✕
(afp)

Stati Uniti, i media si scoprono orfani di Trump

Le menzogne, gli insulti e le offese facevano audience e portavano soldi all’editoria. Adesso giornali e network di informazione dovranno studiare nuove strategie per tenere alti i profitti
5 minuti di lettura
NEW YORK - Orfani (felici!) di Donald Trump, delle sue iperboli, delle sue menzogne, dei suoi attacchi alla credibilità della stampa, i media in genere, quotidiani, siti internet, televisioni - sia news che talk show - stanno rivedendo strategie sia di business che editoriali per adattarsi alla "normalità" di Joe Biden. Alec Baldwin, che per quattro anni ha raggiunto vette di ascolto senza precedenti imitando Trump sulla Nbc, ha riassunto per tutti la chiusura di una pagina senza precedenti per la storia dei media. Annunciando settimane fa che non avrebbe più imitato Trump ha anche detto: "Non sono mai stato così felice di perdere un lavoro". Ma il problema dell'audience si pone. Cosa succederà con Biden? Cosa porterà la quiete dopo la tempesta? Ai piani alti delle grandi case editrici di giornali o di televisioni americane non si parla d'altro. Ci vorranno nuove strategie.

Non c'è dubbio che Trump abbia…
NEW YORK - Orfani (felici!) di Donald Trump, delle sue iperboli, delle sue menzogne, dei suoi attacchi alla credibilità della stampa, i media in genere, quotidiani, siti internet, televisioni - sia news che talk show - stanno rivedendo strategie sia di business che editoriali per adattarsi alla "normalità" di Joe Biden. Alec Baldwin, che per quattro anni ha raggiunto vette di ascolto senza precedenti imitando Trump sulla Nbc, ha riassunto per tutti la chiusura di una pagina senza precedenti per la storia dei media. Annunciando settimane fa che non avrebbe più imitato Trump ha anche detto: "Non sono mai stato così felice di perdere un lavoro". Ma il problema dell'audience si pone. Cosa succederà con Biden? Cosa porterà la quiete dopo la tempesta? Ai piani alti delle grandi case editrici di giornali o di televisioni americane non si parla d'altro. Ci vorranno nuove strategie.

Non c'è dubbio che Trump abbia ribaltato la definizione stessa dei fatti e rivoluzionato il business dell'editoria (restò celebre la sua descrizione di una giornata di Sole quando si vedeva chiaramente la pioggia). Ha insultato, intimidito, vilipeso giornalisti e media. Alcuni, come Jim Acosta di Cnn, li ha persino espulsi dalla Casa Bianca perché facevano domande impertinenti. Era normale - mi ci sono trovato in mezzo più volte in vari comizi - che Trump da presidente e candidato additasse la stampa come "bugiarda", parziale, popolata da cronisti che lo odiavano e che erano pagati per scrivere cattiverie e menzogne contro di lui. Niente di vero, ovviamente. Eppure, come mai era successo prima, la "sua" gente gli credeva. Tutto molto sgradevole e devastante per un processo democratico ordinato. D'altra parte il caos trumpiano faceva audience e portava quattrini. Restò celebre nel 2016 la dichiarazione del ceo di Cbs Leslie Moonves (poi licenziato per una questione Me Too):"Trump non sarà un bene per l'America, ma fa dannatamente bene alla Cbs!".

Sono in molti a dire che in fondo nel 2016 Trump sia stato eletto dai media che gli facevano pubblicità gratis per centinaia di milioni di dollari quando riferivano delle sue spacconate esilaranti. Con un problema: nessuno immaginava ci si potesse allontanare dalla realtà per entrare in un mondo di realtà virtuale. Ma Trump ci riuscì: caricava il "suo" pubblico contro i media "mainstream" e ridefiniva il concetto stesso di "verità". I media, anche dopo le elezioni rispondevano a tono. Si creavano spaccature e divisioni, ma anche imbarazzo. Già, perché quasi sempre, le menzogne, le manipolazioni, le provocazioni di Trump erano talmente colossali da lasciare giornalisti e editori spiazzati e interdetti su come rispondere.

Dal primo giorno, quando disse che la folla alla sua inaugurazione era di un milione e mezzo di persone rivendicando "un nuovo record!!" (inesistente, erano 500.000, meno della metà della folla di Obama), fino all'ultimo giorno, quando ha continuato ad affermare, smentendo i suoi stessi compagni di partito, di aver vinto le elezioni, Trump ha sempre mentito. Eppure, anche quando tutto era finito, fedelissimi e ammiratori gli credevano al punto da mettere mano alle armi occupando il Parlamento in uno dei giorni più bui per la Democrazia americana. La sua spiegazione davanti a immagini che lo smentivano? Le immagini erano state manipolate. Proprio come milioni di voti alle urne elettorali erano stati cambiati in modo elettronico dalla Cia (peccato che si vota con la penna!). Il problema, nuovo e senza precedenti ma costante, che ha spiazzato e frustrato i media, era che Trump riusciva sempre ad essere in qualche modo credibile per una base fin troppo allargata. Forse ci riusciva grazie alla forza del podio presidenziale o forse perché inventava senza vergogna: "Quando si mente sulle elezioni ecco cosa succede, la gente reagisce" commentò dopo l'invasione del Congresso.

Il Washington Post ci ha dato qualche giorno fa l'ultimo dato: complessivamente Trump ha mentito 30.573 volte! E più della metà nell'ultimo anno di presidenza quando, fra tweet, notizie manipolate o false di ogni genere ha superato se stesso.

Per i media tutto questo si è tradotto in stagioni di successi di audience senza precedenti: il New York Times, leader dell'opposizione "cartacea" a Trump ha raggiunto vendite record, raddoppiando in alcuni casi la distribuzione digitale e toccando comunque vertici di sottoscrizioni e pagine viste senza precedenti: a novembre del 2020, il quotidiano americano ha annunciato di aver avuto oltre 7 milioni di abbonati con alcuni anni di anticipo e che, per la prima volta, il reddito delle attività digitali aveva superato quello prodotto dal cartaceo. Con un fatturato di 426 milioni di dollari, il profitto operative è salito del 28% a 56,5 milioni di dollari, quello netto è addirittura raddoppiato a 33,6 milioni di dollari, ben al di là delle previsioni degli analisti: "Non c'è dubbio che l'era Trump ci ha aiutato" ha detto un portavoce del gruppo. Lo stesso vale per il Washington Post. È vero che l'ingresso di Jeff Bezos nel 2013 ha ridato fiato e risorse finanziarie al quotidiano, ma è stato il giornalismo di Marty Baron e la sfida continua a Trump ad aver riportato un giornale che sembrava finito alla ribalta nazionale. E al profitto.

Lo stesso è successo per le televisioni. La Fox, destra estrema, per buona parte degli anni di Trump era numero uno per audience. Ma la Msnbc, sinistra estrema, con Morning Joe o Rachel Maddow raggiungeva vette mai viste prima. Cnn, anche lei all'opposizione, faceva benissimo raggiungendo livelli record di ascolto per la sua storia, ma inferiori a Fox. Poi, il sorpasso: quando la Fox sotto ordine di Murdoch ha mollato Trump dopo le elezioni il pubblico di destra si è diretto su altri media "più credibili". Per Fox si è posto e si pone un problema di identità. Cnn è invece diventata numero uno proprio nel giorno dell'inaugurazione del presidente Biden, anche grazie allo straordinario spettacolo celebrativo della vittoria (Fox aveva deciso di non coprirlo per l'intera diretta). 

Ma cosa succederà nella normalità del giorno per giorno? Cosa racconteranno le "all news"? Con pandemia e crisi economica ci saranno molti spazi per generare seguito e interesse, ma la mancanza delle assurdità contagiose di Trump lascerà il segno, qualcosa dovrà cambiare. Ad esempio ci sarà un problema per i conduttori degli spettacoli irriverenti della notte, dal late night show con Stephen Colbert, magistrale nell'inchiodare le incredibili uscite di Trump giorno dopo giorno. Fino alle imitazioni imperdibili di Trump di Alec Baldwin a Saturday Night Live della Nbc (il remake del primo dibattito presidenziale del 29 settembre 2020 ha fatto oltre 30 milioni di contatti su you tube, un record assoluto per il programma. Lo potete rivedere qui).

Sappiamo anche che Twitter e Facebook hanno perso in borsa dopo aver congelato gli account di Trump e che nuovi siti minori si offrono come alternativa. Il New York Times aveva già cominciato a pensare al dopo Trump annunciando un accordo con spotify per dare accesso alle canzoni premium del sito musicale pagando 5 dollari aggiuntivi al mese. Il valore sarebbe di molto superiore ma è un'operazione di marketing per entrambi, in particolare per il quotidiano che vuole fidelizzare un pubblico giovane. Abbiamo anche assistito a strappi di pessimo gusto a sinistra quando alcuni commentatori non sono stati magnanimi nella vittoria.

La sera dell'inaugurazione una signora ospite di Rachel Maddow, commentando lo spettacolo inaugurale ha detto con un certo disprezzo: "I democratici hanno dato una prova che la cultura appartiene a loro, a noi, non ai repubblicani. Vorrebbero avere le stelle dello spettacolo che hanno sfilato per Biden, ma sanno di non poterle avere perché non hanno cultura, non hanno presa popolare...". Nel giorno in cui Biden proclamava di essere presidente di tutti gli americani quel commento strideva. Possibile che a fare audience sarà l'attesa lite fra il Presidente e la sinistra polarizzante del suo partito? Di certo il più "cattivo" è stato il Washington Free Beacon, sito conservatore, ma non fanatico ed estremista come Breitbart News o molti altri polarizzatori (il sito è finanziato da Paul Singer, fondatore del fondo hedge Elliot, tra l'altro proprietario del Milan).

Commentando il solenne discorso inaugurale del presidente Biden il sito ha intitolato: "Uniti dall'Unità: il Presidente Biden promette di riportare la noia in politica". Il titolo è provocatorio e antipatico, ma vuole dare la misura di un problema di business per certi media nella tranquillità che molti auspicano per gli anni di Biden. Al Free Bacon non si può che rispondere con le parole di Baldwin: "Siamo tutti felici di perdere un lavoro con l'uscita di Trump". Aggiungendo che le aspettative negative per l'audience che potrà generare il vecchio Joe sono già state esagerate: l'audience televisiva per la sua inaugurazione ha superato di un milione di persone quella di Trump. Con un vantaggio - e una novità - questa volta il Don non avrà più i microfoni aperti per raccontare la sua versione bacata della verità.