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(afp)

La strada nuova dell'atlantismo

Un asse da ricostruire
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Vuole agire in fretta. Sarà tramite decreti che Joe Biden affronterà le quattro grandi crisi che ha davanti - Covid, clima, economia e relazioni interrazziali - con l'obbiettivo di "rimettere in piedi il nostro Paese", dice il suo entourage, e "ridare all'America il suo posto nel mondo".
Ottimo. Non possiamo che applaudire, ma è possibile "ridare all'America il suo posto nel mondo" quando il mondo è cambiato così tanto e gli Stati Uniti sono talmente spaccati che le loro ferite impiegheranno molto tempo per cicatrizzarsi?
La risposta è no. L'America ha così tante sfide da affrontare che non potrà tornare a essere l'iperpotenza che era diventata dopo la frantumazione dell'Unione Sovietica, e di sicuro non potrà tornare a essere quel gendarme del pianeta che del resto neanche vuole più essere, dopo il fiasco della sua avventura irachena.
Come tutte le democrazie, l…
Vuole agire in fretta. Sarà tramite decreti che Joe Biden affronterà le quattro grandi crisi che ha davanti - Covid, clima, economia e relazioni interrazziali - con l'obbiettivo di "rimettere in piedi il nostro Paese", dice il suo entourage, e "ridare all'America il suo posto nel mondo".
Ottimo. Non possiamo che applaudire, ma è possibile "ridare all'America il suo posto nel mondo" quando il mondo è cambiato così tanto e gli Stati Uniti sono talmente spaccati che le loro ferite impiegheranno molto tempo per cicatrizzarsi?
La risposta è no. L'America ha così tante sfide da affrontare che non potrà tornare a essere l'iperpotenza che era diventata dopo la frantumazione dell'Unione Sovietica, e di sicuro non potrà tornare a essere quel gendarme del pianeta che del resto neanche vuole più essere, dopo il fiasco della sua avventura irachena.
Come tutte le democrazie, l'America dovrà ridisegnare uno scacchiere politico scompaginato dallo spostamento all'estrema destra di un terzo dei suoi elettori. Dovrà portare avanti, allo stesso tempo, una lotta incertissima per non lasciarsi strappare dalla Cina il suo ruolo di prima economia mondiale. Parallelamente, dovrà offrire alle nazioni asiatiche una protezione abbastanza credibile per evitare che quel continente finisca per diventare un protettorato cinese.

Condannata, in una parola, a concentrare le sue forze e i suoi sforzi sul Pacifico, mentre la ricerca di un nuovo consenso interno sarà appena agli inizi, l'America non può e non deve illudersi sulle possibilità di "riprendersi" il posto che aveva occupato nel XX secolo.
Dovrà invece dedicarsi a inventare un suo ruolo nel XXI secolo, cominciando col lavorare a una ridefinizione dell'Alleanza atlantica.
Considerando che gli Stati Uniti, giustamente, non vogliono più accollarsi da soli il costo della difesa dell'Europa, dovranno accettare che l'Unione Europea si doti di una difesa comune che faccia leva sull'industria militare europea, e che la Nato diventi in questo modo un'alleanza tra partner con uguali diritti e doveri, l'alleanza delle due più grandi e ricche democrazie mondiali.
Non solo l'Unione Europea dovrà poter pesare tanto quanto gli Stati Uniti nell'Alleanza atlantica del XXI secolo, ma sarà necessario instaurare al più presto una ripartizione dei ruoli dall'una e dall'altra parte dell'oceano. Mentre gli Stati Uniti continueranno a spostare il fulcro strategico della loro politica estera verso il Pacifico e l'Asia, all'Unione toccherà il compito di stabilizzare lo spazio mediterraneo, cercando di instaurare una zona di sicurezza e cooperazione fra le tre sponde del mare nostrum e il relativo entroterra.

Il compito non sarà facile, né da una parte né dall'altra. La sua difficoltà esigerà, al contrario, che gli Stati Uniti e l'Unione Europea operino insieme per appianare le tensioni secondarie e trovino, in primo luogo, un modus vivendi con la Russia. È una cosa che va palesemente nella direzione degli interessi delle tre potenze (europea, russa e americana), perché ci rimetterebbero sia la Russia, rinchiudendosi in un tête-à-tête con l'elefante cinese, sia le democrazie a vedere Pechino e Mosca fare fronte comune contro di loro.
L'atlantismo ieri era la subordinazione dell'Europa agli Stati Uniti. Oggi, è l'indispensabile intesa delle democrazie di fronte all'affermazione delle dittature, la rinascita dell'oscurantismo e l'avanzata della barbarie.
 
(Traduzione di Fabio Galimberti)