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Evviva i libri con le figure

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In cima alle classifiche di vendita, accanto ai gialli e alle ricette, ci sono quest'anno parecchi libri che, in un modo o nell'altro, hanno a che fare con le immagini. Tra questi, come sempre, i libri per l'infanzia. Alcuni dei quali, come Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo di Charlie Mackesy (Salani), sono così raffinati che sembrano piuttosto rivolgersi agli adulti. E poi i fumetti e le graphic novel. Zerocalcare, Leo Ortolani, Gipi, Fumettibrutti sono ormai autori riconosciuti e anche molto amati dalla critica. La lunga serie delle Bambine ribelli e persino libri per adulti da colorare, antistress: animali, maya, antichi egizi, kimoni e geishe, mandala, giardini fiori, foreste.

Figure si intitola il libro di Riccardo Falcinelli (Einaudi Stile Libero) che mettendo insieme fotogrammi di celebri film, quadri, schermate di ricerche su internet, cartoline, pubblicità, post di Instagram, ci insegna come funzionano le immagini. È uscito quest…
In cima alle classifiche di vendita, accanto ai gialli e alle ricette, ci sono quest'anno parecchi libri che, in un modo o nell'altro, hanno a che fare con le immagini. Tra questi, come sempre, i libri per l'infanzia. Alcuni dei quali, come Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo di Charlie Mackesy (Salani), sono così raffinati che sembrano piuttosto rivolgersi agli adulti. E poi i fumetti e le graphic novel. Zerocalcare, Leo Ortolani, Gipi, Fumettibrutti sono ormai autori riconosciuti e anche molto amati dalla critica. La lunga serie delle Bambine ribelli e persino libri per adulti da colorare, antistress: animali, maya, antichi egizi, kimoni e geishe, mandala, giardini fiori, foreste.

Figure si intitola il libro di Riccardo Falcinelli (Einaudi Stile Libero) che mettendo insieme fotogrammi di celebri film, quadri, schermate di ricerche su internet, cartoline, pubblicità, post di Instagram, ci insegna come funzionano le immagini. È uscito quest'anno e, nonostante si tratti di un libro prezioso, ha avuto un grandissimo successo. Cosa sta succedendo? Il nostro modo di parlare e di raccontare si sta modificando, allargando, storcendo. Internet, com'era prevedibile, ha dato forma a un nuovo racconto. La lettura è diventata tridimensionale, niente di quello che accade si accontenta di un testo scritto per essere raccontato. Anche i romanzi spesso sono soltanto uno degli stadi in cui una vicenda si condensa. Prima sono stati un articolo di giornale o una caso di cronaca, dopo potrebbero diventare un film, o una serie tv. O una graphic novel, come Huckleberry Finn di Lorenzo Mattotti, L'isola del tesoro di Hugo Pratt La signorina Elsa di Manuel Fior, fino all'ultimo, appena uscito Patria di Ferdinando Aramburu, disegnato da Toni Fejzula (Guanda). O finire in uno di quei meravigliosi libri illustrati da Rébecca Dautremer. La letteratura per l'infanzia da sempre e per ovvie ragioni utilizza il disegno accanto alla parola scritta. Chi non sa ancora leggere sa già guardare e decifrare una figura. Le figure accompagnano i bambini verso la comprensione del testo, hanno una funzione pedagogica. Quella scritta accanto alla mela, significa mela. Ma una volta imparata grammatica e sintassi, a cosa dovrebbe ancora servire la mela? Una volta che abbiamo imparato a leggere, siamo ancora in grado di capire come funziona un'immagine?
Scrive Falcinelli che quando Brunelleschi e Leon Battista Alberti decidono di "usare la geometria per trascrivere in un disegno ciò che l'occhio sta vedendo in un momento esatto e da una posizione precisa", cioè inventano la prospettiva, il quadro diventa una finestra aperta sul mondo. Ma il patto con l'artista è che lo spettatore sia proprio lì, dove gli è stato chiesto di stare, altrimenti il trucco si rivela, le proporzioni saltano, nicchie e paesaggi diventano enormi o minuscoli. Ma non solo. "Proviamo allora ad accarezzare le pagine di questo libro o a toccare lo schermo dello smartphone e ci accorgeremo di una questione ulteriore: le immagini sono piatte".

La rete ha spalancato il linguaggio facendo spazio alle immagini, ma ha anche trasformato le immagini. Instagram, per esempio, attualmente il luogo privilegiato di sperimentazione, incrocio di diverse forme espressive, ha imposto un nuovo parametro: l'icogenia, la capacità di risultare migliore in riproduzione. Le immagini non servono più a riprodurre la realtà, ma a migliorarla, a instagrammizzarla. Devono essere efficaci, semplici, si devono imporre in un attimo se vogliono sopravvivere. È una specie di nuova democrazia della comunicazione, dove si riparte tutti dallo stesso punto. Arti visive, letteratura, cinema potrebbero mettere al mondo un ibrido, una chimera, un flusso di dati, qualcosa il cui nome ci dovremmo inventare che potrebbe diventare il nuovo linguaggio espressivo. Dove la riproduzione di un quadro di Raffaello, un fotogramma di Kill Bill o una frase di Cioran stanno sullo stesso piano e nello stesso tempo, e non sono più qualcosa da ammirare ma qualcosa da usare.