E se il prossimo capo del governo fosse una donna? Da anni rimbalza da noi ad ogni crisi politica, quindi praticamente ogni paio d'anni, il nome di Marta Cartabia, giurista e accademica massima, che è stata Presidente della Corte Costituzionale, l'unico di sesso femminile nella nostra storia repubblicana. Se ne parla come possibile nuovo premier, in mezzo a nomi maschili anche da terrore. Poi naturalmente si vedrà, ma sarebbe credo una scelta troppo beneaugurante, non per lei ma proprio per noi, credo. Sarebbe anche una prima volta assoluta in Italia ma non certo nel mondo, dove le donne forse si valutano di più e quindi hanno più forza: Capa di Stato, e Prima Ministra e sei ministre su 14 in Estonia, prima ministra in Nuova Zelanda e in Scozia, governatrice in Germania e massima personalità politica europea, presidente di Taiwan, presidente Commissione europea, vice presidente degli Stati Uniti, segretaria del più grande sindacato ame…
E se il prossimo capo del governo fosse una donna? Da anni rimbalza da noi ad ogni crisi politica, quindi praticamente ogni paio d'anni, il nome di Marta Cartabia, giurista e accademica massima, che è stata Presidente della Corte Costituzionale, l'unico di sesso femminile nella nostra storia repubblicana. Se ne parla come possibile nuovo premier, in mezzo a nomi maschili anche da terrore. Poi naturalmente si vedrà, ma sarebbe credo una scelta troppo beneaugurante, non per lei ma proprio per noi, credo. Sarebbe anche una prima volta assoluta in Italia ma non certo nel mondo, dove le donne forse si valutano di più e quindi hanno più forza: Capa di Stato, e Prima Ministra e sei ministre su 14 in Estonia, prima ministra in Nuova Zelanda e in Scozia, governatrice in Germania e massima personalità politica europea, presidente di Taiwan, presidente Commissione europea, vice presidente degli Stati Uniti, segretaria del più grande sindacato americano dei lavoratori, presidente degli indigeni di Amazzonia, speaker del Congresso degli Stati Uniti, direttrice del Fondo Monetario internazionale. E sempre più donne (anche se sempre meno degli uomini) in ogni posto di potere, politico finanziario, creativo, culturale, strategico, scientifico.
La rivista Time tra le 100 persone oggi più influenti al mondo ha inserito 50 donne in ogni campo, politica, finanza, scienza arte, innovazione, futuro. Nessuna italiana, ma neppure nessun italiano, peccato. Da noi le donne faticano di più a farsi valere e infatti quelle capaci le ritroviamo all'estero nelle professioni più importanti e ambite. Se qui è più difficile sgominare la ferrea fratellanza o mafia o massoneria maschile, che non ce l'ha con le donne anche se le teme; ma se si tratta di carriera, di posti di responsabilità e potere, proprio non le vede, non le prende in considerazione, le dimentica: a meno che il buon gusto, un avanzo di democrazia, il maledetto color rosa e qualche piazza di femmine urlanti li obblighi a pensarci, e a piegarsi sospirando alla stravagante bisogna. Oppure se non si sa dove sbattere la testa per risolvere l'irrisolvibile e allora come sempre si ricorre a mamma che tutto sistema, cioè a una donna, il più delle volte, ma non sempre, capace se non molto più capace.
La mia impressione è che mentre i maschi si danno molte arie, perché in fondo è merito anche loro, quando possono esaltare la prima donna presidente della Camera, la prima donna prefetto (prefetta), la prima donna ministro (ministra) degli Interni, la prima procuratore (procuratrice) generale, noi signore siamo molto contente ovvio, ma siccome lo pretendiamo da sempre e lo otteniamo comunque in ritardo, non ci riflettiamo abbastanza. E invece dovremmo farne la nostra bandiera, le mete che potremmo raggiungere se lo vogliamo e ci impegniamo, l'incentivo per rispettarci e non sentirci mai, dico mai in quanto donne, più limitate degli uomini. Al contrario, più avvantaggiate proprio in quanto donne, perché ormai, e lo sostengono gli scienziati maschi, fregandosi contenti le mani, l'incerto futuro dell'universo sarà sulle spalle delle donne. Poi arriva la notizia dell'ennesima donna ammazzata dall'uomo che l'ama e quindi la odia, e questa volta è quella deliziosa, delicata ragazzina che come tutte le altre si fa fotografare mentre si fotografa, unico suo bene la sua bellezza, il suo corpo, unico suo futuro, ormai spezzato, il ragazzino cui nessuno ha insegnato come si vive e che ha trovato più facile ammazzarla che perderla. Dal profondo inconcepibile di questa ignoranza come si fa a sottrarre sia la vittima femmina che il carnefice maschio? È successo così tante volte che sempre più spesso la notizia non è più in prima pagina e continua a succedere malgrado le condanne alla galera, e i commenti desolati, e i consigli degli psicologi alle ragazze maldestre e gli studi su questa maschilità malata.
Ai cosiddetti miei tempi, parlo dei miei vent'anni settant'anni fa, cioè nel Pleistocene dei rapporti d'amore, il nostro esempio era la Maria Goretti, la contadinella dodicenne che aveva preferito la morte a quello che si chiamava disonore (per lei, non per l'assassino); però in qualche modo avevamo imparato a non farci intrappolare, insultando chi in strada ci diceva cose, facendo lo sgambetto a chi ballando si strusciava, rifiutando un secondo appuntamento al saputello arrogante. Vedo invece che oggi molte ragazze hanno disimparato a evitare certe situazioni pericolose, a difendersi o ancor meglio ad attaccare, a spaventare, a mettere in riga i nuovi cretini che potrebbero farti del male o addirittura diventare assassini o che appunto ti abituano alla dipendenza e alla sopraffazione. Ancora ci sono ragazze che si convincono di non avere un futuro professionale, che il loro destino è solo servire il marito e dargli dei figli? Che se rabbuiate si sentono chiedere se hanno le mestruazioni e stanno zitte, che si lasciano rimproverare se hanno le gonne corte e non fanno un gestaccio, e non reagiscono al primo insulto, al primo spintone, al primo schiaffo, scaraventandogli una seda in testa? Scusate un altro ricordo lontanissimo: un giovanotto che mi piaceva era ritornato dalla sua signora e me lo disse per sua disgrazia in via Montenapoleone, cominciai a dargli borsettate in testa, lui scappava e io lo inseguivo, ed era mezzogiorno e la gente era basita, poi la borsa si rovesciò, il contenuto si sparse per terra e lui che in fondo era un gentiluomo si mise a raccogliere tutto e a rimetterlo nella borsa semiassassina.
Eravamo più forti, più cattive, più informate sui maschiacci, più femministe, più femmine, e quindi meno in pericolo? Per conquistare il proprio spazio nel mondo non è che le donne stanno tornando indietro? Pensano che il loro valore è nell'estrema giovinezza e nel corpo da consumarsi subito? Incapaci di capire, di difendersi, di darsi un valore che non sia quello che ti dà l'interesse di un uomo? Forse sapere di Kamala Harris e di Nicola Sturgeon e di Kersti Kaljulaid e Luciana Lamorgese, ministro degli Interni del governo appena andato all'aria, può ampliare i sogni, sconfinare oltre i piccoli desideri, insegnare a evitare chi non sa amarle e stimarle.
La rivista Time tra le 100 persone oggi più influenti al mondo ha inserito 50 donne in ogni campo, politica, finanza, scienza arte, innovazione, futuro. Nessuna italiana, ma neppure nessun italiano, peccato. Da noi le donne faticano di più a farsi valere e infatti quelle capaci le ritroviamo all'estero nelle professioni più importanti e ambite. Se qui è più difficile sgominare la ferrea fratellanza o mafia o massoneria maschile, che non ce l'ha con le donne anche se le teme; ma se si tratta di carriera, di posti di responsabilità e potere, proprio non le vede, non le prende in considerazione, le dimentica: a meno che il buon gusto, un avanzo di democrazia, il maledetto color rosa e qualche piazza di femmine urlanti li obblighi a pensarci, e a piegarsi sospirando alla stravagante bisogna. Oppure se non si sa dove sbattere la testa per risolvere l'irrisolvibile e allora come sempre si ricorre a mamma che tutto sistema, cioè a una donna, il più delle volte, ma non sempre, capace se non molto più capace.
La mia impressione è che mentre i maschi si danno molte arie, perché in fondo è merito anche loro, quando possono esaltare la prima donna presidente della Camera, la prima donna prefetto (prefetta), la prima donna ministro (ministra) degli Interni, la prima procuratore (procuratrice) generale, noi signore siamo molto contente ovvio, ma siccome lo pretendiamo da sempre e lo otteniamo comunque in ritardo, non ci riflettiamo abbastanza. E invece dovremmo farne la nostra bandiera, le mete che potremmo raggiungere se lo vogliamo e ci impegniamo, l'incentivo per rispettarci e non sentirci mai, dico mai in quanto donne, più limitate degli uomini. Al contrario, più avvantaggiate proprio in quanto donne, perché ormai, e lo sostengono gli scienziati maschi, fregandosi contenti le mani, l'incerto futuro dell'universo sarà sulle spalle delle donne. Poi arriva la notizia dell'ennesima donna ammazzata dall'uomo che l'ama e quindi la odia, e questa volta è quella deliziosa, delicata ragazzina che come tutte le altre si fa fotografare mentre si fotografa, unico suo bene la sua bellezza, il suo corpo, unico suo futuro, ormai spezzato, il ragazzino cui nessuno ha insegnato come si vive e che ha trovato più facile ammazzarla che perderla. Dal profondo inconcepibile di questa ignoranza come si fa a sottrarre sia la vittima femmina che il carnefice maschio? È successo così tante volte che sempre più spesso la notizia non è più in prima pagina e continua a succedere malgrado le condanne alla galera, e i commenti desolati, e i consigli degli psicologi alle ragazze maldestre e gli studi su questa maschilità malata.
Ai cosiddetti miei tempi, parlo dei miei vent'anni settant'anni fa, cioè nel Pleistocene dei rapporti d'amore, il nostro esempio era la Maria Goretti, la contadinella dodicenne che aveva preferito la morte a quello che si chiamava disonore (per lei, non per l'assassino); però in qualche modo avevamo imparato a non farci intrappolare, insultando chi in strada ci diceva cose, facendo lo sgambetto a chi ballando si strusciava, rifiutando un secondo appuntamento al saputello arrogante. Vedo invece che oggi molte ragazze hanno disimparato a evitare certe situazioni pericolose, a difendersi o ancor meglio ad attaccare, a spaventare, a mettere in riga i nuovi cretini che potrebbero farti del male o addirittura diventare assassini o che appunto ti abituano alla dipendenza e alla sopraffazione. Ancora ci sono ragazze che si convincono di non avere un futuro professionale, che il loro destino è solo servire il marito e dargli dei figli? Che se rabbuiate si sentono chiedere se hanno le mestruazioni e stanno zitte, che si lasciano rimproverare se hanno le gonne corte e non fanno un gestaccio, e non reagiscono al primo insulto, al primo spintone, al primo schiaffo, scaraventandogli una seda in testa? Scusate un altro ricordo lontanissimo: un giovanotto che mi piaceva era ritornato dalla sua signora e me lo disse per sua disgrazia in via Montenapoleone, cominciai a dargli borsettate in testa, lui scappava e io lo inseguivo, ed era mezzogiorno e la gente era basita, poi la borsa si rovesciò, il contenuto si sparse per terra e lui che in fondo era un gentiluomo si mise a raccogliere tutto e a rimetterlo nella borsa semiassassina.
Eravamo più forti, più cattive, più informate sui maschiacci, più femministe, più femmine, e quindi meno in pericolo? Per conquistare il proprio spazio nel mondo non è che le donne stanno tornando indietro? Pensano che il loro valore è nell'estrema giovinezza e nel corpo da consumarsi subito? Incapaci di capire, di difendersi, di darsi un valore che non sia quello che ti dà l'interesse di un uomo? Forse sapere di Kamala Harris e di Nicola Sturgeon e di Kersti Kaljulaid e Luciana Lamorgese, ministro degli Interni del governo appena andato all'aria, può ampliare i sogni, sconfinare oltre i piccoli desideri, insegnare a evitare chi non sa amarle e stimarle.