Caro Amadeus, lascia che a Sanremo entrino la realtà e la Storia
di
Stefano Massini
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di Stefano Massini
La lettera aperta di Stefano Massini al conduttore e direttore artistico del Festival, che minaccia di lasciare se la manifestazione dovesse svolgersi senza pubblico
Nessuno come me, credimi, può comprendere cosa significhi trovarsi davanti una distesa di assenti, avvertire la mancanza della reazione emozionata o divertita del pubblico, sentirsi con quella voragine di vuoto nello stomaco che ti attanaglia ogni volta che il grande rito dello spettacolo da vivo difetta del suo elemento sostanziale, cioè dell’interazione fra palco e platea. Il punto, tuttavia, è che Sanremo è sempre stato una cassa di risonanza della storia del paese, e chi come me ne ha seguito il decorso con curiosa acribia da entomologo, sa che ogni volta la realtà esterna è penetrata, infiltrandosi, in quella che è la versione nostrana dell’Halftime Show americano, lo spettacolo dei grandi numeri che ogni anno scatta un’istantanea degli USA nell’intervallo del Super Bowl.
Da Sanremo è passata la contestazione degli operai, la pol…
Nessuno come me, credimi, può comprendere cosa significhi trovarsi davanti una distesa di assenti, avvertire la mancanza della reazione emozionata o divertita del pubblico, sentirsi con quella voragine di vuoto nello stomaco che ti attanaglia ogni volta che il grande rito dello spettacolo da vivo difetta del suo elemento sostanziale, cioè dell’interazione fra palco e platea. Il punto, tuttavia, è che Sanremo è sempre stato una cassa di risonanza della storia del paese, e chi come me ne ha seguito il decorso con curiosa acribia da entomologo, sa che ogni volta la realtà esterna è penetrata, infiltrandosi, in quella che è la versione nostrana dell’Halftime Show americano, lo spettacolo dei grandi numeri che ogni anno scatta un’istantanea degli USA nell’intervallo del Super Bowl.
Da Sanremo è passata la contestazione degli operai, la politica in grisaglia e quella dei tweet, l’ansia per i bombardamenti in Libia e in Bosnia, la paura per un attentato dopo il Bataclan, senza scordare i momenti drammatici della morte di Calipari annunciata sul palco dell’Ariston.
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E allora, caro Amadeus, mi chiedo: perché fingere che stavolta il contesto non ci sia? Fra 10 anni rivedremo il festival 2021 e ci colpirà l’assenza di pubblico, diremo “era il festival che faceva i conti col virus”, e proprio questo ce lo farà sentire più vicino, perché nessuno si è salvato dal Covid e così avviene anche per Sanremo.
Come vedi, non mi soffermo sul principio di eguaglianza che renderebbe indigesto il colpo d’occhio di una platea piena contro i divieti tassativi che valgono nei teatri di ogni ordine e grado. Io ne faccio una questione di radicamento del festival nel contesto sociale e storico del paese, e come tale, aggiungo, sarebbe un errore farlo saltare, poiché rappresenterebbe — questo sì — un segno di resa e di armistizio al nemico. Hai dichiarato tu stesso (e con ragione) di aver scelto le canzoni affinché rappresentassero “la realtà” musicale dell’Italia 2021: lo stesso principio, mi darai atto, andrebbe applicato allo spettacolo, senza far finta che non siamo ancora in pieno guado. Questa è la realtà (amara e terribile): una platea vuota.