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(reuters)

La psiche fragile di Trump

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Il profilo del presidente tra onnipotenza, menzogna e bullismo
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Nel 1964 la rivista Fact inviò un questionario a 12.356 psichiatri statunitensi chiedendo se il candidato Barry Goldwater fosse psicologicamente idoneo alla presidenza del Paese. Il 27,2% rispose che lo era, il 23,6% che non aveva elementi per pronunciarsi, il 49,2% che non lo era. Nella parte riservata ai commenti fu definito impulsivo, instabile, paranoide. Goldwater citò in giudizio il direttore della rivista e vinse la causa. Nel 1973 l'American Psychiatric Association istituì un principio, la "regola Goldwater", per cui non è etico formulare una diagnosi senza un'adeguata consultazione clinica. Regola giusta: la diagnosi richiede un contesto clinico, un colloquio, un'anamnesi. Nel 2016, l'elezione di Trump riportò in auge il dibattito su questa regola. Molti psichiatri ritennero giusto violarla e assegnarono a Trump la diagnosi di "narcisismo maligno", una sindrome di personalità che, a quelli narcisist…
Nel 1964 la rivista Fact inviò un questionario a 12.356 psichiatri statunitensi chiedendo se il candidato Barry Goldwater fosse psicologicamente idoneo alla presidenza del Paese. Il 27,2% rispose che lo era, il 23,6% che non aveva elementi per pronunciarsi, il 49,2% che non lo era. Nella parte riservata ai commenti fu definito impulsivo, instabile, paranoide. Goldwater citò in giudizio il direttore della rivista e vinse la causa. Nel 1973 l'American Psychiatric Association istituì un principio, la "regola Goldwater", per cui non è etico formulare una diagnosi senza un'adeguata consultazione clinica. Regola giusta: la diagnosi richiede un contesto clinico, un colloquio, un'anamnesi. Nel 2016, l'elezione di Trump riportò in auge il dibattito su questa regola. Molti psichiatri ritennero giusto violarla e assegnarono a Trump la diagnosi di "narcisismo maligno", una sindrome di personalità che, a quelli narcisistici, affianca tratti paranoidi, antisociali e sadici. Comportamenti e dichiarazioni di Trump, dissero, parlano chiaro.

Negli ultimi quattro anni sono usciti vari volumi "diagnostici" su Trump. Nel più noto, "The Dangerous Case of Donald Trump", decine di professionisti della salute mentale segnalano la sua pericolosità e i rischi della sua influenza antisociale sulla popolazione. Quello che abbiamo visto in questi giorni (il video del suo clan politico-familiare che si diverte pochi minuti prima dell'assalto al Congresso getta anche un'ombra sulle capacità di processare la realtà) invita al classico "lo avevamo detto...". Le considerazioni diagnostiche sono sostanziate da molte affermazioni: "Potrei sparare a qualcuno in piena Fifth Avenue e non perderei voti", "Tutte le donne del reality show The Apprentice hanno flirtato con me, consciamente o inconsciamente: me lo aspettavo", "Io sono il più grande costruttore e costruirò il muro più grande che avrete mai visto", "Chiedere scusa è una gran cosa, però devi aver sbagliato. Se mai mi capiterà di sbagliare, chiederò scusa". Molti comportamenti sembrano ricadere nel versante maligno del cosiddetto continuum narcisistico: convinzione di avere ogni diritto, onnipotenza, inflazione di autostima, fraudolenza, menzogna, bullismo, misoginia.

Le persone come Trump, sostengono i colleghi americani, ragionano solo in termini di vincitori e perdenti, godono nell'esibire sentimenti di trionfo e disprezzano i propri avversari. Descrizioni che mi hanno fatto ripensare a una diagnosi, mai ratificata, proposta una decina di anni fa sulla rivista Brain dallo psichiatra Jonathan Davidson e dal politico laburista inglese Lord David Owen: la sindrome da h?bris (dal greco oltraggio e tracotanza, verso dei e uomini). Indica una forma di superbia fondata sul proprio potere politico, economico o sociale, con ostinata sopravvalutazione delle proprie forze. Implica grandiosità, bisogno di ammirazione, mancanza di empatia, ricerca di attenzione, scarso rispetto per le regole, violazione della dignità e dei diritti degli altri, assenza di colpa o rimorso, promozione compulsiva della propria immagine e dei propri interessi, tendenza del soggetto a far coincidere se stesso con l'istituzione che rappresenta, autoesaltazione e atteggiamento messianico quando prende la parola, temerarietà e impulsività. Difficile non riconoscere qualcuno, di ieri e di oggi. Se è verosimile che Trump, come ci auguriamo, uscirà presto dalla scena politica, è probabile che, con buona pace della regola Goldwater, non uscirà da quella del dibattito psichiatrico e psicologico clinico, dove sarà studiato per anni come caso paradigmatico.