di Algeri con una flotta anglo-olandese e bombardò per nove ore di seguito la capitale della pirati barbareschi. Alla sera i 1200 schiavi cristiani presenti in città venivano liberati con tante scuse. Oggi al posto del Visconte di Exmouth abbiamo Conte e, per fortuna, non è più il tempo delle cannoniere. Ma da qui a baciare la pantofola all’uomo che ha sequestrato i nostri cittadini violando ogni legge internazionale ce ne passa.