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(ansa)

Quelle donne inascoltate

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Dietro la tragedia di Padova
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Un uomo malato, il protagonista della tragedia di Padova, della cui malattia la ex moglie si era resa conto. Non solo se n'era resa conto ma aveva chiesto aiuto. Aveva chiesto che quell'uomo, in quanto malato, fosse tenuto lontano dai loro figli, perché sentiva che sarebbe potuto essere pericoloso. Non importa sapere se quell'uomo era un uomo per bene, se in circostanze normali si era sempre comportato bene, perché quelle non erano circostanze normali e la sua ex moglie lo sapeva. Ma non le hanno creduto. Così quell'uomo malato ha potuto prendere i suoi figli dalla casa della ex moglie, come avrebbe fatto in circostanze normali, e portarli nella sua. Dove li ha uccisi. E poi si è ucciso, quell'uomo malato assediato da chissà quali demoni. Che avrebbero dovuto essere trattati da uno psichiatra, avrebbero dovuto, potuto, essere curati. Nessuno di noi sa dove può arrivare in una condizione di squilibrio psichico, figuriamoci s…
Un uomo malato, il protagonista della tragedia di Padova, della cui malattia la ex moglie si era resa conto. Non solo se n'era resa conto ma aveva chiesto aiuto. Aveva chiesto che quell'uomo, in quanto malato, fosse tenuto lontano dai loro figli, perché sentiva che sarebbe potuto essere pericoloso. Non importa sapere se quell'uomo era un uomo per bene, se in circostanze normali si era sempre comportato bene, perché quelle non erano circostanze normali e la sua ex moglie lo sapeva. Ma non le hanno creduto. Così quell'uomo malato ha potuto prendere i suoi figli dalla casa della ex moglie, come avrebbe fatto in circostanze normali, e portarli nella sua. Dove li ha uccisi. E poi si è ucciso, quell'uomo malato assediato da chissà quali demoni. Che avrebbero dovuto essere trattati da uno psichiatra, avrebbero dovuto, potuto, essere curati. Nessuno di noi sa dove può arrivare in una condizione di squilibrio psichico, figuriamoci se siamo in grado di prevedere dove può arrivare qualcun altro che non siamo noi.

Eppure quella donna forse lo sapeva, di sicuro lo temeva. Lo conosceva abbastanza da capire che era in condizioni tali da poter commettere qualcosa di irreparabile. Ma non le hanno creduto. Perché? Non lo sappiamo. Forse quella donna non è stata abbastanza insistente, forse è stata troppo insistente, si è presentata troppe volte, troppo agitata, troppo arrabbiata di fronte a chi doveva valutare la situazione. Perché se una donna chiede di essere aiutata perché il padre dei suoi figli sta male e lasciarli soli con lui è pericoloso, non viene creduta? Forse perché nessuno pensa che un padre possa uccidere i propri figli, e poi suicidarsi, per vendetta contro la loro madre. Eppure Francesca, quindici anni, e Pietro, tredici anni, sono stati uccisi. Accoltellati dal padre che poi con lo stesso coltello si è reciso carotide e giugulare, uccidendosi. E se questa storia vi sembra di averla già sentita, è perché è già successa. L'ultima pochi mesi fa, in circostanze quasi identiche. È dunque plausibile che esista un uomo così malato da distruggere tutto, compreso se stesso, pur di fare più male possibile a una donna. Non è solo plausibile: è reale, succede, è già successo, potrebbe succedere di nuovo. Se i demoni ci assalgono siamo capaci di uccidere i nostri figli e poi suicidarci compiendo la più atroce delle vendette. È il mito di Medea, se vogliamo pensare, come alcuni pensano, che i miti si sono trasformati nelle nostre malattie. Ma le nostre malattie noi le curiamo. Non sempre ci riusciamo, ma ci proviamo a curarle.

Non si può certo immaginare di espellere l'orrore dai nostri cuori. E ogni separazione è un dolore che può scatenare l'orrore che sta lì, nascosto in ognuno di noi e può farci ammalare. Ma la differenza tra noi e Giasone, tra noi e una storia ambientata secoli fa, è che noi abbiamo costruito un apparato sociale, medico persino politico che deve servire a proteggerci dall'irrompere della follia. Certe volte è impossibile, perché l'orrore arriva senza annunciarsi. Certe volte, come questa volta, se non riusciamo ad arginare l'orrore è colpa nostra. Che non siamo stati abbastanza attenti, scrupolosi. Che non abbiamo saputo ascoltare. Niente potrà risarcire quella donna dal dolore che le è toccato, non possiamo nemmeno immaginare cosa sarà la sua vita da domani. Lo ha raccontato Concita De Gregorio, in "Mi sa che fuori è Primavera", insieme a Irina, che ha avuto in sorte un destino simile: "Dimenticare è impossibile, ma vivere si deve perché la natura ha deciso così: il dolore da solo non uccide. L'assenza di un amore si ripara con altro amore". Ma questo riguarda lei e il suo dolore, di fronte al quale si può solo stare in silenzio. Noi invece dovremmo alzare la voce, ricordarci di cosa è accaduto, e fare tutto quello che abbiamo imparato a fare per evitare che succeda di nuovo a qualcun altro. Perché può succedere, lo sappiamo. E noi dobbiamo prenderci la responsabilità di fare tutto quanto è possibile per evitarlo.