Il tesoro delle giovani startup
di Davide Dattoli e Lorenzo Maternini , di Davide Dattoli e Lorenzo MaterniniRecovery e innovazione
Caro Direttore,
i prossimi mesi saranno dedicati al senso di responsabilità al quale, non la sola Politica, ma tutti gli italiani sono chiamati per far sì che la pandemia e la relativa crisi che ci ha colpiti diventi uno stimolo per impostare un piano di cambiamento per il futuro soprattutto, delle nuove generazioni. Senso di responsabilità che riteniamo debba essere esercitato in primis dai più giovani, destinatari ultimi degli sforzi di rinnovamento, in grado di esprimere la loro opinione contribuendo alle scelte.
Secondo questo principio, lo scorso ottobre a Roma abbiamo chiesto a circa 500 professionisti del digitale, rappresentativi dell'ecosistema italiano, di fare proposte per il piano Next Generation presentando 10 macro progetti, che alcune startup italiane stanno già sviluppando. Il nostro Paese ha fruito negli anni scorsi di nuove idee, ora vanno messe a sistema e potenziate.
In questi giorni circolano le bozze del documento del piano…
i prossimi mesi saranno dedicati al senso di responsabilità al quale, non la sola Politica, ma tutti gli italiani sono chiamati per far sì che la pandemia e la relativa crisi che ci ha colpiti diventi uno stimolo per impostare un piano di cambiamento per il futuro soprattutto, delle nuove generazioni. Senso di responsabilità che riteniamo debba essere esercitato in primis dai più giovani, destinatari ultimi degli sforzi di rinnovamento, in grado di esprimere la loro opinione contribuendo alle scelte.
Secondo questo principio, lo scorso ottobre a Roma abbiamo chiesto a circa 500 professionisti del digitale, rappresentativi dell'ecosistema italiano, di fare proposte per il piano Next Generation presentando 10 macro progetti, che alcune startup italiane stanno già sviluppando. Il nostro Paese ha fruito negli anni scorsi di nuove idee, ora vanno messe a sistema e potenziate.
In questi giorni circolano le bozze del documento del piano…
Caro Direttore,
i prossimi mesi saranno dedicati al senso di responsabilità al quale, non la sola Politica, ma tutti gli italiani sono chiamati per far sì che la pandemia e la relativa crisi che ci ha colpiti diventi uno stimolo per impostare un piano di cambiamento per il futuro soprattutto, delle nuove generazioni. Senso di responsabilità che riteniamo debba essere esercitato in primis dai più giovani, destinatari ultimi degli sforzi di rinnovamento, in grado di esprimere la loro opinione contribuendo alle scelte.
Secondo questo principio, lo scorso ottobre a Roma abbiamo chiesto a circa 500 professionisti del digitale, rappresentativi dell'ecosistema italiano, di fare proposte per il piano Next Generation presentando 10 macro progetti, che alcune startup italiane stanno già sviluppando. Il nostro Paese ha fruito negli anni scorsi di nuove idee, ora vanno messe a sistema e potenziate.
In questi giorni circolano le bozze del documento del piano Next Generation Recovery Fund. Non volendo commentare le singole iniziative progettuali, ci limitiamo a sollevare un tema che riguarda gli attori coinvolti nel piano: sono più volte citati enti come Università, Centri di Ricerca, Centri di Orientamento provinciali ecc..., affidando a questi l'attuazione delle linee programmatiche. Ovviamente siamo favorevoli che tali enti prestigiosi siano coinvolti nel piano attuativo, siamo invece rammaricati che non siano stati inclusi "nuovi" attori. Attori che stanno contribuendo in modo sostanziale all'innovazione del sistema Paese. Se vogliamo costruire il futuro del Paese dobbiamo farlo includendo anche player nuovi in una logica di open innovation con cui contaminare tradizione e innovazione.
Negli ultimi anni in Italia sono nate più di 10.000 startup innovative, qualche decina di incubatori e centinaia di community territoriali di innovatori e makers, con grandi energie ed entusiasmo.
Se vogliamo cambiare il modo in cui le cose vengono fatte, dobbiamo ampliare il numero di soggetti che quelle cose le fanno abitualmente. Il piano va impostato come direzione ma lasciato aperto nell'esecuzione.
Un esempio: parte chiave del piano è la parte di reskilling su 1.5M di persone, uno dei progetti più grandi di formazione professionale mai fatti nel nostro Paese. Il metodo scelto è tradizionale: università, centri di formazione provinciali, regioni. Perché, invece, in una logica meritocratica non impostiamo un budget e lasciamo a singole entità partecipare?
Il denaro potrebbe arrivare a chi eroga i corsi quando la persona trova impiego. Questo stimolerebbe una competizione sana tra università, startup, centri provinciali e tutte le migliori energie del Paese verso l'obiettivo di cui abbiamo tanto bisogno.
Le nostra proposta è quindi quella di dedicare il 20% dei soldi allocati su progetti di innovazione tecnologica e formazione sul digitale e che questa percentuale venga data alle startup innovative e ad incubatori certificati.
Potrebbe essere un incoraggiamento importante, una spinta a nuovi modelli di lavoro e contenuti innovativi e potrebbe essere lo stimolo a far crescere ancora di più il settore dell'innovazione, che, grazie ad importanti interventi tra cui la creazione del Fondo Nazionale Innovazione, comincia a essere ben finanziato, ma che ha bisogno di crescere.
Il Next Generation è l'occasione per coinvolgere i giovani del nostro Paese a co-costruire il loro futuro. È tempo che, anche per i grandi progetti strategici, si pensi ad un nuovo tipo di partenariato pubblico-privato, che coinvolga anche le realtà più giovani e innovative.
Davide Dattoli è cofondatore e ceo di Talent Garden. Lorenzo Maternini è cofondatore e vicepresidente di Talent Garden
i prossimi mesi saranno dedicati al senso di responsabilità al quale, non la sola Politica, ma tutti gli italiani sono chiamati per far sì che la pandemia e la relativa crisi che ci ha colpiti diventi uno stimolo per impostare un piano di cambiamento per il futuro soprattutto, delle nuove generazioni. Senso di responsabilità che riteniamo debba essere esercitato in primis dai più giovani, destinatari ultimi degli sforzi di rinnovamento, in grado di esprimere la loro opinione contribuendo alle scelte.
Secondo questo principio, lo scorso ottobre a Roma abbiamo chiesto a circa 500 professionisti del digitale, rappresentativi dell'ecosistema italiano, di fare proposte per il piano Next Generation presentando 10 macro progetti, che alcune startup italiane stanno già sviluppando. Il nostro Paese ha fruito negli anni scorsi di nuove idee, ora vanno messe a sistema e potenziate.
In questi giorni circolano le bozze del documento del piano Next Generation Recovery Fund. Non volendo commentare le singole iniziative progettuali, ci limitiamo a sollevare un tema che riguarda gli attori coinvolti nel piano: sono più volte citati enti come Università, Centri di Ricerca, Centri di Orientamento provinciali ecc..., affidando a questi l'attuazione delle linee programmatiche. Ovviamente siamo favorevoli che tali enti prestigiosi siano coinvolti nel piano attuativo, siamo invece rammaricati che non siano stati inclusi "nuovi" attori. Attori che stanno contribuendo in modo sostanziale all'innovazione del sistema Paese. Se vogliamo costruire il futuro del Paese dobbiamo farlo includendo anche player nuovi in una logica di open innovation con cui contaminare tradizione e innovazione.
Negli ultimi anni in Italia sono nate più di 10.000 startup innovative, qualche decina di incubatori e centinaia di community territoriali di innovatori e makers, con grandi energie ed entusiasmo.
Se vogliamo cambiare il modo in cui le cose vengono fatte, dobbiamo ampliare il numero di soggetti che quelle cose le fanno abitualmente. Il piano va impostato come direzione ma lasciato aperto nell'esecuzione.
Un esempio: parte chiave del piano è la parte di reskilling su 1.5M di persone, uno dei progetti più grandi di formazione professionale mai fatti nel nostro Paese. Il metodo scelto è tradizionale: università, centri di formazione provinciali, regioni. Perché, invece, in una logica meritocratica non impostiamo un budget e lasciamo a singole entità partecipare?
Il denaro potrebbe arrivare a chi eroga i corsi quando la persona trova impiego. Questo stimolerebbe una competizione sana tra università, startup, centri provinciali e tutte le migliori energie del Paese verso l'obiettivo di cui abbiamo tanto bisogno.
Le nostra proposta è quindi quella di dedicare il 20% dei soldi allocati su progetti di innovazione tecnologica e formazione sul digitale e che questa percentuale venga data alle startup innovative e ad incubatori certificati.
Potrebbe essere un incoraggiamento importante, una spinta a nuovi modelli di lavoro e contenuti innovativi e potrebbe essere lo stimolo a far crescere ancora di più il settore dell'innovazione, che, grazie ad importanti interventi tra cui la creazione del Fondo Nazionale Innovazione, comincia a essere ben finanziato, ma che ha bisogno di crescere.
Il Next Generation è l'occasione per coinvolgere i giovani del nostro Paese a co-costruire il loro futuro. È tempo che, anche per i grandi progetti strategici, si pensi ad un nuovo tipo di partenariato pubblico-privato, che coinvolga anche le realtà più giovani e innovative.
Davide Dattoli è cofondatore e ceo di Talent Garden. Lorenzo Maternini è cofondatore e vicepresidente di Talent Garden