Volontari del vaccino, chi ci aiuta sia accolto
di Concita De Gregorio , di Concita de GregorioMedici di base, medici in pensione, pediatri, infermieri si offrono di somministrare le dosi ma vengono respinti
In questa specie di simulazione di Blade Runner in cui ci tocca vivere ci accomodiamo, ci adeguiamo. Oggi rossi. Tutto chiuso? Tutto. Ah, ok. Osserviamo che nel film pioveva meno. Proviamo a strapparci, dagli schermi attraverso cui comunichiamo, un sorriso. Non c’è niente da ridere: è per questo che le battute disperatamente si moltiplicano. Ci trattano come un popolo di seienni, e forse da qualche parte, per qualche ragione, ce lo meritiamo. Non abbiamo opposto sufficientemente resistenza? Può essere. Di quel che succede è sempre colpa di chi c’era prima: di chi lo ha lasciato succedere. Ci parlano scandendo le sillabe, piano piano ci stiamo abituando a questa comunicazione da maestro Manzi. Siamo tornati agli anni Sessanta, non è mai troppo tardi.
I comunicati di Palazzo Chigi hanno toni da cinegiornale, leggo che oggi nell’Unione europea siamo secondi quanto a somministrazione dei vaccini. Accipicchia, una classifica: di che si …
I comunicati di Palazzo Chigi hanno toni da cinegiornale, leggo che oggi nell’Unione europea siamo secondi quanto a somministrazione dei vaccini. Accipicchia, una classifica: di che si …
In questa specie di simulazione di Blade Runner in cui ci tocca vivere ci accomodiamo, ci adeguiamo. Oggi rossi. Tutto chiuso? Tutto. Ah, ok. Osserviamo che nel film pioveva meno. Proviamo a strapparci, dagli schermi attraverso cui comunichiamo, un sorriso. Non c’è niente da ridere: è per questo che le battute disperatamente si moltiplicano. Ci trattano come un popolo di seienni, e forse da qualche parte, per qualche ragione, ce lo meritiamo. Non abbiamo opposto sufficientemente resistenza? Può essere. Di quel che succede è sempre colpa di chi c’era prima: di chi lo ha lasciato succedere. Ci parlano scandendo le sillabe, piano piano ci stiamo abituando a questa comunicazione da maestro Manzi. Siamo tornati agli anni Sessanta, non è mai troppo tardi.
I comunicati di Palazzo Chigi hanno toni da cinegiornale, leggo che oggi nell’Unione europea siamo secondi quanto a somministrazione dei vaccini. Accipicchia, una classifica: di che si tratta? Non importa, non c’è tempo per spiegare, le domande del resto si sa che non sono gradite agli spin doctor. Leggo che se c’è un problema non è certo responsabilità del governo, il commissario plenipotenziario chiama in causa la nota multinazionale farmaceutica. Quella del Viagra, suggeriscono i meme procacciatori di sorrisi su Internet. Sì, quella. Ubi maior. Fine della discussione.
Ci sono chat in cui si osserva che in nessuna immagine dei vaccini in atto si vede l’ago che entra veramente in vena: sarà tutta una messa in scena? Sarà una farsa come l’uomo che è andato sulla luna, che come ognun sa era solo un set di cartone? Siamo già circondati da alieni? Autorevoli inaspettati testimonial avallano. Le forze del male ci stanno inoculando dei chip sottopelle? La ribellione della ragione si fa flebile, vacilla. Poi però arrivano ai giornali lettere di medici di base, medici in pensione, pediatri, infermieri — la spina dorsale del paese reale — che dicono: saremmo disposti a somministrare il vaccino ma non sappiamo a chi chiedere. Se chiediamo ci respingono. I volontari non li vogliono, come mai? Io non so.
Non sono nessuno per dire, non ho neppure una laurea in veterinaria non sono un’immunologa dunque davvero non ho titolo. Anche io come tutti sono completamente disorientata e ubriaca delle centinaia di aggiornamenti settimanali sulle regole da seguire, forse ho perso qualche passaggio e me ne scuso, d’altra parte non può essere un lavoro a tempo pieno aggiornarsi minuto per minuto ai Dpcm. Però una cosa, a chi per quanto provvisoriamente governa — ci sarà il rimpasto? Ci sarà la crisi? Ci saranno nuove salvifiche per quanto deprecabili elezioni? Non sappiamo, vedremo — una cosa ci sarebbe da dire. Su questa questione dei volontari. Una cosa semplice.
Non si è mai vista, a memoria d’uomo, un’emergenza in cui non si sia fatto ricorso ai volontari. I riservisti sono stati da che mondo è mondo richiamati in guerra, i più anziani di noi hanno scavato a mani nude tra le macerie dei terremoti, negli tsunami nei cataclismi nelle catastrofi chi voleva e sapeva fare è stato sempre benvenuto. Quindi che cos’è questa novità? Spiegatecelo, cortesemente, anche sillabando. Perché non si capisce, io non capisco, anche a fare appello ai fondamenti del mestiere e dunque cercando la pluralità delle fonti. Non capisco.
Di quante dosi di vaccino disponiamo? Domanda facile numero uno. È vero che non si fanno a tambur battente perché scarseggia il personale? E in questo caso: come mai scarseggia? Sono in ferie, i medici delle Asl? Non sono abbastanza? Sono obiettori di coscienza? In che senso, eventualmente? Sono in malattia? Domanda forse meno facile, comunque legittima. Perché, allora, non possono essere reclutati i volontari? È un problema sindacale? Può essere, penso. Creerebbe un precedente, certo. La categoria perderebbe peso contrattuale. È per questo? Bisogna dirlo. Semplicemente: dirlo.
Perché se qualcuno muore per Covid domani, essendo il vaccino disponibile ma non somministrato, diventa quasi un reato, non vi pare? Omicidio, direbbe il protagonista di una delle serie tv di cui ci ubriachiamo nei mesi Blade Runner. C’è una questione di conflitto di competenze fra Stato e Regioni? Il plenipotenziario la risolva, se no che cosa ha pieni poteri a fare. Faccia un Dpcm, lo faccia fare al suo presidente del Consiglio. Uno più, uno meno: cosa cambia.
Io credo, dal baratro della mia ignoranza, a spanne, che un vaccino lo possa fare anche un infermiere. È un’iniezione, alla fine. Gli infermieri possono fare una puntura, sono abilitati? Immagino di sì. Studiano tanto, pagano per il loro studio. Poi va bene mettere petunie e violette ai gazebo per renderli gradevoli come la sala d’attesa del pediatra. Va bene trattarci tutti come lattanti al nido. Però per favore non giocate a scaricabarile, è questione di vita. E se qualcuno di voi lassù al governo ha simpatia per i complottisti dei chip sottopelle: abbiate il coraggio di dirlo, l’onestà di farlo.
Perché penso, ma non sono nessuno, che anche i no vax abbiano il diritto di esistere ma possono farlo tra loro, simpaticamente, e abbiano il diritto di vivere in comunità senza però ledere il diritto degli altri umani a sopravvivere. Restate pure in salvo, amici, ma non uccideteci. Quindi, se ci sono dei volontari che si offrono per fare questo benedetto vaccino, domando: perché non reclutarli ora a farlo ora, subito, a chi ne ha bisogno per vivere? Al plenipotenziario l’ardua sentenza. Cercate però di non offendere la nostra esigua, ormai stremata capacità di giudizio. Pensate a chi vi voterà, un domani. Sarà magari una minoranza, ma come Renzi insegna, decisiva. Pensate questo, se non siete capaci di pensare altro. Accogliete i volontari, tornate a bordo, nella nave che affonda.
I comunicati di Palazzo Chigi hanno toni da cinegiornale, leggo che oggi nell’Unione europea siamo secondi quanto a somministrazione dei vaccini. Accipicchia, una classifica: di che si tratta? Non importa, non c’è tempo per spiegare, le domande del resto si sa che non sono gradite agli spin doctor. Leggo che se c’è un problema non è certo responsabilità del governo, il commissario plenipotenziario chiama in causa la nota multinazionale farmaceutica. Quella del Viagra, suggeriscono i meme procacciatori di sorrisi su Internet. Sì, quella. Ubi maior. Fine della discussione.
Ci sono chat in cui si osserva che in nessuna immagine dei vaccini in atto si vede l’ago che entra veramente in vena: sarà tutta una messa in scena? Sarà una farsa come l’uomo che è andato sulla luna, che come ognun sa era solo un set di cartone? Siamo già circondati da alieni? Autorevoli inaspettati testimonial avallano. Le forze del male ci stanno inoculando dei chip sottopelle? La ribellione della ragione si fa flebile, vacilla. Poi però arrivano ai giornali lettere di medici di base, medici in pensione, pediatri, infermieri — la spina dorsale del paese reale — che dicono: saremmo disposti a somministrare il vaccino ma non sappiamo a chi chiedere. Se chiediamo ci respingono. I volontari non li vogliono, come mai? Io non so.
Non sono nessuno per dire, non ho neppure una laurea in veterinaria non sono un’immunologa dunque davvero non ho titolo. Anche io come tutti sono completamente disorientata e ubriaca delle centinaia di aggiornamenti settimanali sulle regole da seguire, forse ho perso qualche passaggio e me ne scuso, d’altra parte non può essere un lavoro a tempo pieno aggiornarsi minuto per minuto ai Dpcm. Però una cosa, a chi per quanto provvisoriamente governa — ci sarà il rimpasto? Ci sarà la crisi? Ci saranno nuove salvifiche per quanto deprecabili elezioni? Non sappiamo, vedremo — una cosa ci sarebbe da dire. Su questa questione dei volontari. Una cosa semplice.
Non si è mai vista, a memoria d’uomo, un’emergenza in cui non si sia fatto ricorso ai volontari. I riservisti sono stati da che mondo è mondo richiamati in guerra, i più anziani di noi hanno scavato a mani nude tra le macerie dei terremoti, negli tsunami nei cataclismi nelle catastrofi chi voleva e sapeva fare è stato sempre benvenuto. Quindi che cos’è questa novità? Spiegatecelo, cortesemente, anche sillabando. Perché non si capisce, io non capisco, anche a fare appello ai fondamenti del mestiere e dunque cercando la pluralità delle fonti. Non capisco.
Di quante dosi di vaccino disponiamo? Domanda facile numero uno. È vero che non si fanno a tambur battente perché scarseggia il personale? E in questo caso: come mai scarseggia? Sono in ferie, i medici delle Asl? Non sono abbastanza? Sono obiettori di coscienza? In che senso, eventualmente? Sono in malattia? Domanda forse meno facile, comunque legittima. Perché, allora, non possono essere reclutati i volontari? È un problema sindacale? Può essere, penso. Creerebbe un precedente, certo. La categoria perderebbe peso contrattuale. È per questo? Bisogna dirlo. Semplicemente: dirlo.
Perché se qualcuno muore per Covid domani, essendo il vaccino disponibile ma non somministrato, diventa quasi un reato, non vi pare? Omicidio, direbbe il protagonista di una delle serie tv di cui ci ubriachiamo nei mesi Blade Runner. C’è una questione di conflitto di competenze fra Stato e Regioni? Il plenipotenziario la risolva, se no che cosa ha pieni poteri a fare. Faccia un Dpcm, lo faccia fare al suo presidente del Consiglio. Uno più, uno meno: cosa cambia.
Io credo, dal baratro della mia ignoranza, a spanne, che un vaccino lo possa fare anche un infermiere. È un’iniezione, alla fine. Gli infermieri possono fare una puntura, sono abilitati? Immagino di sì. Studiano tanto, pagano per il loro studio. Poi va bene mettere petunie e violette ai gazebo per renderli gradevoli come la sala d’attesa del pediatra. Va bene trattarci tutti come lattanti al nido. Però per favore non giocate a scaricabarile, è questione di vita. E se qualcuno di voi lassù al governo ha simpatia per i complottisti dei chip sottopelle: abbiate il coraggio di dirlo, l’onestà di farlo.
Perché penso, ma non sono nessuno, che anche i no vax abbiano il diritto di esistere ma possono farlo tra loro, simpaticamente, e abbiano il diritto di vivere in comunità senza però ledere il diritto degli altri umani a sopravvivere. Restate pure in salvo, amici, ma non uccideteci. Quindi, se ci sono dei volontari che si offrono per fare questo benedetto vaccino, domando: perché non reclutarli ora a farlo ora, subito, a chi ne ha bisogno per vivere? Al plenipotenziario l’ardua sentenza. Cercate però di non offendere la nostra esigua, ormai stremata capacità di giudizio. Pensate a chi vi voterà, un domani. Sarà magari una minoranza, ma come Renzi insegna, decisiva. Pensate questo, se non siete capaci di pensare altro. Accogliete i volontari, tornate a bordo, nella nave che affonda.