La riscossa del pinguino
di Marco Belpoliti , di Marco BelpolitiI goffi uccelli che non volano, immortalati nella loro marcia anche da un celebre film, sulle fiancate del furgone che ha portato le prime dosi del vaccino in Italia: un tributo a un animale che viene da lontano e non riusciamo ad addomesticare
Sono arrivati i pinguini. Sulle fiancate del furgone che ha portato in Italia le prime fiale del vaccino spiccano i profili di due pinguini imperatore. Aptenodytes forsteri è il loro nome scientifico: capo nero, becco giallo-arancio, bordo degli occhi bianco.
Sono uccelli e non mammiferi, uccelli che non volano. Camminano lentamente dondolandosi e nell’acqua nuotano rapidissimi spuntando dal mare a balzi. Vivono in un clima antartico che raggiunge anche i 70 gradi sottozero. Perfetti simboli del trasporto del vaccino che deve essere conservato a temperature glaciali. Nel mondo esistono 6 generi, 17 specie e 26 taxa; vivono tutti a sud dell’equatore salvo i pinguini delle Galapagos. È quasi un paradosso che questi animali siano il simbolo del veicolo che reca le prime dosi di vaccino, il quale salverà l’umanità dal virus che potrebbe anche sterminarla. Proprio loro sono stati oggetto di una caccia spietata da parte degli umani.
Tra il 187…
Sono uccelli e non mammiferi, uccelli che non volano. Camminano lentamente dondolandosi e nell’acqua nuotano rapidissimi spuntando dal mare a balzi. Vivono in un clima antartico che raggiunge anche i 70 gradi sottozero. Perfetti simboli del trasporto del vaccino che deve essere conservato a temperature glaciali. Nel mondo esistono 6 generi, 17 specie e 26 taxa; vivono tutti a sud dell’equatore salvo i pinguini delle Galapagos. È quasi un paradosso che questi animali siano il simbolo del veicolo che reca le prime dosi di vaccino, il quale salverà l’umanità dal virus che potrebbe anche sterminarla. Proprio loro sono stati oggetto di una caccia spietata da parte degli umani.
Tra il 187…
Sono arrivati i pinguini. Sulle fiancate del furgone che ha portato in Italia le prime fiale del vaccino spiccano i profili di due pinguini imperatore. Aptenodytes forsteri è il loro nome scientifico: capo nero, becco giallo-arancio, bordo degli occhi bianco.
Sono uccelli e non mammiferi, uccelli che non volano. Camminano lentamente dondolandosi e nell’acqua nuotano rapidissimi spuntando dal mare a balzi. Vivono in un clima antartico che raggiunge anche i 70 gradi sottozero. Perfetti simboli del trasporto del vaccino che deve essere conservato a temperature glaciali. Nel mondo esistono 6 generi, 17 specie e 26 taxa; vivono tutti a sud dell’equatore salvo i pinguini delle Galapagos. È quasi un paradosso che questi animali siano il simbolo del veicolo che reca le prime dosi di vaccino, il quale salverà l’umanità dal virus che potrebbe anche sterminarla. Proprio loro sono stati oggetto di una caccia spietata da parte degli umani.
Tra il 1870 e il 1918 furono uccisi ogni anno 150 mila pinguini imperiali e pinguini re per ricavarne olio; alle isole Falkland tra il 1864 e il 1884 furono massacrati due milioni e mezzo di pinguini papua e pinguini crestati; il loro guano era predato e trasportato in Europa dalla metà dell’Ottocento come fertilizzante: nidi, uova, piccoli pinguini; e poi la caccia alle piume con cui si realizzavano decorazioni, materassi, tappeti e persino coperte. Gli zoo europei si procuravano varie coppie, presto morte perché incapaci di vivere in cattività. Il primo che li avvistò fu il navigatore portoghese Bartholomeu Dias de Novaes nel 1487, che raggiunse la punta estrema dell’Africa australe dove trova il pinguino jackass di piccola taglia, ben diverso dal pinguino imperiale alto un metro e 15 centimetri, peso 18-45 chilogrammi. Chi li studiò e diede loro il nome è Linneo nel 1758; ha una origine incerta, forse dal francese pinguoin (1598) o dal latino pinguis, grasso.
La meraviglia di questo uccello che non vola sta nelle “pinne” che sono ali dotate di forti muscolature; hanno una potenza pari a quella dei trasvolatori oceanici, e una bracciata gli permette di raggiungere una notevole velocità; dal corpo dell’uccello esce un grasso che si spande sul corpo diminuendo l’attrito con l’acqua. Tante sono le prerogative di questo animale: composizione delle piume; camera d’aria intorno al corpo; strato di grasso; deposizione dell’unico uovo nei mesi più freddi dell’anno e passaggio di questo dalla femmina al maschio, che lo cova per 66 giorni, mentre lei s’allontana e poi fa ritorno.
La cosa che più colpisce è la cosiddetta “marcia dei pinguini”, celebrata dall’omonimo film di Luc Jacquet, campione di incassi nel 2005, con le immagini del cammino fino a 200 km, che ripete un percorso identico a quello delle specie estinte del Pleistocene. Da animali ridicoli, equiparati a goffi camerieri, i pinguini reali sono diventati simboli d’amore e tenerezza verso i figli, esempio di dedizione assoluta sino alla morte nel freddo estremo. Ed ora eccoli qui, simboli ecologici sui lati del camion-frigo: austeri, orgogliosi, regali, ma anche inquietanti. Qualcosa che viene da molto lontano e che non riusciamo, nonostante tutto, ad addomesticare.
Sono uccelli e non mammiferi, uccelli che non volano. Camminano lentamente dondolandosi e nell’acqua nuotano rapidissimi spuntando dal mare a balzi. Vivono in un clima antartico che raggiunge anche i 70 gradi sottozero. Perfetti simboli del trasporto del vaccino che deve essere conservato a temperature glaciali. Nel mondo esistono 6 generi, 17 specie e 26 taxa; vivono tutti a sud dell’equatore salvo i pinguini delle Galapagos. È quasi un paradosso che questi animali siano il simbolo del veicolo che reca le prime dosi di vaccino, il quale salverà l’umanità dal virus che potrebbe anche sterminarla. Proprio loro sono stati oggetto di una caccia spietata da parte degli umani.
Tra il 1870 e il 1918 furono uccisi ogni anno 150 mila pinguini imperiali e pinguini re per ricavarne olio; alle isole Falkland tra il 1864 e il 1884 furono massacrati due milioni e mezzo di pinguini papua e pinguini crestati; il loro guano era predato e trasportato in Europa dalla metà dell’Ottocento come fertilizzante: nidi, uova, piccoli pinguini; e poi la caccia alle piume con cui si realizzavano decorazioni, materassi, tappeti e persino coperte. Gli zoo europei si procuravano varie coppie, presto morte perché incapaci di vivere in cattività. Il primo che li avvistò fu il navigatore portoghese Bartholomeu Dias de Novaes nel 1487, che raggiunse la punta estrema dell’Africa australe dove trova il pinguino jackass di piccola taglia, ben diverso dal pinguino imperiale alto un metro e 15 centimetri, peso 18-45 chilogrammi. Chi li studiò e diede loro il nome è Linneo nel 1758; ha una origine incerta, forse dal francese pinguoin (1598) o dal latino pinguis, grasso.
La meraviglia di questo uccello che non vola sta nelle “pinne” che sono ali dotate di forti muscolature; hanno una potenza pari a quella dei trasvolatori oceanici, e una bracciata gli permette di raggiungere una notevole velocità; dal corpo dell’uccello esce un grasso che si spande sul corpo diminuendo l’attrito con l’acqua. Tante sono le prerogative di questo animale: composizione delle piume; camera d’aria intorno al corpo; strato di grasso; deposizione dell’unico uovo nei mesi più freddi dell’anno e passaggio di questo dalla femmina al maschio, che lo cova per 66 giorni, mentre lei s’allontana e poi fa ritorno.
La cosa che più colpisce è la cosiddetta “marcia dei pinguini”, celebrata dall’omonimo film di Luc Jacquet, campione di incassi nel 2005, con le immagini del cammino fino a 200 km, che ripete un percorso identico a quello delle specie estinte del Pleistocene. Da animali ridicoli, equiparati a goffi camerieri, i pinguini reali sono diventati simboli d’amore e tenerezza verso i figli, esempio di dedizione assoluta sino alla morte nel freddo estremo. Ed ora eccoli qui, simboli ecologici sui lati del camion-frigo: austeri, orgogliosi, regali, ma anche inquietanti. Qualcosa che viene da molto lontano e che non riusciamo, nonostante tutto, ad addomesticare.