Gli ultimi del Recovery
di Linda Laura Sabbadini , di Linda Laura SabbadiniServono più fondi per donne, giovani e Sud
Il 2020, anno durissimo, è passato, resterà nella storia. Dolore, disperazione ma anche solidarietà e calore. Ma il futuro è rosa, se sapremo colorarlo e trarre le lezioni necessarie dall’anno passato. Un anno in cui abbiamo sperimentato alcune limitazioni della libertà personale. Ma ci siamo resi conto dell’importanza di vivere da cittadini e non da sudditi in uno stato di diritto in cui si devono rispettare le libertà personali, non come in stati autoritari in cui si viene strappati con la forza dalle case per essere rinchiusi in lazzaretti. Un anno in cui abbiamo capito quanto importante sia la scienza per risolvere i problemi, basta pensare ai tempi brevissimi in cui è stato prodotto il vaccino. E quindi anche quanto la competenza debba essere ricercata sempre per garantire soluzioni adeguate ai problemi del Paese. Soprattutto in questo momento che dobbiamo ricostruirlo, ci vuole visione strategica e coscienza dei proble…
Il 2020, anno durissimo, è passato, resterà nella storia. Dolore, disperazione ma anche solidarietà e calore. Ma il futuro è rosa, se sapremo colorarlo e trarre le lezioni necessarie dall’anno passato. Un anno in cui abbiamo sperimentato alcune limitazioni della libertà personale. Ma ci siamo resi conto dell’importanza di vivere da cittadini e non da sudditi in uno stato di diritto in cui si devono rispettare le libertà personali, non come in stati autoritari in cui si viene strappati con la forza dalle case per essere rinchiusi in lazzaretti. Un anno in cui abbiamo capito quanto importante sia la scienza per risolvere i problemi, basta pensare ai tempi brevissimi in cui è stato prodotto il vaccino. E quindi anche quanto la competenza debba essere ricercata sempre per garantire soluzioni adeguate ai problemi del Paese. Soprattutto in questo momento che dobbiamo ricostruirlo, ci vuole visione strategica e coscienza dei problemi strutturali del Paese e di come risolverli.
Un anno di solidarietà, generosità, forza, resistenza. Grande eredità. C’ è voglia di reagire e di contare che la politica deve prendere seriamente in considerazione. Lo testimonia un protagonismo femminile diffuso, la voglia di contare nelle decisioni di un grande numero di associazioni che si sono riconosciute nel documento “Donne per la salvezza half of it” e di tantissime altre che combattono perché la parità di genere sia veramente una priorità. Lo testimonia il protagonismo che proviene da ampi strati della società civile raggruppatisi nell’Alleanza per l’infanzia che reclamano giustamente la necessità di investire sui bimbi, il futuro del Paese, e quella di tutti coloro che si mobilitano per l’attività di sostegno a disabili, anziani, poveri in un approccio di welfare di prossimità su cui il nostro Paese non ha mai investito. È ora di prestare ascolto seriamente ai moniti della società civile e recepiti nel Recovery fund italiano.
Il futuro sarà rosa se saremo più responsabili. Tutti, maggioranza e opposizioni. Dovremo capire che la forza dell’Italia è nella sua unità nelle differenze, nella sua capacità creativa, solidale, comunitaria, come ha dimostrato la ricostruzione del dopoguerra. Dovremo saper mettere gli interessi di parte in subordine a quelli della Nazione e del suo sviluppo. Dovremo saper orientare i nostri stanziamenti del Recovery per risollevare la situazione, in quelli che sono tre grandi nostri vulnus storici, donne, giovani e Sud, senza innescare guerre tra “poveri”. Con investimenti più che con trasferimenti. È una opportunità storica. Ma non ci siamo ancora. Per il Recovery non bastano progetti sconnessi e mediazioni date dalle somme di progetti specifici di singoli ministri. Servono visione, priorità chiare, sintesi strategica. Per esempio la parità di genere è stata indicata come una delle priorità. Benissimo. Prima non c’era. Ma bisogna essere conseguenti su quanto ci si investe. Non si può certo pensare che bastino 4 miliardi su 200 dell’intero Next generation Eu.
Declinatela come volete, fate un capitolo sulla parità di genere dove confluiscano gli stanziamenti, oppure metteteli su tutti i capitoli. O fate tutte e due le cose. Ma una cosa deve essere certa. Vogliamo trasparenza. Il Paese deve sapere dove vanno a finire gli stanziamenti. Le donne devono saperlo. Dopo decenni in cui non si è investito su di loro ci si è solo serviti del loro lavoro non retribuito. Bisogna misurare l’impatto di genere dell’intero Recovery Fund ex ante. Perché se ci metterete pochi soldi e il nodo delle donne non verrà aggredito, come al momento è, se non verranno spostati miliardi in questa direzione, soldi veri, su infrastrutture sociali e imprenditoria femminile, lo sviluppo del Paese non potrà esserci. Pagheranno le donne come sempre, ma pagherà il Paese, tutto. Tingere di rosa il Recovery fund è condizione necessaria per costruire un futuro rosa del Paese.
Un anno di solidarietà, generosità, forza, resistenza. Grande eredità. C’ è voglia di reagire e di contare che la politica deve prendere seriamente in considerazione. Lo testimonia un protagonismo femminile diffuso, la voglia di contare nelle decisioni di un grande numero di associazioni che si sono riconosciute nel documento “Donne per la salvezza half of it” e di tantissime altre che combattono perché la parità di genere sia veramente una priorità. Lo testimonia il protagonismo che proviene da ampi strati della società civile raggruppatisi nell’Alleanza per l’infanzia che reclamano giustamente la necessità di investire sui bimbi, il futuro del Paese, e quella di tutti coloro che si mobilitano per l’attività di sostegno a disabili, anziani, poveri in un approccio di welfare di prossimità su cui il nostro Paese non ha mai investito. È ora di prestare ascolto seriamente ai moniti della società civile e recepiti nel Recovery fund italiano.
Il futuro sarà rosa se saremo più responsabili. Tutti, maggioranza e opposizioni. Dovremo capire che la forza dell’Italia è nella sua unità nelle differenze, nella sua capacità creativa, solidale, comunitaria, come ha dimostrato la ricostruzione del dopoguerra. Dovremo saper mettere gli interessi di parte in subordine a quelli della Nazione e del suo sviluppo. Dovremo saper orientare i nostri stanziamenti del Recovery per risollevare la situazione, in quelli che sono tre grandi nostri vulnus storici, donne, giovani e Sud, senza innescare guerre tra “poveri”. Con investimenti più che con trasferimenti. È una opportunità storica. Ma non ci siamo ancora. Per il Recovery non bastano progetti sconnessi e mediazioni date dalle somme di progetti specifici di singoli ministri. Servono visione, priorità chiare, sintesi strategica. Per esempio la parità di genere è stata indicata come una delle priorità. Benissimo. Prima non c’era. Ma bisogna essere conseguenti su quanto ci si investe. Non si può certo pensare che bastino 4 miliardi su 200 dell’intero Next generation Eu.
Declinatela come volete, fate un capitolo sulla parità di genere dove confluiscano gli stanziamenti, oppure metteteli su tutti i capitoli. O fate tutte e due le cose. Ma una cosa deve essere certa. Vogliamo trasparenza. Il Paese deve sapere dove vanno a finire gli stanziamenti. Le donne devono saperlo. Dopo decenni in cui non si è investito su di loro ci si è solo serviti del loro lavoro non retribuito. Bisogna misurare l’impatto di genere dell’intero Recovery Fund ex ante. Perché se ci metterete pochi soldi e il nodo delle donne non verrà aggredito, come al momento è, se non verranno spostati miliardi in questa direzione, soldi veri, su infrastrutture sociali e imprenditoria femminile, lo sviluppo del Paese non potrà esserci. Pagheranno le donne come sempre, ma pagherà il Paese, tutto. Tingere di rosa il Recovery fund è condizione necessaria per costruire un futuro rosa del Paese.