Al bollettino quotidiano che ci informa dei numeri della pandemia, dai contagi ai ricoveri, dai decessi alle guarigioni, da oggi dovremmo aggiungere una colonna in più. Una colonna importante, dove di volta in volta aggiornare il numero delle persone vaccinate contro il virus Sars-CoV-2. Una colonna a cui prestare grande attenzione, perché dal crescere del numero di vaccinati dipenderà inevitabilmente il graduale ritorno alla normalità.
Perché il vaccino è arrivato, e in tempi da record. Quello prodotto da Pfizer-BioNTech, per cominciare. Ma il 6 gennaio dalla riunione del comitato della European Medicines Agency dovrebbe arrivare l’autorizzazione al commercio del vaccino Moderna. E per quei giorni è prevista anche la richiesta di approvazione da parte di Astra Zeneca. Ora dunque si tratta di rendere il più possibile efficiente l’organizzazione dei centri vaccinali per procedere a una somministrazione rapida al maggi…
Perché il vaccino è arrivato, e in tempi da record. Quello prodotto da Pfizer-BioNTech, per cominciare. Ma il 6 gennaio dalla riunione del comitato della European Medicines Agency dovrebbe arrivare l’autorizzazione al commercio del vaccino Moderna. E per quei giorni è prevista anche la richiesta di approvazione da parte di Astra Zeneca. Ora dunque si tratta di rendere il più possibile efficiente l’organizzazione dei centri vaccinali per procedere a una somministrazione rapida al maggi…
Al bollettino quotidiano che ci informa dei numeri della pandemia, dai contagi ai ricoveri, dai decessi alle guarigioni, da oggi dovremmo aggiungere una colonna in più. Una colonna importante, dove di volta in volta aggiornare il numero delle persone vaccinate contro il virus Sars-CoV-2. Una colonna a cui prestare grande attenzione, perché dal crescere del numero di vaccinati dipenderà inevitabilmente il graduale ritorno alla normalità.
Perché il vaccino è arrivato, e in tempi da record. Quello prodotto da Pfizer-BioNTech, per cominciare. Ma il 6 gennaio dalla riunione del comitato della European Medicines Agency dovrebbe arrivare l’autorizzazione al commercio del vaccino Moderna. E per quei giorni è prevista anche la richiesta di approvazione da parte di Astra Zeneca. Ora dunque si tratta di rendere il più possibile efficiente l’organizzazione dei centri vaccinali per procedere a una somministrazione rapida al maggior numero di persone.
Ma perché è così importante seguire quel numero, e che una frazione elevata della popolazione sia vaccinata? A spiegarlo è la famosa immunità di gregge, o di gruppo, di cui tanto si è parlato in questi mesi, anche in relazione alla strategia adottata per un certo periodo dalla Svezia: lasciar circolare più o meno liberamente il virus perché contagiasse abbastanza persone da rendere poi improbabile l’ulteriore trasmissione in una popolazione ormai in gran parte immune.La strategia non ha funzionato, ma l’immunità di gregge torna con il vaccino. E parte dal modello epidemiologico elaborato quasi un secolo fa da William Kermack e Anderson McKendrick, oggi conosciuto come modello SIR, acronimo di Susceptible, Infected e Recovered (ora ce ne sono di più sofisticati, ma per quel che ci serve può bastare). Una popolazione è divisa in tre gruppi: le persone suscettibili (S), cioè quelle che non hanno ancora contratto la malattia; le persone infette (I), che possono diffondere il contagio; e infine le persone guarite (R), decedute o immunizzate attraverso la vaccinazione. I tre gruppi sono legati da un sistema di equazioni semplici solo all’apparenza, che dipendono da fattori come R0 - il numero di riproduzione di base che rappresenta il numero di contagi prodotti da una persona infetta in una popolazione completamente suscettibile - e dal tempo per cui si rimane contagiosi. Quando il numero delle persone immunizzate è 1 – 1/R0, il virus non circola più.
Per Sars-CoV-2 il valore di R0 era stimato intorno a 3, vale a dire che per raggiungere l’immunità di gregge sarebbe sufficiente una copertura vaccinale di 2/3 della popolazione, il 65-70 per cento. Una percentuale citata da molti esperti, non ultimo Anthony Fauci, l’ormai leggendario direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense. Poi è arrivata la “variante inglese”, che in pochi mesi ha soppiantato le altre popolazioni del virus nel Regno Unito. Per quanto non si sappia ancora molto sulla sua letalità, è molto probabile che sia riuscita a proliferare perché più contagiosa, ovvero con un R0 più elevato. Così il 27 dicembre, in un’intervista alla CNN, Fauci ha spiegato che oggi per raggiungere l’immunità di gregge sarebbe opportuno immunizzare il 90 per cento delle persone. Solo così il virus smetterebbe di circolare, permettendo di proteggere anche chi non può sottoporsi al vaccino, per esempio le persone immunodepresse.
È per questo che nei mesi a venire dovremo prestare una speciale attenzione a quella colonna dei vaccinati che nei bollettini quotidiani non c’è ancora. Con l’aumentare di quel numero diminuiranno via via gli altri, fino a leggere uno zero fisso nella colonna dei nuovi casi. Allora, finalmente, potremo metterci alle spalle questo incubo.
Perché il vaccino è arrivato, e in tempi da record. Quello prodotto da Pfizer-BioNTech, per cominciare. Ma il 6 gennaio dalla riunione del comitato della European Medicines Agency dovrebbe arrivare l’autorizzazione al commercio del vaccino Moderna. E per quei giorni è prevista anche la richiesta di approvazione da parte di Astra Zeneca. Ora dunque si tratta di rendere il più possibile efficiente l’organizzazione dei centri vaccinali per procedere a una somministrazione rapida al maggior numero di persone.
Ma perché è così importante seguire quel numero, e che una frazione elevata della popolazione sia vaccinata? A spiegarlo è la famosa immunità di gregge, o di gruppo, di cui tanto si è parlato in questi mesi, anche in relazione alla strategia adottata per un certo periodo dalla Svezia: lasciar circolare più o meno liberamente il virus perché contagiasse abbastanza persone da rendere poi improbabile l’ulteriore trasmissione in una popolazione ormai in gran parte immune.La strategia non ha funzionato, ma l’immunità di gregge torna con il vaccino. E parte dal modello epidemiologico elaborato quasi un secolo fa da William Kermack e Anderson McKendrick, oggi conosciuto come modello SIR, acronimo di Susceptible, Infected e Recovered (ora ce ne sono di più sofisticati, ma per quel che ci serve può bastare). Una popolazione è divisa in tre gruppi: le persone suscettibili (S), cioè quelle che non hanno ancora contratto la malattia; le persone infette (I), che possono diffondere il contagio; e infine le persone guarite (R), decedute o immunizzate attraverso la vaccinazione. I tre gruppi sono legati da un sistema di equazioni semplici solo all’apparenza, che dipendono da fattori come R0 - il numero di riproduzione di base che rappresenta il numero di contagi prodotti da una persona infetta in una popolazione completamente suscettibile - e dal tempo per cui si rimane contagiosi. Quando il numero delle persone immunizzate è 1 – 1/R0, il virus non circola più.
Per Sars-CoV-2 il valore di R0 era stimato intorno a 3, vale a dire che per raggiungere l’immunità di gregge sarebbe sufficiente una copertura vaccinale di 2/3 della popolazione, il 65-70 per cento. Una percentuale citata da molti esperti, non ultimo Anthony Fauci, l’ormai leggendario direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense. Poi è arrivata la “variante inglese”, che in pochi mesi ha soppiantato le altre popolazioni del virus nel Regno Unito. Per quanto non si sappia ancora molto sulla sua letalità, è molto probabile che sia riuscita a proliferare perché più contagiosa, ovvero con un R0 più elevato. Così il 27 dicembre, in un’intervista alla CNN, Fauci ha spiegato che oggi per raggiungere l’immunità di gregge sarebbe opportuno immunizzare il 90 per cento delle persone. Solo così il virus smetterebbe di circolare, permettendo di proteggere anche chi non può sottoporsi al vaccino, per esempio le persone immunodepresse.
È per questo che nei mesi a venire dovremo prestare una speciale attenzione a quella colonna dei vaccinati che nei bollettini quotidiani non c’è ancora. Con l’aumentare di quel numero diminuiranno via via gli altri, fino a leggere uno zero fisso nella colonna dei nuovi casi. Allora, finalmente, potremo metterci alle spalle questo incubo.