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La risposta alle culle vuote

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I dati statistici e demografici forniti dall'Istat hanno suscitato un comprensibile allarme. L'Italia è un Paese sempre più invecchiato, con un aumento della mortalità e un contemporaneo crollo delle nascite. La recessione demografica nazionale è un problema ormai antico che il nostro più importante demografo, Massimo Livi Bacci, ha recentemente paragonato all'incessante erosione del costone di una montagna. Tuttavia, la novità degli ultimi anni è costituita dall'accelerazione di tale fenomeno e dalla radicalizzazione dello squilibrio demografico italiano rispetto agli altri Paesi europei. Sicché oggi la famiglia tipo nazionale sarebbe composta da ben cinque nonni e un solo nipotino, quando nel 1950 il rapporto era di uno a uno.

Le cause negative di questa situazione sembrano sufficientemente chiare: alcune sono contingenti, si pensi agli effetti mortiferi del Covid e delle altre malattie trascurate in questi mes…
I dati statistici e demografici forniti dall'Istat hanno suscitato un comprensibile allarme. L'Italia è un Paese sempre più invecchiato, con un aumento della mortalità e un contemporaneo crollo delle nascite. La recessione demografica nazionale è un problema ormai antico che il nostro più importante demografo, Massimo Livi Bacci, ha recentemente paragonato all'incessante erosione del costone di una montagna. Tuttavia, la novità degli ultimi anni è costituita dall'accelerazione di tale fenomeno e dalla radicalizzazione dello squilibrio demografico italiano rispetto agli altri Paesi europei. Sicché oggi la famiglia tipo nazionale sarebbe composta da ben cinque nonni e un solo nipotino, quando nel 1950 il rapporto era di uno a uno.

Le cause negative di questa situazione sembrano sufficientemente chiare: alcune sono contingenti, si pensi agli effetti mortiferi del Covid e delle altre malattie trascurate in questi mesi, oppure al blocco momentaneo dei flussi migratori che hanno consentito all'Italia negli ultimi anni di arginare il calo della popolazione; altre motivazioni sono più strutturali come l'assenza di politiche di sostegno all'occupazione femminile e di incentivazione della natalità, la mancanza di una distribuzione più equa delle responsabilità di cura, in particolare degli anziani, tra uomini e donne, un mercato del lavoro sempre più precarizzato e il fenomeno dei cervelli in fuga (nel solo 2018 hanno lasciato l'Italia 117 mila giovani, di cui 30 mila laureati, che hanno portato il loro prezioso capitale umano a fruttare all'estero dopo essere stati formati dal nostro sistema di istruzione).

Tuttavia, non bisogna dimenticare che queste tendenze demografiche sono anche il prodotto positivo di un processo di modernizzazione, di laicizzazione e di secolarizzazione della società italiana iniziato proprio dagli anni Cinquanta del Novecento in poi: l'aumento delle speranze di vita a causa dei progressi medici, un nuovo e rivoluzionario protagonismo della donna nel mondo del lavoro, la diffusione dei contraccettivi, la legalizzazione dell'aborto, l'alzamento dell'età del matrimonio, conseguente a un aumento del tasso di scolarizzazione maschile e femminile, l'affermazione di una sessualità slegata dalla procreazione e, più di recente, l'estensione temporale del periodo procreativo grazie alle nuove forme di fecondazione assistita.
Per quanto impressionanti, i dati dell'Istat non devono spingerci a praticare una sorta di sovranismo demografico di corto respiro. In effetti, se alziamo lo sguardo dal rinsecchito giardino italiano all'intricata foresta del mondo, il punto di vista cambia radicalmente.

In realtà, gli ultimi settant'anni di vita del globo sono stati caratterizzati da una vera e propria "rivoluzione demografica" che ha fatto letteralmente esplodere la popolazione terrestre, la quale nel 1950 aveva quasi raggiunto i due miliardi e oggi ha superato i sette miliardi e ottocento milioni di persone con un ritmo di crescita mai avuto nei millenni precedenti.

L'autentico problema, dunque, concerne la diversità dell'andamento demografico tra i Paesi industrializzati e quelli sottosviluppati. Nei primi la crescita è bassa (in media 0,5 figli per donna) e, in alcuni casi, tendente allo zero, nei secondi continua a essere medio-alta (fra il 2 e il 3 per cento annuo) con punte assai elevate in Paesi come il Congo, il Niger, il Mali, il Burundi e l'Afghanistan (in media 5 figli per donna). Un simile dismorfismo demografico contribuisce ad aumentare non soltanto i flussi migratori, bensì anche la loro incidenza sul piano sociale, culturale e religioso.

Così anche nei Paesi industrializzati il nodo da sbrogliare riguarda soprattutto quello della sostenibilità dei costi dell'assistenza sanitaria e di quella previdenziale, che i vantaggi produttivi della cosiddetta silver economy difficilmente riusciranno a compensare.

Sino alla fine degli anni Settanta, i principali settimanali italiani raccontavano che nel 2020 avremmo conquistato lo spazio, in particolare la luna, come soluzione alla rivoluzione demografica incombente. Questa stagione futuristica, animata dal mito progressivo della nuova frontiera di kennediana memoria ("We choose to go to the Moon") sarebbe bruscamente finita nel 1983 con il varo del cosiddetto "scudo spaziale" di Ronald Reagan, il quale avrebbe riportato lo spazio alla sua dimensione tradizionale di "guerre stellari" come luogo di difesa e di conflitto. Questa spinta alla colonizzazione del cosmo - un tema ricorrente, peraltro ripreso dall'ultima amministrazione statunitense - era presentato proprio come l'unica soluzione possibile per sopravvivere all'interno di una terra divenuta improvvisamente troppo piccola e inquinata.

Finora nulla di tutto questo è avvenuto: anzi, abbiamo continuato a crescere in modo vorticoso e a inquinare senza freni, ma la luna, nei cinquant'anni successivi alla sua conquista umana, è tornata a essere quella cantata da Giacomo Leopardi nel canto notturno di un pastore errante nell'Asia: "Vergine Luna, tale è la vita mortale" perché "funesto a chi nasce è il dì natale". Si direbbe, una luna splendida e pessimista proprio come quella italiana di oggi.