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(ansa)

Le incognite del salto nel buio

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I quattro scenari della crisi politica
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L'ultima giornata "politica" del 2020 finisce carica di presagi funesti per il governo Conte. Sembra quasi di assistere a un replay dell'estate 2019, quando la tensione crescente tra Matteo Salvini e il presidente del Consiglio sfociò in una drammatica seduta del Senato ormai passata alla storia parlamentare per l'asprezza dello scontro personale fra i due contendenti/alleati.

In un preludio di quello che inevitabilmente avverrà a gennaio, ieri il premier e il leader di Italia Viva si sono sfidati a distanza. Renzi a Palazzo Madama e Conte a Villa Madama - a Roma Margherita d'Austria ha dato il nome a entrambe le dimore patrizie - non se la sono mandata a dire. Ma se gli attacchi del senatore fiorentino hanno ormai cadenza quotidiana, la novità è che stavolta il presidente del Consiglio, invece di lasciar correre, ha raccolto il guanto che gli era stato lanciato in volto. E ha risposto: ti aspetto in Parlamento, vediamo se hai il …
L'ultima giornata "politica" del 2020 finisce carica di presagi funesti per il governo Conte. Sembra quasi di assistere a un replay dell'estate 2019, quando la tensione crescente tra Matteo Salvini e il presidente del Consiglio sfociò in una drammatica seduta del Senato ormai passata alla storia parlamentare per l'asprezza dello scontro personale fra i due contendenti/alleati.

In un preludio di quello che inevitabilmente avverrà a gennaio, ieri il premier e il leader di Italia Viva si sono sfidati a distanza. Renzi a Palazzo Madama e Conte a Villa Madama - a Roma Margherita d'Austria ha dato il nome a entrambe le dimore patrizie - non se la sono mandata a dire. Ma se gli attacchi del senatore fiorentino hanno ormai cadenza quotidiana, la novità è che stavolta il presidente del Consiglio, invece di lasciar correre, ha raccolto il guanto che gli era stato lanciato in volto. E ha risposto: ti aspetto in Parlamento, vediamo se hai il coraggio di andare fino in fondo.

Naturalmente quello che accade sul palcoscenico della politica è, come sempre, alquanto diverso dalla realtà dei fatti. Solo per fare un esempio, quando la delegazione di Italia Viva è uscita dall'incontro con i ministri Gualtieri e Amendola sul Recovery Plan, subito una "velina" renziana ha definito la riunione un disastro, raccontando che c'era "un abisso" a separare le proposte di Iv da quelle elaborate dal governo. Immaginate la sorpresa di Gualtieri, che per tre ore aveva invece constatato con Boschi e compagni quanto fossero numerosi i punti di convergenza. Ma questa è la politica e il merito a volte viene messo in secondo piano.
Sta di fatto che stiamo correndo verso una crisi di governo, la realtà è questa. Lo sanno tutti, anche Conte ormai si è rassegnato. Quello che resta invece indeterminato è cosa accadrà dopo.

Gli scenari sono quattro, ugualmente plausibili. Il meno cruento prevede che, quando Renzi toglierà la fiducia al premier, si andrà a un Conte III per gestire il Recovery Plan con un nuovo esecutivo più politico e lo stesso presidente del Consiglio con la medesima maggioranza. Oppure, nei sogni di Renzi, con un altro inquilino (Di Maio? Gualtieri?) a Palazzo Chigi. I paladini del premier stanno però lavorando attivamente alla sostituzione dei renziani con nuovi responsabili, per dare sì vita a un Conte numero tre ma "depurato" dal rompiscatole di Rignano. Un'operazione, tuttavia, che il leader di Italia viva è convinto di aver sventato perché la gran parte dei suoi gli resterà fedele. E siamo al quarto scenario, quello che formalmente nessuno auspica ma che appare in fondo comunque possibile o persino probabile: le elezioni anticipate. La legge elettorale, del resto, è pronta. Ieri, esausti per questo continuo tira e molla, persino i governisti del Pd e dei Cinque stelle si baloccavano con l'idea del voto chiarificatore.

La popolarità di Conte è ancora altissima (leggersi a questo proposito l'illuminante analisi di Ilvo Diamanti su Repubblica di oggi) e i ministri grillini si candiderebbero con una nuova formazione guidata dal premier, mentre Nicola Zingaretti potrebbe finalmente farsi le liste elettorali a sua immagine. Fantapolitica? Effettivamente immaginare una campagna elettorale mentre gli italiani sono in fila per farsi vaccinare e il Paese è sotto il severo scrutinio di Bruxelles per il Recovery Plan appare un azzardo morale altissimo. Ma quando il dentifricio esce dal tubetto, rimetterlo dentro rischia di diventare impossibile. E non è detto che il Capo dello Stato voglia favorire una soluzione di governo purchessia, con una maggioranza raccogliticcia esposta di nuovo a tutti i ricatti.

L'elemento nuovo, si diceva, è la postura di Conte. Fino a ieri, per stare alle citazioni di Aldo Moro (Renzi e Conte se le sono scagliate addosso come arma contundente), il premier aveva scelto un atteggiamento zen. Facendo propria la massima che lo statista democristiano raccomandava nei momenti difficili: "Non fate nulla, assolutamente nulla, e se proprio non ci riuscite, fate il meno possibile". Non ha funzionato. Conte ha quindi deciso di andare a vedere se quello di Renzi è un bluff oppure no. Passando così da Moro a Forlani, nella celebre definizione di Gianfranco Piazzesi: il coniglio mannaro.