La politica troppo normale
di Marco Bentivogli , di Marco BentivogliIl virus ha svelato l'incapacità strategica dei partiti
È sempre più chiaro che l'assuefazione dell'opinione pubblica consente, ai più disinvolti, ampi margini di manovra ma non bisogna abusarne. Qualche giorno fa parlavo di sinistra evocativa, e sentire che sia sufficiente evocare in un discorso alle Camere, parole che rimandano a filoni profondi di cultura politica per attrarne i "seguaci" e allargare la maggioranza, conferma proprio l'assenza proprio di cultura politica. Poi il giorno dopo in Europa, il partito(attuale) del presidente del Consiglio si astiene sugli strumenti del Recovery Fund e sull'accelerazione della Tav. Bisogna avere particolare cura delle parole da non pronunciare, diceva Alda Merini. Se "aprire la crisi in pandemia è da irresponsabili" complicato sostenere di andare alle elezioni.
La valutazione sull'azione di un governo è sempre sfumata in situazioni "normali", ma oggi il Paese è tutto veramente scosso dalla crisi: l'…
La valutazione sull'azione di un governo è sempre sfumata in situazioni "normali", ma oggi il Paese è tutto veramente scosso dalla crisi: l'…
È sempre più chiaro che l'assuefazione dell'opinione pubblica consente, ai più disinvolti, ampi margini di manovra ma non bisogna abusarne. Qualche giorno fa parlavo di sinistra evocativa, e sentire che sia sufficiente evocare in un discorso alle Camere, parole che rimandano a filoni profondi di cultura politica per attrarne i "seguaci" e allargare la maggioranza, conferma proprio l'assenza proprio di cultura politica. Poi il giorno dopo in Europa, il partito(attuale) del presidente del Consiglio si astiene sugli strumenti del Recovery Fund e sull'accelerazione della Tav. Bisogna avere particolare cura delle parole da non pronunciare, diceva Alda Merini. Se "aprire la crisi in pandemia è da irresponsabili" complicato sostenere di andare alle elezioni.
La valutazione sull'azione di un governo è sempre sfumata in situazioni "normali", ma oggi il Paese è tutto veramente scosso dalla crisi: l'elevato "sommerso", il lavoro autonomo, le partite Iva - incluse le "gestioni separate Inps" - le pmi, interi settori in cassa integrazione, i giovani, le donne con fragilità contrattuale non protetti da blocco dei licenziamenti né da Cig. Insomma, c'è un'Italia immune dagli interventi dell'azione di governo e a cui la gestione della pandemia, pur contabilizzando le buone cose, produce una rabbia crescente.
La governabilità non può reggersi sugli appetiti relativi alla ricandidabilità dei singoli parlamentari. E, va detto, il non nuovo ricorso allo "spacchettamento" dei dicasteri, per moltiplicare poltrone da ministro, viceministro, sottosegretari, assistenti, capi di gabinetto, segretarie, portavoce ad opera del movimento che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno va ben oltre l'eterogenesi dei fini. Consapevoli, peraltro, che, finiti i posti di sottogoverno, il polo di attrazione tornerà ad essere quello che, al momento, ha più chance di vincere le prossime elezioni. Anche perché con il taglio dei parlamentari, bisognerà ricorrere all'ancora troppo vasto portafoglio di nomine o di assessorati nelle amministrazioni locali.
Ormai, la politica italiana si gioca sul quotidiano in un orizzonte, che non supera il 2023 con le elezioni politiche e quelle del Quirinale. Ma arrivare a quelle scadenze con il centro e la sinistra bloccati negli schemi attuali porta ad un esito scontato: la vittoria, ampia, del centro-destra alle politiche e l'estrema difficoltà di eleggere il nuovo capo dello Stato. Tutti dimenticano, peraltro, che i 58 delegati regionali, provengono in larga parte dalle fila del centro-destra.
Fare proprie le esigenze dei partner della propria coalizione è giusto e sensato ma non fino al punto di agevolare la propria autodistruzione. Il Pd è ancora, per fortuna, troppo grande per fare da balia ai 5S ma non abbastanza per non pensare che sia doveroso costruire una strategia per crescere. Non solo, le esigenze di migliorare il Pnrr sono immediate. A partire dalla necessità di individuare misure che abbiano chanche di essere accolte. In particolare, la cosa per cui serve un governo molto forte e dotato di coraggio, sono le Riforme. Riformare, come ci è richiesto, Pa, giustizia, semplificazioni e concorrenza in un Paese corporativo come il nostro sono missioni enormi.
L'interesse del Paese non è la media della somma delle richieste delle corporazioni urlanti. Dobbiamo essere grati all'Unione Europe che il Pnrr sia vincolato alle Riforme. Senza riforme il nostro Paese verserà acqua preziosa in un catino bucato, come è sempre avvenuto negli ultimi 30 anni. È nostro interesse avere un governo meno sensibile ai veti, agli strepiti.
Gli strateghi delle varie forze politiche vanno costretti a confrontarsi con la realtà. Il blocco dei licenziamenti e la Cig Covid sono stati utili a prendere tempo e il tempo va utilizzato per far ripartire l'economia altrimenti alla fine della primavera vi sarà un'emergenza lavoro tra le più drammatiche della nostra storia. Abbiamo visto che in troppi casi i bonus e le mance ingrassano chi non ha bisogno e lasciano a secco chi ne ha. Servono più strateghi del lavoro, della crescita e della politica industriale e meno tattici del galleggiamento o dello sfascio.
Più ci si avvicina al 2023 e più si guardano i sondaggi, più l'argomento che giustifica qualsiasi scelta inspiegabile "se no arrivano le destre" avvicina ad un trionfale arrivo delle destre. Per ritornare alla nuova normalità bisogna partire da una forte discontinuità con il passato, iniziando a rifondare i partiti e renderli aperti, pluridentitari e contendibili in una fase ri-costituente della politica italiana in forte emergenza di credibilità.
Sembra che il Paese sia ormai un treno in corsa con due sole mete obbligate tra cui scegliere, l'Ungheria o il Venezuela. Bisogna far deragliare quel treno onorando i motivi per cui è stato costruito il Next Generation Eu, ovvero rilanciare un Paese libero, forte e solidale, regione di un Europa Federale.
La valutazione sull'azione di un governo è sempre sfumata in situazioni "normali", ma oggi il Paese è tutto veramente scosso dalla crisi: l'elevato "sommerso", il lavoro autonomo, le partite Iva - incluse le "gestioni separate Inps" - le pmi, interi settori in cassa integrazione, i giovani, le donne con fragilità contrattuale non protetti da blocco dei licenziamenti né da Cig. Insomma, c'è un'Italia immune dagli interventi dell'azione di governo e a cui la gestione della pandemia, pur contabilizzando le buone cose, produce una rabbia crescente.
La governabilità non può reggersi sugli appetiti relativi alla ricandidabilità dei singoli parlamentari. E, va detto, il non nuovo ricorso allo "spacchettamento" dei dicasteri, per moltiplicare poltrone da ministro, viceministro, sottosegretari, assistenti, capi di gabinetto, segretarie, portavoce ad opera del movimento che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno va ben oltre l'eterogenesi dei fini. Consapevoli, peraltro, che, finiti i posti di sottogoverno, il polo di attrazione tornerà ad essere quello che, al momento, ha più chance di vincere le prossime elezioni. Anche perché con il taglio dei parlamentari, bisognerà ricorrere all'ancora troppo vasto portafoglio di nomine o di assessorati nelle amministrazioni locali.
Ormai, la politica italiana si gioca sul quotidiano in un orizzonte, che non supera il 2023 con le elezioni politiche e quelle del Quirinale. Ma arrivare a quelle scadenze con il centro e la sinistra bloccati negli schemi attuali porta ad un esito scontato: la vittoria, ampia, del centro-destra alle politiche e l'estrema difficoltà di eleggere il nuovo capo dello Stato. Tutti dimenticano, peraltro, che i 58 delegati regionali, provengono in larga parte dalle fila del centro-destra.
Fare proprie le esigenze dei partner della propria coalizione è giusto e sensato ma non fino al punto di agevolare la propria autodistruzione. Il Pd è ancora, per fortuna, troppo grande per fare da balia ai 5S ma non abbastanza per non pensare che sia doveroso costruire una strategia per crescere. Non solo, le esigenze di migliorare il Pnrr sono immediate. A partire dalla necessità di individuare misure che abbiano chanche di essere accolte. In particolare, la cosa per cui serve un governo molto forte e dotato di coraggio, sono le Riforme. Riformare, come ci è richiesto, Pa, giustizia, semplificazioni e concorrenza in un Paese corporativo come il nostro sono missioni enormi.
L'interesse del Paese non è la media della somma delle richieste delle corporazioni urlanti. Dobbiamo essere grati all'Unione Europe che il Pnrr sia vincolato alle Riforme. Senza riforme il nostro Paese verserà acqua preziosa in un catino bucato, come è sempre avvenuto negli ultimi 30 anni. È nostro interesse avere un governo meno sensibile ai veti, agli strepiti.
Gli strateghi delle varie forze politiche vanno costretti a confrontarsi con la realtà. Il blocco dei licenziamenti e la Cig Covid sono stati utili a prendere tempo e il tempo va utilizzato per far ripartire l'economia altrimenti alla fine della primavera vi sarà un'emergenza lavoro tra le più drammatiche della nostra storia. Abbiamo visto che in troppi casi i bonus e le mance ingrassano chi non ha bisogno e lasciano a secco chi ne ha. Servono più strateghi del lavoro, della crescita e della politica industriale e meno tattici del galleggiamento o dello sfascio.
Più ci si avvicina al 2023 e più si guardano i sondaggi, più l'argomento che giustifica qualsiasi scelta inspiegabile "se no arrivano le destre" avvicina ad un trionfale arrivo delle destre. Per ritornare alla nuova normalità bisogna partire da una forte discontinuità con il passato, iniziando a rifondare i partiti e renderli aperti, pluridentitari e contendibili in una fase ri-costituente della politica italiana in forte emergenza di credibilità.
Sembra che il Paese sia ormai un treno in corsa con due sole mete obbligate tra cui scegliere, l'Ungheria o il Venezuela. Bisogna far deragliare quel treno onorando i motivi per cui è stato costruito il Next Generation Eu, ovvero rilanciare un Paese libero, forte e solidale, regione di un Europa Federale.