Per le generazioni che non hanno conosciuto la guerra è come l'annuncio della fine del conflitto. Non fosse che una guerra è diversa da una pandemia e che la fine si avvicina, ma il giorno della liberazione non è ancora individuato. Non fosse che ancora cadono le vittime, a migliaia ogni giorno e ovunque. E che si è aperto un nuovo fronte, quello inglese. Eppure il via libera al vaccino segna un tempo diverso, come se in un vecchio quadrante analogico le cifre si fossero ribaltate con fragore, componendo l'ora X. Si diffonde la fiducia, accompagnata dalla sorellastra: l'illusione. Le prende per mano un paterno realismo: siamo arrivati fin qui, non ci resta che andare avanti e credere che ci stiamo lasciando il peggio alle spalle. Non abbiamo ancora vinto, ma arrivano i nostri.
Chi sono? Fiale, eserciti di fiale. Non abbiamo ancora capito che cosa ha prodotto il veleno e già si specula sull'antidoto. Era un complotto. Era una maledizi…
Chi sono? Fiale, eserciti di fiale. Non abbiamo ancora capito che cosa ha prodotto il veleno e già si specula sull'antidoto. Era un complotto. Era una maledizi…
Per le generazioni che non hanno conosciuto la guerra è come l'annuncio della fine del conflitto. Non fosse che una guerra è diversa da una pandemia e che la fine si avvicina, ma il giorno della liberazione non è ancora individuato. Non fosse che ancora cadono le vittime, a migliaia ogni giorno e ovunque. E che si è aperto un nuovo fronte, quello inglese. Eppure il via libera al vaccino segna un tempo diverso, come se in un vecchio quadrante analogico le cifre si fossero ribaltate con fragore, componendo l'ora X. Si diffonde la fiducia, accompagnata dalla sorellastra: l'illusione. Le prende per mano un paterno realismo: siamo arrivati fin qui, non ci resta che andare avanti e credere che ci stiamo lasciando il peggio alle spalle. Non abbiamo ancora vinto, ma arrivano i nostri.
Chi sono? Fiale, eserciti di fiale. Non abbiamo ancora capito che cosa ha prodotto il veleno e già si specula sull'antidoto. Era un complotto. Era una maledizione divina. L'ha debellato la scienza. L'ha scacciata la fede. Una formula. Una preghiera. Come se ognuna non fosse, sempre, anche l'altra. Come se per la stragrande maggioranza degli umani, tutti quelli che non sono scienziati, un vaccino non fosse un mistero: poche gocce e veniamo trasformati. Non sappiamo che cosa sia, ma contribuisce a definire chi siamo noi. Lo fa in vari modi, attraverso gli atteggiamenti individuali e le scelte collettive. Ci sono gli entusiasti senza se e senza ma, che trafficano da giorni per essere tra i primi a farselo iniettare. Alcuni di loro sono motivati dal desiderio di acquisire l'invulnerabilità, con il quale la razza umana combatte da millenni, e da millenni perde. Può vincere una battaglia. Ogni volta si dice: purché sia questa. L'ambizione minore è la riconquista del passaporto: per viaggiare, ma anche solo per uscire serenamente di casa. Altri vogliono farlo per dimostrare che esiste un ordine delle cose fatto di effetti e reazioni, di domande e risposte e che sappiamo trovarle. Una vittoria della logica, contro un avversario "collaborazionista" del male, che prima si chiamava "negazionista" ed evitava le precauzioni, ma ora è ancor più infido, perché con la sua resistenza passiva può rallentare se non fermare l'avanzata dell'immunità.
Quel che il vaccino dice a livello collettivo è scritto nella lista delle priorità che ogni Paese compila. È una classifica valoriale, un'esplicitazione del non detto che solo l'emergenza chiarisce. Come sulla nave che affonda: prima le donne e i bambini. Ultimo, se regge, il capitano. Curiosamente, in questo caso è stato necessario talvolta mandare avanti gli ufficiali. Di fronte all'ago tutti, dall'infanzia al servizio militare, alla flebo della prima notte di quiete, abbiamo una comprensibile esitazione. Come davanti a ogni soglia ci turba il dopo: e se fosse peggio? Non c'è sofferenza più grande del non sapere. Per questo è occorso e occorrerà che in prima fila ci sia un presidente (o un vice o un ex), una regina o una star. Un testimonial. Che ci garantisca, stavolta sì: è andato tutto bene. Il vaccino ripristina il criterio di uguaglianza che fin qui il male non ha rispettato: le cure milionarie per un capo di Stato, le camere d'ospedale imbottite e le convalescenze sul velluto di altri potenti hanno creato l'ennesimo solco. Il vaccino è per tutti, ma con ordine. Nel determinarlo si scrive una sorta di costituzione materiale del momento, un ordinamento dei valori temporanei. Nel nostro vengono in testa quelli che possono salvare (gli operatori sanitari), poi quelli che rischierebbero di non essere salvati (ultraottantenni, lungodegenti, affetti da gravi patologie), poi quelli considerati in situazioni chiave (scuole, carceri, servizi essenziali). Obiettivi sensibili e obiettivi sensati. A seguire, gli altri, a quel punto rassicurati.
Basta che funzioni. E che ce ne ricordiamo poi. Un conoscente che è stato 12 giorni con il volto stritolato dalla maschera a ossigeno, sveglio, isolato, immobile, a digiuno, ha raccontato che il più grande desiderio in quel purgatorio è stato un bicchier d'acqua. Facile, come per noi berlo: una cosa meravigliosa quando diventa impossibile. Il vaccino è quel che ci dovrebbe permettere di riavvicinarlo. La coscienza quel che dovrà farcelo guardare per sempre come una grande occasione.
Chi sono? Fiale, eserciti di fiale. Non abbiamo ancora capito che cosa ha prodotto il veleno e già si specula sull'antidoto. Era un complotto. Era una maledizione divina. L'ha debellato la scienza. L'ha scacciata la fede. Una formula. Una preghiera. Come se ognuna non fosse, sempre, anche l'altra. Come se per la stragrande maggioranza degli umani, tutti quelli che non sono scienziati, un vaccino non fosse un mistero: poche gocce e veniamo trasformati. Non sappiamo che cosa sia, ma contribuisce a definire chi siamo noi. Lo fa in vari modi, attraverso gli atteggiamenti individuali e le scelte collettive. Ci sono gli entusiasti senza se e senza ma, che trafficano da giorni per essere tra i primi a farselo iniettare. Alcuni di loro sono motivati dal desiderio di acquisire l'invulnerabilità, con il quale la razza umana combatte da millenni, e da millenni perde. Può vincere una battaglia. Ogni volta si dice: purché sia questa. L'ambizione minore è la riconquista del passaporto: per viaggiare, ma anche solo per uscire serenamente di casa. Altri vogliono farlo per dimostrare che esiste un ordine delle cose fatto di effetti e reazioni, di domande e risposte e che sappiamo trovarle. Una vittoria della logica, contro un avversario "collaborazionista" del male, che prima si chiamava "negazionista" ed evitava le precauzioni, ma ora è ancor più infido, perché con la sua resistenza passiva può rallentare se non fermare l'avanzata dell'immunità.
Quel che il vaccino dice a livello collettivo è scritto nella lista delle priorità che ogni Paese compila. È una classifica valoriale, un'esplicitazione del non detto che solo l'emergenza chiarisce. Come sulla nave che affonda: prima le donne e i bambini. Ultimo, se regge, il capitano. Curiosamente, in questo caso è stato necessario talvolta mandare avanti gli ufficiali. Di fronte all'ago tutti, dall'infanzia al servizio militare, alla flebo della prima notte di quiete, abbiamo una comprensibile esitazione. Come davanti a ogni soglia ci turba il dopo: e se fosse peggio? Non c'è sofferenza più grande del non sapere. Per questo è occorso e occorrerà che in prima fila ci sia un presidente (o un vice o un ex), una regina o una star. Un testimonial. Che ci garantisca, stavolta sì: è andato tutto bene. Il vaccino ripristina il criterio di uguaglianza che fin qui il male non ha rispettato: le cure milionarie per un capo di Stato, le camere d'ospedale imbottite e le convalescenze sul velluto di altri potenti hanno creato l'ennesimo solco. Il vaccino è per tutti, ma con ordine. Nel determinarlo si scrive una sorta di costituzione materiale del momento, un ordinamento dei valori temporanei. Nel nostro vengono in testa quelli che possono salvare (gli operatori sanitari), poi quelli che rischierebbero di non essere salvati (ultraottantenni, lungodegenti, affetti da gravi patologie), poi quelli considerati in situazioni chiave (scuole, carceri, servizi essenziali). Obiettivi sensibili e obiettivi sensati. A seguire, gli altri, a quel punto rassicurati.
Basta che funzioni. E che ce ne ricordiamo poi. Un conoscente che è stato 12 giorni con il volto stritolato dalla maschera a ossigeno, sveglio, isolato, immobile, a digiuno, ha raccontato che il più grande desiderio in quel purgatorio è stato un bicchier d'acqua. Facile, come per noi berlo: una cosa meravigliosa quando diventa impossibile. Il vaccino è quel che ci dovrebbe permettere di riavvicinarlo. La coscienza quel che dovrà farcelo guardare per sempre come una grande occasione.