Supercoppa alla Juventus: Cristiano Ronaldo centravanti, una soluzione che sarà utile
di Paolo Condò , di Paolo CondòAl portoghese, come tutti i fuoriclasse, anche nei periodi grigi basta poco per lasciare il segno. Suo il gol che ha risolto la partita con il Napoli, regalando a Pirlo il primo trofeo della carriera e qualche giorno di vacanza dalle critiche seguite alla sconfitta con l'Inter
È probabile che Cristiano Ronaldo, come già successo in passato, abbia tarato la sua preparazione sulla ripresa della Champions: è la competizione che assegna tre quarti del Pallone d'oro, e conosciamo le priorità del portoghese. Trattandosi di un fuoriclasse, però, anche nei periodi grigi gli basta poco per lasciare il segno. Per esempio l'opportunismo che ne fa - le volte che accetta il ruolo - un uomo d'area come pochissimi. Il gol che ha risolto la Supercoppa, dando a Pirlo il primo trofeo da allenatore e soprattutto qualche giorno di vacanza dalle critiche montanti dopo il ko con l'Inter, è stato un gesto da numero 9 purissimo, una sentenza scevra di pietà per la palla ciccata da Bakayoko.
Non ha fatto molto altro Cristiano, ma se la pretesa di partire da sinistra per convergere ha un senso soltanto quando è al massimo, e ora lo porta a pestarsi i piedi con Chiesa rendendolo di fatto superfluo, la capacit&ag…
Non ha fatto molto altro Cristiano, ma se la pretesa di partire da sinistra per convergere ha un senso soltanto quando è al massimo, e ora lo porta a pestarsi i piedi con Chiesa rendendolo di fatto superfluo, la capacit&ag…
È probabile che Cristiano Ronaldo, come già successo in passato, abbia tarato la sua preparazione sulla ripresa della Champions: è la competizione che assegna tre quarti del Pallone d'oro, e conosciamo le priorità del portoghese. Trattandosi di un fuoriclasse, però, anche nei periodi grigi gli basta poco per lasciare il segno. Per esempio l'opportunismo che ne fa - le volte che accetta il ruolo - un uomo d'area come pochissimi. Il gol che ha risolto la Supercoppa, dando a Pirlo il primo trofeo da allenatore e soprattutto qualche giorno di vacanza dalle critiche montanti dopo il ko con l'Inter, è stato un gesto da numero 9 purissimo, una sentenza scevra di pietà per la palla ciccata da Bakayoko.
Non ha fatto molto altro Cristiano, ma se la pretesa di partire da sinistra per convergere ha un senso soltanto quando è al massimo, e ora lo porta a pestarsi i piedi con Chiesa rendendolo di fatto superfluo, la capacità di interpretare le correnti dell'area rimane da vecchio nostromo. Ci pensi ancora Pirlo, all'idea di un 4-3-3 con Ronaldo incastonato fra Kulusevski e Chiesa: fino alla Champions può essere la migliore opzione. La Juve di Supercoppa è stata la sorella maggiore di quella di San Siro perché il centrocampo era meglio assortito. L'utilizzo di Arthur come metronomo, infatti, libera Bentancur a un lavoro di spola fra il centro e la trequarti che gli permette di sfruttare la sua ottima tecnica in movimento. Dell'energia di McKennie, poi, in questo momento Pirlo non può fare a meno. Ne ha talmente tanta da passarla per osmosi ai compagni, compreso un Cuadrado il cui recupero era necessario (come ha potuto apprezzare Morata sull'ultima palla). Un centrocampo finalmente ordinato - non a caso per due terzi quello di Barcellona - accresce le combinazioni di gioco e di conseguenza il coraggio: la Juve pressa alta andando a caccia del pallone in tutte le zone del campo, senza preoccuparsi che un modesto Napoli - sottoposto di continuo a situazioni di uno contro due se non contro tre - possa trovare i molti uomini liberi che inevitabilmente ha, ma nelle zone morte del campo.
Questa difficoltà a ripartire, durata tutta la gara, toglie ogni discussione sulla giustizia dell'esito finale malgrado le due macro occasioni avute dal Napoli sul rettilineo d'arrivo. Insigne ha sbagliato il suo terzo rigore in carriera contro la Juve, e Gattuso non tema di fargli un torto nel designare un altro quando l'avversario è bianconero: Lorenzo lo sente troppo, questa è un'evidenza, e siccome è umano non c'è nulla di cui vergognarsi. Solo da cambiare.
Non ha fatto molto altro Cristiano, ma se la pretesa di partire da sinistra per convergere ha un senso soltanto quando è al massimo, e ora lo porta a pestarsi i piedi con Chiesa rendendolo di fatto superfluo, la capacità di interpretare le correnti dell'area rimane da vecchio nostromo. Ci pensi ancora Pirlo, all'idea di un 4-3-3 con Ronaldo incastonato fra Kulusevski e Chiesa: fino alla Champions può essere la migliore opzione. La Juve di Supercoppa è stata la sorella maggiore di quella di San Siro perché il centrocampo era meglio assortito. L'utilizzo di Arthur come metronomo, infatti, libera Bentancur a un lavoro di spola fra il centro e la trequarti che gli permette di sfruttare la sua ottima tecnica in movimento. Dell'energia di McKennie, poi, in questo momento Pirlo non può fare a meno. Ne ha talmente tanta da passarla per osmosi ai compagni, compreso un Cuadrado il cui recupero era necessario (come ha potuto apprezzare Morata sull'ultima palla). Un centrocampo finalmente ordinato - non a caso per due terzi quello di Barcellona - accresce le combinazioni di gioco e di conseguenza il coraggio: la Juve pressa alta andando a caccia del pallone in tutte le zone del campo, senza preoccuparsi che un modesto Napoli - sottoposto di continuo a situazioni di uno contro due se non contro tre - possa trovare i molti uomini liberi che inevitabilmente ha, ma nelle zone morte del campo.
Questa difficoltà a ripartire, durata tutta la gara, toglie ogni discussione sulla giustizia dell'esito finale malgrado le due macro occasioni avute dal Napoli sul rettilineo d'arrivo. Insigne ha sbagliato il suo terzo rigore in carriera contro la Juve, e Gattuso non tema di fargli un torto nel designare un altro quando l'avversario è bianconero: Lorenzo lo sente troppo, questa è un'evidenza, e siccome è umano non c'è nulla di cui vergognarsi. Solo da cambiare.