NEW YORK - La fine non poteva essere peggiore: Donald Trump, finalmente vittima della sua sicurezza, della sua arroganza, non ha capito che avrebbe dovuto fermarsi un momento prima e ora la sua minaccia alla democrazia e all'unità stessa del partito repubblicano, si è tradotta in una disfatta: persino il consiglio editoriale del Wall Street Journal, faro del conservatorismo americano, gli ha chiesto di dimettersi subito, per evitare l'imbarazzo di un secondo impeachment. Persino compagni del partito repubblicano chiedono che se ne vada. Alcuni saranno pronti ad appoggiare l'impeachment di Nancy Pelosi. È la conferma che nella storia gli arroganti della politica, i bulli che confondono la loro missione istituzionale con un'autorità e un potere personale illimitato, finiscono nella polvere.
Su tutto prevale questa posizione pubblica della sezione "opinion" del più importante quotidiano economico globale. Dietro questa sezione, guidata ormai da molti anni da Paul Gigot, vi è il fiore dell'intellettualismo della destra americana. Su queste pagine scrivono fra gli altri Peggy Noonan, che fu "speech writer" di Ronald Reagan. E prima di Gigot, molti anni prima del passaggio della testata a Murdoch, alla guida di queste pagine c'era Bob Bartely, uno degli ideatori della nuova destra già alla fine degli anni Settanta, il divulgatore della curva di Laffer, che fu adottata in pieno da Reagan e portò - giusta o sbagliata che fosse - una rivoluzione economica che ha cambiato il mondo. Un uomo raffinato e colto come lui avrebbe odiato Trump.
È dunque essenziale in questo momento pervaso dal caos, dalla paura collettiva per una caduta americana in una barbarie che trova in Trump il suo leader, rimettere le cose in prospettiva. Gli Stati Uniti ritroveranno presto la dignità della loro storia. Hanno l'uomo giusto per farlo. Alcuni considerano Joe Biden modesto, un "lightweigth", superficiale. Sbagliano. Per questo momento storico è un gigante, l'unico che potrà cercare di riunificare davvero il Paese. Perché il suo obiettivo, il suo percorso politico verso la riconciliazione, enunciato fin dal primo discorso della vittoria e confermato durante l'occupazione del Parlamento, resta la missione storica della sua presidenza.
Chi teme che il controllo democratico del Senato finirà per rendere Biden ostaggio della sinistra estrema del partito riportando alla polarizzazione esterma, non comprende che alla guida della Camera Alta vi sarà un politico navigato del calibro di Chuck Schumer, uomo di grande prudenza visione e moderazione in grado di controllare le intemperanze di Elizabeth Warren o di Bernie Sanders. E ricordiamoci che Nancy Pelosi non sopporta la Ocasio Cortes e gli altri esponenti della sinistra estrema del partito. Biden governerà al centro, farà il Presidente e lascerà a Schumer e alla Pelosi la gestione del Parlamento.
In questi giorni di turbolenza estrema e di accelerazione, anche l'espiazione in corso fra i repubblicani diventa un passaggio obbligato perché Biden possa andare avanti per la sua strada. L'auspicio deve anche essere per un recupero dei valori intellettuali che hanno portato la destra americana ad avere un ruolo chiave per lo sviluppo del Paese. Il partito repubblicano ha già sofferto una spaccatura: che cento deputati abbiano votato a favore di Trump e contro la certificazione della vittoria di Biden la dice lunga sul pericolo davanti al quale si è trovato il partito. Del resto Trump la spaccatura l'aveva chiaramente minacciata elogiando e contando sui "suoi" candidati eletti in Congresso.
È stato solo dopo l'invasione del Parlamento che ci si è resi conto che il pericolo del Trumpismo poteva andare in modo irreversibile al di là delle scadenze elettorali. L'umiliazione, il rigetto di Trump, diventano dunque oggi un passaggio obbligato quasi più per i repubblicani che per i democratici. Tutti i responsabili ( o irresponsabili!) politici dell'affronto storico alla democrazia del Paese saranno puniti. A partire dal giovane senatore Hawley, che ha organizzato la resistenza alla certificazione in Senato per semplice calcolo politico: voleva già posizionarsi per le presidenziali del 2024. Oggi è anche lui isolato, moralmente finito. E non solo nel partito.
È di oggi la notizia che Simon & Schuster ha bloccato la pubblicazione di un suo nuovo libro che faceva da corredo al suo disegno politico. "Non possiamo associarci con chi ha messo a rischio la trasparenza democratica del Paese" hanno scritto in un comunicato. E lui, Trump, il "Leader Maximo", ora ha davanti a sé solo una crisi irreversibile, per lui e per la sua famiglia, visto che al di là degli attacchi politici lo aspettano almeno tre cause per truffe economiche nelle sue attività imprenditoriali. L'uomo senza vergogna e senza rimorso è improvvisamente solo con le sue bande isteriche fatte di complottisti dei movimenti QAnon e Proud boys. Che Biden non perda l'occasione dunque. Rimettere l'America in carreggiata è obiettivo chiave, per gli Usa e per l'Occidente.