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Il premier Giuseppe Conte (agf)

Conte, l’Europa e le manovre

L'unico a trarre vantaggio dai "costruttori" sarebbe l'attuale premier. L'esecutivo risulterebbe più debole, almeno rispetto all'Europa. Ma più debole sarebbe anche il Pd
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Mancano tre giorni al tentativo del premier Conte di cambiare maggioranza in Parlamento - prima alla Camera e poi al Senato, dove tutto è più difficile - e due punti s'impongono alla riflessione. Il primo, fin qui sottovalutato, riguarda la gestione del Recovery. È su tale nodo che si è aperta la crisi. In forma esasperata e narcisistica, incapace com'è di tenere a freno il proprio ego, Matteo Renzi ha tuttavia posto una serie di questioni rilevanti. Tutte riguardano le modalità con cui a Roma verrà spesa la montagna di soldi fornita a rate dall'Unione, soldi che in buona misura non sono regalati ma andranno a ingrossare un debito pubblico già elefantiaco. Tanto è vero che la presidente Von der Leyen più di una volta ha insistito sull'urgenza di distinguere tra investimenti ben calibrati, fondamentali per le prossime generazioni, e spese superflue o meramente assistenziali. In sostanza, il debito buo…
Mancano tre giorni al tentativo del premier Conte di cambiare maggioranza in Parlamento - prima alla Camera e poi al Senato, dove tutto è più difficile - e due punti s'impongono alla riflessione. Il primo, fin qui sottovalutato, riguarda la gestione del Recovery. È su tale nodo che si è aperta la crisi. In forma esasperata e narcisistica, incapace com'è di tenere a freno il proprio ego, Matteo Renzi ha tuttavia posto una serie di questioni rilevanti. Tutte riguardano le modalità con cui a Roma verrà spesa la montagna di soldi fornita a rate dall'Unione, soldi che in buona misura non sono regalati ma andranno a ingrossare un debito pubblico già elefantiaco. Tanto è vero che la presidente Von der Leyen più di una volta ha insistito sull'urgenza di distinguere tra investimenti ben calibrati, fondamentali per le prossime generazioni, e spese superflue o meramente assistenziali. In sostanza, il debito buono e il debito cattivo richiamato anche da Mario Draghi.

L'addio di Italia Viva è motivato da un giudizio di inadeguatezza circa le capacità del governo Conte e dello stesso premier posti di fronte a questa responsabilità storica. Ha torto Renzi? È possibile; e potrebbe persino aver ragione un altro fiorentino, il socialista Nencini, quando afferma che l'esecutivo in bilico è "il più autorevole che l'Italia possa mettere in campo oggi". Tuttavia il problema esiste: lo testimonia il commento della Frankfurter Allgemeine citato già ieri da questo giornale, in cui si attribuisce a Conte il proposito di voler spendere "i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari". Una simile asprezza non è usuale e fa pensare che a Berlino si guardi con qualche apprensione all'Italia e alla strada imboccata dopo la crisi di governo.

Del resto non sarebbe strano, basta ricordare la recente intervista a Repubblica del commissario Gentiloni e i segnali severi verso le scelte romane che conteneva. In sostanza, da un lato c'è un partito europeista (Italia Viva) che ha appena sfiduciato pubblicamente il governo sul tema del Recovery; dall'altro c'è l'ipotesi concreta che Conte vada avanti avendo raccolto a Palazzo Madama un manipolo più o meno casuale di senatori in cerca di un nuovo tetto. Quali garanzie potrà dare questa nuova maggioranza, che si presume striminzita, se il metro di giudizio è il rigore e l'utilizzo delle risorse in chiave non clientelare?

Secondo punto. Il gruppo che sta prendendo forma a sostegno di Conte, comunque si chiamerà, è in embrione il partito del presidente del Consiglio, che peraltro ha l'ambizione di guidare non solo questa pattuglia bensì l'intero centrosinistra. Per la prima volta si parla e non in modo astratto di un "partito di Conte", figlio naturale della prova di forza parlamentare. I primi sondaggi hanno subito fotografato un dato: alle elezioni la nuova formazione raccoglierebbe voti soprattutto nel mondo che vota Pd. I Cinque Stelle sarebbero danneggiati in misura marginale, mentre il partito di Zingaretti, oggi determinato nel sostegno al presidente del Consiglio e deciso (in apparenza) a non riaprire le porte a Renzi, sarebbe duramente falcidiato. È presto per trarre delle conclusioni. Salvo una: l'unico a trarre vantaggio dal governo dei "costruttori" sarebbe l'attuale premier. L'esecutivo risulterebbe più debole, almeno rispetto all'Europa. Ma più debole sarebbe anche il Pd rispetto all'abile avvocato del popolo e alle sue ambizioni crescenti.