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(ansa)

Il piano inclinato del logoramento

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Giunti quasi al termine dell’anno maledetto, tutti hanno capito che il tema della cosiddetta “verifica” di governo è in realtà il tema del logoramento, vero o presunto, del presidente del Consiglio. È lui al centro della bizzarra serie di incontri a Palazzo Chigi che si sono esauriti giovedì sera (ultimo colloquio quello con Italia Viva) senza che nessuno abbia capito a quale risultato abbiano portato.

E anche questo è il segno di una vicenda irrisolta, in attesa che il tempo — le settimane, forse i mesi — s’incarichi di sciogliere i nodi di cui i politici non sanno o non vogliono venire a capo. La contesa è tra chi vorrebbe sostituire Conte e quasi lo dice in maniera esplicita (Renzi) e chi lo sopporta a causa della pandemia, ma se ne libererebbe volentieri (il Pd, il gruppo di Di Maio). Per cui il sostegno che questo secondo gruppo garantisce al presidente del Consiglio è rarefatto.

Un po’ c…
Giunti quasi al termine dell’anno maledetto, tutti hanno capito che il tema della cosiddetta “verifica” di governo è in realtà il tema del logoramento, vero o presunto, del presidente del Consiglio. È lui al centro della bizzarra serie di incontri a Palazzo Chigi che si sono esauriti giovedì sera (ultimo colloquio quello con Italia Viva) senza che nessuno abbia capito a quale risultato abbiano portato.

E anche questo è il segno di una vicenda irrisolta, in attesa che il tempo — le settimane, forse i mesi — s’incarichi di sciogliere i nodi di cui i politici non sanno o non vogliono venire a capo. La contesa è tra chi vorrebbe sostituire Conte e quasi lo dice in maniera esplicita (Renzi) e chi lo sopporta a causa della pandemia, ma se ne libererebbe volentieri (il Pd, il gruppo di Di Maio). Per cui il sostegno che questo secondo gruppo garantisce al presidente del Consiglio è rarefatto.

Un po’ come accadeva con i segretari di partito della Prima Repubblica, che uscivano dai vertici di maggioranza garantendo, con il sorriso sulle labbra, pieno appoggio al premier in carica; e in genere era l’anticamera del defenestramento.

Tuttavia la storia non è mai uguale a se stessa. E se è vero, come ha scritto Fausto Bertinotti sul Riformista, che Giuseppe Conte è l’espressione di un “andreottismo” estremo ed esangue, è altrettanto vero che i personaggi di oggi non sono paragonabili con quelli, di ben maggiore statura, di un’epoca trascorsa. Ne deriva che siamo prigionieri di un labirinto: il presidente del Consiglio fatica sempre più a restare al centro della scena e a piegare i partiti della coalizione al suo volere. Al tempo stesso rovesciarlo è complicato; molto più complicato del cambio di alleanze che si produsse nell’estate del 2019. Allora c’era una combinazione Pd-5S anti-Salvini pronta ad accogliere il voltafaccia del premier.

Certo «un’anomalia», come l’ha definita la renziana Bellanova nell’incontro di giovedì sera. Ma un’anomalia innescata da Renzi che oggi vorrebbe essere l’uomo che obbliga Conte a uscire di scena.

In ogni caso il ricambio ancora non si vede e Mattarella, come è noto, vuole evitare a qualsiasi costo una “crisi al buio”, cioè aperta senza che ci sia una soluzione a portata di mano. Una sorta di sfiducia costruttiva, per quanto non codificata come in Germania o Spagna. È tale aspetto, insieme alla pandemia, che tiene in sella il presidente del Consiglio. Ciò spiega anche la tenacia con cui egli cerca di conservare il controllo dei fondi del Recovery, oltre che degli apparati di sicurezza.

Il giorno che dovesse rinunciare a gestire le risorse europee, attraverso la piramide dei tecnici di fiducia, oppure perdesse la delega sui servizi, il destino di Conte sarebbe probabilmente segnato. È il fatto di avere in mano una solida leva di potere che lo puntella rispetto non solo a Renzi, ma allo stesso Pd.
Peraltro il logorio dell’uomo comincia a essere evidente, il che permette a guastatori come Renzi di stringerlo nell’angolo. In attesa che i partiti, vale a dire Pd e 5S di Di Maio, trovino un’intesa tra loro o per una maggioranza allargata (ai “responsabili”, forse a Forza Italia: ma sono scenari ancora confusi), Conte farà quindi un altro tratto di strada. Ma non è credibile che gli si lasci mano libera nella gestione del Recovery e in altre operazioni di potere. Anche i commenti negativi sul viaggio in Libia per liberare i pescatori, danno l’idea di un premier che sta perdendo la capacità di influenzare i media. Un altro segno di debolezza crescente.