Se il tecnico è anche politico
di Stefano Folli , di Stefano FolliLa scelta di Mattarella su Draghi e il precedente illustre di Ciampi
In un'intervista di quattro anni fa al Corriere della Sera, Sergio Mattarella descriveva l'anno (1993-'94) vissuto da Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi su incarico di Scalfaro. Il titolo era eloquente: "Ciampi tecnico e politico salvò l'Italia". Il giudizio del capo dello Stato è interessante per capire con quale spirito è stato incaricato Mario Draghi, che di Ciampi fu collaboratore prezioso e in un certo senso allievo. "Nella primavera del '93 (...) l'Italia attraversa uno dei momenti più drammatici della storia recente (...). La risposta del governo 'tecnico' di Ciampi fu felicemente molto 'politica': non soltanto salvando il paese della bancarotta, ma affrontando i problemi del momento (...), assicurando così una transizione pacifica verso nuovi assetti politici".
Ciampi fu quindi un tecnico che agì con forte sensibilità politica. E politici furono gli obiettivi che per…
Ciampi fu quindi un tecnico che agì con forte sensibilità politica. E politici furono gli obiettivi che per…
In un'intervista di quattro anni fa al Corriere della Sera, Sergio Mattarella descriveva l'anno (1993-'94) vissuto da Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi su incarico di Scalfaro. Il titolo era eloquente: "Ciampi tecnico e politico salvò l'Italia". Il giudizio del capo dello Stato è interessante per capire con quale spirito è stato incaricato Mario Draghi, che di Ciampi fu collaboratore prezioso e in un certo senso allievo. "Nella primavera del '93 (...) l'Italia attraversa uno dei momenti più drammatici della storia recente (...). La risposta del governo 'tecnico' di Ciampi fu felicemente molto 'politica': non soltanto salvando il paese della bancarotta, ma affrontando i problemi del momento (...), assicurando così una transizione pacifica verso nuovi assetti politici".
Ciampi fu quindi un tecnico che agì con forte sensibilità politica. E politici furono gli obiettivi che perseguì nello sforzo di ristabilire le condizioni della dialettica democratica. L'Italia di oggi è diversa da quella di quasi ventotto anni fa, tuttavia sembra che ci sia qualcosa di quella lontana impronta nella logica che ha condotto Mattarella a convocare Draghi. Come allora c'è un Paese sull'orlo del precipizio. Il collasso economico e sociale, inasprito dal Covid, è purtroppo incombente e l'emergenza sanitaria continua a minacciare la convivenza civile. Draghi viene chiamato per la sua eccezionale competenza nel rapporto con l'Europa, nei giorni in cui è urgente tornare a essere credibili con gli investimenti del "Recovery" e le riforme connesse. Egli sale le scale del Quirinale dopo che la politica ha registrato un fallimento protratto nel tempo, tale da minacciare la stabilità del sistema. Un fallimento le cui responsabilità non sono tutte uguali, s'intende, ma nel quale si è creata una bizzarra miscela con i movimenti anti-politici, o meglio con un certo populismo che ha cercato di farsi governo.
L'ex presidente della Bce è l'ultima carta che le istituzioni possono giocare, si è detto con qualche ragione. Tuttavia Mattarella non vede in lui un mero commissario, ossia il tecnico puro che inasprisce e punisce le debolezze dei politici. Al contrario, lo concepisce come un ricostruttore. Un uomo della transizione "alta", quale fu a suo tempo Ciampi, capace di aiutare il sistema a ritrovarsi per riprendere il normale confronto. Le analogie forse finiscono qui. Nel '93 Ciampi diede forma a un esecutivo di centrosinistra insieme politico e tecnico, con ministri scelti senza negoziati con le segreterie più alcuni indipendenti "di area". Oggi il compito di Draghi è reso più difficile dalle convulsioni dei Cinque Stelle, dall'incertezza del Pd ancora legato all'intesa strategica coi "grillini" e naturalmente dalle incognite che attraversano le tre destre (Forza Italia, Lega e FdI).
Non sappiamo al momento se sia possibile, o addirittura consigliabile, procedere costruendo una maggioranza che riunisca Pd, una parte dei 5S, renziani, europeisti e berlusconiani, tutti garantiti da un presidio politico rappresentativo delle varie forze, più una serie di responsabili tecnici di fiducia del premier. In questo caso sarebbe difficile contare sull'astensione che ieri Giorgia Meloni e Salvini sembravano considerare a certe condizioni. D'altra parte Mattarella ha parlato di un esecutivo non legato a formule politiche, il che suggerisce una maggioranza larga di "salute pubblica", se non proprio di unità nazionale. In tal caso l'equilibrio da trovare è più complesso e forse il tasso tecnico del governo è destinato a crescere. In ogni caso non si prende nemmeno in considerazione l'ipotesi che Draghi possa non riuscire. Ne va del futuro del paese.
Ciampi fu quindi un tecnico che agì con forte sensibilità politica. E politici furono gli obiettivi che perseguì nello sforzo di ristabilire le condizioni della dialettica democratica. L'Italia di oggi è diversa da quella di quasi ventotto anni fa, tuttavia sembra che ci sia qualcosa di quella lontana impronta nella logica che ha condotto Mattarella a convocare Draghi. Come allora c'è un Paese sull'orlo del precipizio. Il collasso economico e sociale, inasprito dal Covid, è purtroppo incombente e l'emergenza sanitaria continua a minacciare la convivenza civile. Draghi viene chiamato per la sua eccezionale competenza nel rapporto con l'Europa, nei giorni in cui è urgente tornare a essere credibili con gli investimenti del "Recovery" e le riforme connesse. Egli sale le scale del Quirinale dopo che la politica ha registrato un fallimento protratto nel tempo, tale da minacciare la stabilità del sistema. Un fallimento le cui responsabilità non sono tutte uguali, s'intende, ma nel quale si è creata una bizzarra miscela con i movimenti anti-politici, o meglio con un certo populismo che ha cercato di farsi governo.
L'ex presidente della Bce è l'ultima carta che le istituzioni possono giocare, si è detto con qualche ragione. Tuttavia Mattarella non vede in lui un mero commissario, ossia il tecnico puro che inasprisce e punisce le debolezze dei politici. Al contrario, lo concepisce come un ricostruttore. Un uomo della transizione "alta", quale fu a suo tempo Ciampi, capace di aiutare il sistema a ritrovarsi per riprendere il normale confronto. Le analogie forse finiscono qui. Nel '93 Ciampi diede forma a un esecutivo di centrosinistra insieme politico e tecnico, con ministri scelti senza negoziati con le segreterie più alcuni indipendenti "di area". Oggi il compito di Draghi è reso più difficile dalle convulsioni dei Cinque Stelle, dall'incertezza del Pd ancora legato all'intesa strategica coi "grillini" e naturalmente dalle incognite che attraversano le tre destre (Forza Italia, Lega e FdI).
Non sappiamo al momento se sia possibile, o addirittura consigliabile, procedere costruendo una maggioranza che riunisca Pd, una parte dei 5S, renziani, europeisti e berlusconiani, tutti garantiti da un presidio politico rappresentativo delle varie forze, più una serie di responsabili tecnici di fiducia del premier. In questo caso sarebbe difficile contare sull'astensione che ieri Giorgia Meloni e Salvini sembravano considerare a certe condizioni. D'altra parte Mattarella ha parlato di un esecutivo non legato a formule politiche, il che suggerisce una maggioranza larga di "salute pubblica", se non proprio di unità nazionale. In tal caso l'equilibrio da trovare è più complesso e forse il tasso tecnico del governo è destinato a crescere. In ogni caso non si prende nemmeno in considerazione l'ipotesi che Draghi possa non riuscire. Ne va del futuro del paese.