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(ansa)

La tentazione di Palazzo Chigi

I vaccini tagliati all'Italia e la crisi politica
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L ’improvvisa e misteriosa penuria di vaccini che sta colpendo l’Europa (ma non gli Stati Uniti) si scarica con forza sull’Italia mettendone a rischio il cronoprogramma e la leadership faticosamente conquistata in queste settimane. Secondi per inoculazioni soltanto alla Germania, gli italiani per una volta si sono mostrati all’altezza del compito. Per questo va salutata con favore la decisione del presidente del Consiglio di opporsi per le vie legali contro Pfizer-Biontech e AstraZeneca per i tagli programmati delle dosi al nostro Paese. Nel mezzo di una crisi di governo formalmente chiusa ma di fatto ancora apertissima nei suoi esiti, il governo vede infatti traballare tutta la costruzione messa in piedi con le regioni, gli ospedali, i volontari, la struttura commissariale. Uno sforzo corale per coprire le categorie più a rischio, e poi via via tutti i cittadini, con il farmaco che rappresenta l’unica via d’uscita da questo incubo durato orm…
L ’improvvisa e misteriosa penuria di vaccini che sta colpendo l’Europa (ma non gli Stati Uniti) si scarica con forza sull’Italia mettendone a rischio il cronoprogramma e la leadership faticosamente conquistata in queste settimane. Secondi per inoculazioni soltanto alla Germania, gli italiani per una volta si sono mostrati all’altezza del compito. Per questo va salutata con favore la decisione del presidente del Consiglio di opporsi per le vie legali contro Pfizer-Biontech e AstraZeneca per i tagli programmati delle dosi al nostro Paese. Nel mezzo di una crisi di governo formalmente chiusa ma di fatto ancora apertissima nei suoi esiti, il governo vede infatti traballare tutta la costruzione messa in piedi con le regioni, gli ospedali, i volontari, la struttura commissariale. Uno sforzo corale per coprire le categorie più a rischio, e poi via via tutti i cittadini, con il farmaco che rappresenta l’unica via d’uscita da questo incubo durato ormai più di un anno.

Eppure non si può non notare come il nuovo fronte aperto da Conte possa trasformarsi alla bisogna in una formidabile arma di propaganda elettorale, se davvero ogni soluzione esperita in queste ore per evitare il peggio dovesse rivelarsi fallace. Di fronte alla destra che prevedibilmente agiterà in campagna elettorale il ritardo sulle vaccinazioni, il premier e i suoi alleati potrebbero rispondere con la causa contro Big Pharma. Una sorta di esternalizzazione delle responsabilità per il fallimento del piano di immunizzazione di massa, con la colpa fatta ricadere sulle multinazionali che – lo si dice per ora sottovoce – avrebbero accampato scuse per dirottare altrove le preziose dosi. L’annuncio di Conte contro Pfizer e AstraZeneca è un altro di quei piccoli segnali tellurici che potrebbero essere le avvisaglie del terremoto elettorale. Al momento i numeri per andare avanti non ci sono. I due pozzi – Forza Italia e Italia Viva – da cui si spera di trarre qualche buona anima che venga in soccorso al governo, si sono rivelati asciutti. Si scava ancora ma il tempo scorre.

Le strade alla fine restano due. O nelle prossime 48 ore appaiono questi nuovi gruppi a sostegno di Conte, oppure la crisi si avvita e la palla passa al Quirinale. In questo fine settimana sembra che dal Pd e dintorni salga verso il premier l’invito a rompere gli indugi e dare un segnale di discontinuità, necessario per attrarre i nuovi arrivi e vestire in maniera dignitosa un’operazione politica. Conte lo farà, anticipando così il voto di palazzo Madama su Bonafede, o andrà in aula a farsi votare contro? Il dilemma, anche personale, è per ora senza risposta. Sta di fatto che l’alternativa di cui si parla, quella di un governo con tutti dentro, il governo di unità nazionale rilanciato ieri da Berlusconi, non esiste. Sarebbe possibile una maggioranza Ursula, ma non ci sono segnali concreti che Forza Italia abbandoni la destra sovranista. Se ne potrà riparlare se le posizioni di Renato Brunetta dovessero diventare maggioritarie nel suo partito, ma così non è. E come si fa a immaginare una nuova maggioranza Frankenstein che tenga insieme Borghi e Gualtieri? O Bagnai e Amendola? Il livello di schizofrenia sarebbe persino più alto dell’attuale, la paralisi garantita, le liti continue. Quale credibilità di fronte all’Europa potrebbe avere un governo da Salvini a Bonino? E, oltretutto, come farebbe Salvini a lasciare Meloni all’opposizione solitaria di un governo simile? Si tratta con tutta evidenza di un esperimento fallito già sulla carta. Il Pd, oltre al governo, perderebbe anche l’anima. Minore sarebbe il rischio di elezioni anticipate a maggio.

Del resto illustri e noti precedenti dovrebbero sconsigliare il Nazareno di perseguire la governabilità a ogni costo. Lo fece Bersani nel 2012, dopo l’uscita di scena di Berlusconi, e il movimento di Grillo – fino ad allora quasi un fenomeno di folklore – esplose in tutta la sua virulenza anti-istituzionale. Anche nel 2016, dopo la batosta del referendum, l’allora segretario Renzi venne convinto/costretto a non andare al voto e proseguire la legislatura con un altro governo. Il Pd alle Politiche precipitò dal 40 al 18 per cento. L’ora della verità sta suonando un’altra volta per tutti. Nelle prossime ore sapremo se il sistema saprà trovare una via d’uscita onorevole, che non puzzi troppo di trasformismo e sia all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte, oppure se dovranno essere gli italiani a decidere da chi essere governati.