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Cecilia Mangini e quella notte in cui parlò con le mani

Il ricordo / E' morta a 93 anni la documentarista che, dopo gli esordi da fotoreporter, divenne la prima donna regista di cinema militante
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Gli occhi chiusi, la schiena al muro, il viso al sole. Cecilia era seduta a un tavolino all’aperto. Bianca, i capelli e la pelle, minuscola, immensa. Ha aperto gli occhi, si è accesa di felicità. «Come stai?», ho domandato. «Bene. Non ho paura di questa malattia. Sto attenta, come tutti, ma poi: io credo solo nel destino». Ha ordinato un bicchiere di vino, abbiamo riso, discusso con veemenza di politica. «Ora devo andare in centro, cerco un libro». Ti accompagno? «No, ho la macchina grazie». È salita sulla sua scatoletta, l’auto con due sobbalzi è partita, è sparita nel traffico.

Cecilia a 94 anni guidava. Girava Roma da sola, non chiedeva mai niente. Faceva da sola. Cecilia aveva le mani più belle che si siano mai viste, e sapeva ascoltare come nessuno. Chi ti ascolta ti innamora. Cecilia sapeva vedere, sapeva aspettare. Pensi che non possano mai spegnersi persone così: il fu…
Gli occhi chiusi, la schiena al muro, il viso al sole. Cecilia era seduta a un tavolino all’aperto. Bianca, i capelli e la pelle, minuscola, immensa. Ha aperto gli occhi, si è accesa di felicità. «Come stai?», ho domandato. «Bene. Non ho paura di questa malattia. Sto attenta, come tutti, ma poi: io credo solo nel destino». Ha ordinato un bicchiere di vino, abbiamo riso, discusso con veemenza di politica. «Ora devo andare in centro, cerco un libro». Ti accompagno? «No, ho la macchina grazie». È salita sulla sua scatoletta, l’auto con due sobbalzi è partita, è sparita nel traffico.

Cecilia a 94 anni guidava. Girava Roma da sola, non chiedeva mai niente. Faceva da sola. Cecilia aveva le mani più belle che si siano mai viste, e sapeva ascoltare come nessuno. Chi ti ascolta ti innamora. Cecilia sapeva vedere, sapeva aspettare. Pensi che non possano mai spegnersi persone così: il fuoco non muore. È inconcepibile. Come hai fatto Ceci a chiedere a Pasolini di vedere il tuo lavoro? «Ho cercato sull’elenco del telefono. Alla lettera P. Ho chiamato, ha risposto. Ha preso il tram ed è venuto a casa». Com’è stato sfilare in divisa fascista da piccola? «Bellissimo. Si poteva uscire da casa, finalmente. Anche noi, le femmine, potevamo. Dietro ai maschi, certo. In fondo, ma potevamo». E il comunismo? Cos’era? «L’unico posto possibile».

Cecilia Mangini. In alto, la regista in uno scatto d'archivio 


Poi siamo arrivate a Venezia, un giorno. Sul tappeto rosso, alla Biennale. Una restituzione, dopo tanti anni di oblio e di censura. Alle tre di notte, dopo i festeggiamenti su Edipo Re, la barca di Pasolini, nel pieno di una tormenta di fulmini Cecilia dice: e ora che si fa? Si va a dormire. Ma no. C’è Wiseman in hotel, chiamiamolo. Sono le tre, Cecilia. «I vecchi non dormono, vedrai che è sveglio». Non dormiva. Lui non parlava italiano, e lei non parlava inglese. Un’ora, sulla panchina di pietra accanto alla fontana del cortile. Cosa vi siete detti, Cecilia? «Un sacco di cose». Ma in che lingua? «Sai che non ci ho pensato? Non lo so. Aveva visto il miei film, e io i suoi. Abbiamo parlato con le mani, e coi ricordi».