Conte, l’Europa e le manovre
di Stefano Folli , di Stefano FolliL'unico a trarre vantaggio dai "costruttori" sarebbe l'attuale premier. L'esecutivo risulterebbe più debole, almeno rispetto all'Europa. Ma più debole sarebbe anche il Pd
Mancano tre giorni al tentativo del premier Conte di cambiare maggioranza in Parlamento - prima alla Camera e poi al Senato, dove tutto è più difficile - e due punti s'impongono alla riflessione. Il primo, fin qui sottovalutato, riguarda la gestione del Recovery. È su tale nodo che si è aperta la crisi. In forma esasperata e narcisistica, incapace com'è di tenere a freno il proprio ego, Matteo Renzi ha tuttavia posto una serie di questioni rilevanti. Tutte riguardano le modalità con cui a Roma verrà spesa la montagna di soldi fornita a rate dall'Unione, soldi che in buona misura non sono regalati ma andranno a ingrossare un debito pubblico già elefantiaco. Tanto è vero che la presidente Von der Leyen più di una volta ha insistito sull'urgenza di distinguere tra investimenti ben calibrati, fondamentali per le prossime generazioni, e spese superflue o meramente assistenziali. In sostanza, il debito buo…
Mancano tre giorni al tentativo del premier Conte di cambiare maggioranza in Parlamento - prima alla Camera e poi al Senato, dove tutto è più difficile - e due punti s'impongono alla riflessione. Il primo, fin qui sottovalutato, riguarda la gestione del Recovery. È su tale nodo che si è aperta la crisi. In forma esasperata e narcisistica, incapace com'è di tenere a freno il proprio ego, Matteo Renzi ha tuttavia posto una serie di questioni rilevanti. Tutte riguardano le modalità con cui a Roma verrà spesa la montagna di soldi fornita a rate dall'Unione, soldi che in buona misura non sono regalati ma andranno a ingrossare un debito pubblico già elefantiaco. Tanto è vero che la presidente Von der Leyen più di una volta ha insistito sull'urgenza di distinguere tra investimenti ben calibrati, fondamentali per le prossime generazioni, e spese superflue o meramente assistenziali. In sostanza, il debito buono e il debito cattivo richiamato anche da Mario Draghi.
L'addio di Italia Viva è motivato da un giudizio di inadeguatezza circa le capacità del governo Conte e dello stesso premier posti di fronte a questa responsabilità storica. Ha torto Renzi? È possibile; e potrebbe persino aver ragione un altro fiorentino, il socialista Nencini, quando afferma che l'esecutivo in bilico è "il più autorevole che l'Italia possa mettere in campo oggi". Tuttavia il problema esiste: lo testimonia il commento della Frankfurter Allgemeine citato già ieri da questo giornale, in cui si attribuisce a Conte il proposito di voler spendere "i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari". Una simile asprezza non è usuale e fa pensare che a Berlino si guardi con qualche apprensione all'Italia e alla strada imboccata dopo la crisi di governo.
Del resto non sarebbe strano, basta ricordare la recente intervista a Repubblica del commissario Gentiloni e i segnali severi verso le scelte romane che conteneva. In sostanza, da un lato c'è un partito europeista (Italia Viva) che ha appena sfiduciato pubblicamente il governo sul tema del Recovery; dall'altro c'è l'ipotesi concreta che Conte vada avanti avendo raccolto a Palazzo Madama un manipolo più o meno casuale di senatori in cerca di un nuovo tetto. Quali garanzie potrà dare questa nuova maggioranza, che si presume striminzita, se il metro di giudizio è il rigore e l'utilizzo delle risorse in chiave non clientelare?
Secondo punto. Il gruppo che sta prendendo forma a sostegno di Conte, comunque si chiamerà, è in embrione il partito del presidente del Consiglio, che peraltro ha l'ambizione di guidare non solo questa pattuglia bensì l'intero centrosinistra. Per la prima volta si parla e non in modo astratto di un "partito di Conte", figlio naturale della prova di forza parlamentare. I primi sondaggi hanno subito fotografato un dato: alle elezioni la nuova formazione raccoglierebbe voti soprattutto nel mondo che vota Pd. I Cinque Stelle sarebbero danneggiati in misura marginale, mentre il partito di Zingaretti, oggi determinato nel sostegno al presidente del Consiglio e deciso (in apparenza) a non riaprire le porte a Renzi, sarebbe duramente falcidiato. È presto per trarre delle conclusioni. Salvo una: l'unico a trarre vantaggio dal governo dei "costruttori" sarebbe l'attuale premier. L'esecutivo risulterebbe più debole, almeno rispetto all'Europa. Ma più debole sarebbe anche il Pd rispetto all'abile avvocato del popolo e alle sue ambizioni crescenti.
L'addio di Italia Viva è motivato da un giudizio di inadeguatezza circa le capacità del governo Conte e dello stesso premier posti di fronte a questa responsabilità storica. Ha torto Renzi? È possibile; e potrebbe persino aver ragione un altro fiorentino, il socialista Nencini, quando afferma che l'esecutivo in bilico è "il più autorevole che l'Italia possa mettere in campo oggi". Tuttavia il problema esiste: lo testimonia il commento della Frankfurter Allgemeine citato già ieri da questo giornale, in cui si attribuisce a Conte il proposito di voler spendere "i soldi di Bruxelles in base a calcoli politici e clientelari". Una simile asprezza non è usuale e fa pensare che a Berlino si guardi con qualche apprensione all'Italia e alla strada imboccata dopo la crisi di governo.
Del resto non sarebbe strano, basta ricordare la recente intervista a Repubblica del commissario Gentiloni e i segnali severi verso le scelte romane che conteneva. In sostanza, da un lato c'è un partito europeista (Italia Viva) che ha appena sfiduciato pubblicamente il governo sul tema del Recovery; dall'altro c'è l'ipotesi concreta che Conte vada avanti avendo raccolto a Palazzo Madama un manipolo più o meno casuale di senatori in cerca di un nuovo tetto. Quali garanzie potrà dare questa nuova maggioranza, che si presume striminzita, se il metro di giudizio è il rigore e l'utilizzo delle risorse in chiave non clientelare?
Secondo punto. Il gruppo che sta prendendo forma a sostegno di Conte, comunque si chiamerà, è in embrione il partito del presidente del Consiglio, che peraltro ha l'ambizione di guidare non solo questa pattuglia bensì l'intero centrosinistra. Per la prima volta si parla e non in modo astratto di un "partito di Conte", figlio naturale della prova di forza parlamentare. I primi sondaggi hanno subito fotografato un dato: alle elezioni la nuova formazione raccoglierebbe voti soprattutto nel mondo che vota Pd. I Cinque Stelle sarebbero danneggiati in misura marginale, mentre il partito di Zingaretti, oggi determinato nel sostegno al presidente del Consiglio e deciso (in apparenza) a non riaprire le porte a Renzi, sarebbe duramente falcidiato. È presto per trarre delle conclusioni. Salvo una: l'unico a trarre vantaggio dal governo dei "costruttori" sarebbe l'attuale premier. L'esecutivo risulterebbe più debole, almeno rispetto all'Europa. Ma più debole sarebbe anche il Pd rispetto all'abile avvocato del popolo e alle sue ambizioni crescenti.