Perché non riconosco l’America che amavo
di Corrado Augias , di Corrado Augias
Gentile Augias, mi chiedevo se gli Stati Uniti siano o no da considerare ancora un grande Paese democratico. È mai possibile che un presidente possa, per quattro anni, fare e disfare regole e comportamenti condivisi? Che una carica politica così importante sia stata affidata ad una persona senza le garanzie necessarie? Che un presidente possa assumere impunemente comportamenti perseguibili? Com'è possibile che Trump possa dimettersi per conclamati scandali per essere poi assolto dal suo stesso vice? L'America è forse un Paese alla deriva? È paragonabile ad una delle sopravvissute dittature sudamericane? Nel caso che un dirigente responsabile si ammali e/o dia segni di disordine mentale, non ci dovrebbe essere una procedura che lo privi di ogni potere per evitare traumi sociali?
Angelo Botturi - Verona
Ci sono delle domande improprie nella lettera del signor Botturi: gli Stati Uniti - sono una repubblica (federale) presidenziale, al contrari…
Angelo Botturi - Verona
Ci sono delle domande improprie nella lettera del signor Botturi: gli Stati Uniti - sono una repubblica (federale) presidenziale, al contrari…
Gentile Augias, mi chiedevo se gli Stati Uniti siano o no da considerare ancora un grande Paese democratico. È mai possibile che un presidente possa, per quattro anni, fare e disfare regole e comportamenti condivisi? Che una carica politica così importante sia stata affidata ad una persona senza le garanzie necessarie? Che un presidente possa assumere impunemente comportamenti perseguibili? Com'è possibile che Trump possa dimettersi per conclamati scandali per essere poi assolto dal suo stesso vice? L'America è forse un Paese alla deriva? È paragonabile ad una delle sopravvissute dittature sudamericane? Nel caso che un dirigente responsabile si ammali e/o dia segni di disordine mentale, non ci dovrebbe essere una procedura che lo privi di ogni potere per evitare traumi sociali?
Angelo Botturi - Verona
Ci sono delle domande improprie nella lettera del signor Botturi: gli Stati Uniti - sono una repubblica (federale) presidenziale, al contrario dell'Italia che è una repubblica parlamentare; il presidente viene eletto, più o meno, dai cittadini anche se in base a una procedura complessa - e imprecisa - elaborata quando le comunicazioni non erano certo quelle di oggi, quindi non si può chiedere alcuna "garanzia" eccetera. Però c'è al fondo della lettera una preoccupazione che condivido. I guasti che Donald Trump è stato capace di provocare sembravano impensabili per l'America che credevamo di conoscere - e di amare. Un uomo della mia età non riesce a dimenticare che il 4 giugno 1944 furono i GI's della V armata a liberarci dall'incubo del nazifascismo. Ma parlo di quasi un secolo fa!
Ho letto su Le Figaro un'analisi di Chung Min Lee, insegna geopolitica, Senior Fellow al Carnegie Endowment for International Peace. La sua idea è che una nuova era della storia mondiale ha avuto inizio e che Trump è solo uno dei sintomi della fine dell'egemonia occidentale. La grave crisi provocata dal Covid e la fiacca capacità di reazione da parte degli Stati Uniti o della Germania confermerebbero la situazione mentre cresce ogni giorno la rivalità tra Stati Uniti e Cina e si sa che quando le rivalità si esasperano il punto di rottura prima o poi arriva.
Queste analisi predittive di lunga gittata sono sempre un po' sospese a mezz'aria però lo studioso sudcoreano coglie un punto: Trump è stato il rivelatore d'un fenomeno che non avrà termine con la fine della sua presidenza. Lo scrittore Mosés Naim (anche lui, guarda caso, fellow al Carnegie Endowment for International Peace) su Repubblica di lunedì scorso condivideva l'idea che, passato Trump, il trumpismo resterà: "Il 45º presidente degli Stati Uniti ha rivelato al mondo e, soprattutto, ai politici più ambiziosi e irresponsabili del suo Paese, che è possibile arrivare al potere facendo e dicendo cose che finora nessun politico aveva osato fare o esprimere. Definire stupratori i migranti messicani o chiudere in gabbia bambini immigrati; insultare i rivali o altri capi di Stato; mentire per abitudine e senza pudore e, soprattutto, fare il possibile per rendere più profonde le divisioni sociali già esistenti". Il fenomeno del resto è mondiale, molti Paesi ne soffrono, ognuno a suo modo - l'Italia fa parte della lista.
Angelo Botturi - Verona
Ci sono delle domande improprie nella lettera del signor Botturi: gli Stati Uniti - sono una repubblica (federale) presidenziale, al contrario dell'Italia che è una repubblica parlamentare; il presidente viene eletto, più o meno, dai cittadini anche se in base a una procedura complessa - e imprecisa - elaborata quando le comunicazioni non erano certo quelle di oggi, quindi non si può chiedere alcuna "garanzia" eccetera. Però c'è al fondo della lettera una preoccupazione che condivido. I guasti che Donald Trump è stato capace di provocare sembravano impensabili per l'America che credevamo di conoscere - e di amare. Un uomo della mia età non riesce a dimenticare che il 4 giugno 1944 furono i GI's della V armata a liberarci dall'incubo del nazifascismo. Ma parlo di quasi un secolo fa!
Ho letto su Le Figaro un'analisi di Chung Min Lee, insegna geopolitica, Senior Fellow al Carnegie Endowment for International Peace. La sua idea è che una nuova era della storia mondiale ha avuto inizio e che Trump è solo uno dei sintomi della fine dell'egemonia occidentale. La grave crisi provocata dal Covid e la fiacca capacità di reazione da parte degli Stati Uniti o della Germania confermerebbero la situazione mentre cresce ogni giorno la rivalità tra Stati Uniti e Cina e si sa che quando le rivalità si esasperano il punto di rottura prima o poi arriva.
Queste analisi predittive di lunga gittata sono sempre un po' sospese a mezz'aria però lo studioso sudcoreano coglie un punto: Trump è stato il rivelatore d'un fenomeno che non avrà termine con la fine della sua presidenza. Lo scrittore Mosés Naim (anche lui, guarda caso, fellow al Carnegie Endowment for International Peace) su Repubblica di lunedì scorso condivideva l'idea che, passato Trump, il trumpismo resterà: "Il 45º presidente degli Stati Uniti ha rivelato al mondo e, soprattutto, ai politici più ambiziosi e irresponsabili del suo Paese, che è possibile arrivare al potere facendo e dicendo cose che finora nessun politico aveva osato fare o esprimere. Definire stupratori i migranti messicani o chiudere in gabbia bambini immigrati; insultare i rivali o altri capi di Stato; mentire per abitudine e senza pudore e, soprattutto, fare il possibile per rendere più profonde le divisioni sociali già esistenti". Il fenomeno del resto è mondiale, molti Paesi ne soffrono, ognuno a suo modo - l'Italia fa parte della lista.