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L'impianto nucleare di Fordo, in Iran (ansa)

L’Iran e il nodo Hezbollah

Le condizioni degli Stati Uniti di Joe Biden per il dialogo sul nucleare
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Jake Sullivan, il nuovo Consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Biden, ha avviato un'ampia offensiva diplomatica sulla questione del nucleare iraniano nei confronti di alleati e partner in Europa e Medio Oriente, ricordando come "il programma nucleare sia progredito notevolmente nel corso degli ultimi due anni e che l'Iran è più vicino all'arma nucleare".

Il nuovo Segretario di Stato Antony Blinken, durante l'audizione al Senato, ha poi confermato il fatto che l'Iran "continui ad essere inadempiente su troppi fronti" e che la nuova amministrazione Usa è interessata a costruire una "intesa più forte, di lungo periodo e più ampia".

In altre parole, l'amministrazione Biden vuole lavorare non su una semplice riedizione degli accordi fra Obama e l'Iran del 2015 (il Joint Comprehensive Plan of Action/ Piano d'azione globale comune), ma costruire un accordo "rafforzato" …
Jake Sullivan, il nuovo Consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Biden, ha avviato un'ampia offensiva diplomatica sulla questione del nucleare iraniano nei confronti di alleati e partner in Europa e Medio Oriente, ricordando come "il programma nucleare sia progredito notevolmente nel corso degli ultimi due anni e che l'Iran è più vicino all'arma nucleare".

Il nuovo Segretario di Stato Antony Blinken, durante l'audizione al Senato, ha poi confermato il fatto che l'Iran "continui ad essere inadempiente su troppi fronti" e che la nuova amministrazione Usa è interessata a costruire una "intesa più forte, di lungo periodo e più ampia".

In altre parole, l'amministrazione Biden vuole lavorare non su una semplice riedizione degli accordi fra Obama e l'Iran del 2015 (il Joint Comprehensive Plan of Action/ Piano d'azione globale comune), ma costruire un accordo "rafforzato" in grado di includere il ruolo regionale dell'Iran e il programma balistico. Ha dunque un'idea chiara: ci si può nuovamente sedere al tavolo con l'Iran senza ripetere però gli errori del passato, quando l'accordo sul nucleare escludeva il programma di sviluppo di missili a lungo raggio e non affrontava l'elemento chiave del sostegno dell'Iran a molti gruppi terroristici nella regione.

Il sostegno diretto del regime degli ayatollah ad Hezbollah nel Sud del Libano, ad Hamas nella Striscia di Gaza, alle milizie sciite di Hashd al-Shaabi in Iraq, alle milizie Houthi nel Nord dello Yemen e l'intervento militare diretto in sostegno del regime di Assad, sono storia recente e non derubricabile. Come non è separabile da un'intesa con l'Iran, la trattativa sul programma balistico di Teheran, che rappresenta un'inaccettabile sfida esistenziale per Israele.

Anche il formato dell'intesa non sarà più lo stesso: l'amministrazione americana vorrebbe aprire il vecchio formato "5+1" (i 5 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza + la Germania) ad altri attori europei e regionali (i Paesi del Golfo dopo gli Accordi di Abramo), proposta accolta dal presidente francese Macron. Per l'Europa e l'Italia si apre un'opportunità che va colta rapidamente e per costruire una posizione comune fra le due sponde dell'oceano sarà utile un chiarimento fra gli alleati sullo status di Hezbollah.

Da tempo oramai Hezbollah è considerata da gran parte dei Paesi dell'Alleanza Atlantica un'organizzazione terroristica, senza distinzione fra la sua ala politica e quella militare. Tale scelta ha un'influenza diretta sulla possibilità di contrastare le attività dell'organizzazione, tracciando e bloccando i suoi flussi finanziari in Europa, Usa e America Latina, migliorando le attività di intelligence e le azioni di contrasto a tutto campo del suo operato.

Gran Bretagna, Germania, Olanda, Estonia, Repubblica Ceca si sono unite a Usa e Canada nel dichiarare fuorilegge Hezbollah, mentre Italia, Francia e Spagna continuano a operare un distinguo fra l'ala militare (considerata un'organizzazione terroristica) e quella politica, considerata un potenziale interlocutore. La motivazione di tale scelta è connessa a una valutazione del ruolo politico svolto da Hezbollah nel Parlamento e nello Stato libanese e nel considerarlo un possibile interlocutore per la soluzione dei problemi del Paese dei cedri.

La realtà è pero ben diversa: le infrastrutture politiche e militari di Hezbollah sono connesse fra loro ed entrambe sono dirette dal segretario generale Hassan Nasrallah, che guida uno "stato nello stato", con una infrastruttura politico-militare controllata da Teheran e che oggi rappresenta l'elemento di maggiore destabilizzazione del Libano e dell'intera regione.

Un gesto dell'Italia nella direzione di eliminare i distinguo e considerare sia l'ala politica che quella militare di Hezbollah un'organizzazione terroristica sarebbe utile per costruire una posizione comune fra Europa e Usa su un dossier, come quello dell'Iran, che dominerà la scena diplomatica dei prossimi anni.