✕
(ansa)

Crisi di governo, dal fondi Ue ai Responsabili: i quattro errori fatali per Conte

Ascolta l'audio

Il presidente del Consiglio ha perso in poche settimane la sua poltrona a Palazzo Chigi, sulla quale sognava di restare fino al 2023. E invece è incappato in quattro mosse che potremmo definire sbagli strategici, i peccati di cui oggi si è pentito amaramente.
2 minuti di lettura
Solo chi non fa non commette mai errori, certo. Ma Giuseppe Conte deve averne commesso più di uno, se pur essendo il politico più popolare d'Italia - addirittura leader virtuale di un partito inesistente ma già ottimamente quotato dai sondaggisti - ha perso in poche settimane la sua poltrona a Palazzo Chigi, sulla quale sognava di restare fino al 2023, o magari tra un anno (mai mettere limiti alla Provvidenza) per trasferirsi al Quirinale. E invece. La lista sarebbe lunga, ma sono almeno quattro quelli che potremmo definire errori strategici, i peccati di cui forse lui stesso oggi s'è pentito amaramente. Quattro sbagli che hanno anche date precise.

Errore numero uno, aver snobbato Draghi. L'estate scorsa, martedì 18 agosto, l'ex presidente della Banca Centrale Europea è l'ospite d'onore del Meeting di Cl a Rimini. Non fa nomi, non attacca nessuno, ma il suo discorso è una sferzata alle politiche assistenzialiste…
Solo chi non fa non commette mai errori, certo. Ma Giuseppe Conte deve averne commesso più di uno, se pur essendo il politico più popolare d'Italia - addirittura leader virtuale di un partito inesistente ma già ottimamente quotato dai sondaggisti - ha perso in poche settimane la sua poltrona a Palazzo Chigi, sulla quale sognava di restare fino al 2023, o magari tra un anno (mai mettere limiti alla Provvidenza) per trasferirsi al Quirinale. E invece. La lista sarebbe lunga, ma sono almeno quattro quelli che potremmo definire errori strategici, i peccati di cui forse lui stesso oggi s'è pentito amaramente. Quattro sbagli che hanno anche date precise.

Errore numero uno, aver snobbato Draghi. L'estate scorsa, martedì 18 agosto, l'ex presidente della Banca Centrale Europea è l'ospite d'onore del Meeting di Cl a Rimini. Non fa nomi, non attacca nessuno, ma il suo discorso è una sferzata alle politiche assistenzialiste come il reddito di cittadinanza. C'è la pandemia ed è sacrosanto fare debito, dice Draghi, ma c'è il "debito buono", quello per investimenti, infrastrutture e ricerca, e c'è il "debito cattivo", per esempio quello per "sussidi non sostenibili nel tempo".

Bravo, commentano tutti, da sinistra a destra. "Ascoltare Draghi" twitta il commissario europeo Paolo Gentiloni. Ma Conte rilascia un'intervista nella quale, ostentatamente, finge di non aver sentito. E sceglie di darla proprio al Fatto Quotidiano, dove Marco Travaglio - autonominatosi difensore d'ufficio dell'"avvocato degli italiani" - lo stesso giorno dedica il suo perfido sermoncino giornaliero a "Draghi di Nazareth", il quale "ha detto una serie di banalità come Peter Sellers nei panni del giardiniere Chance". La linea, insomma, è fare finta di niente.

Errore numero due, aver ignorato Gentiloni. Dopo l'inutile passerella degli Stati Generali - con 122 organizzazioni convocate a Villa Pamphilj per ricavarne solo un'inutile collezione di belle pensate - Conte viene richiamato a dicembre dal commissario europeo per gli Affari economici, quello che più di tutti ha aiutato l'Italia nella battaglia del Recovery Fund. "Abbiamo messo sul tavolo un bazooka, non possiamo trasformarlo in un mezzo bazooka" avverte Gentiloni, allarmato per i ritardi del governo. "Il diavolo - dice a Repubblica - non è nei dettagli del piano ma nelle procedure per eseguirlo", che devono essere "straordinarie e con corsie preferenziali". Il giorno dopo Conte tiene la sua conferenza stampa di fine anno, e per il Recovery Plan vagheggia un "benessere equo e sostenibile" ma sulle procedure straordinarie non dice neanche una parola. Va tutto bene, ci penserà lui.

Errore numero tre, il pasticcio dei "costruttori". Solo Berlusconi, prima di lui, si era avventurato nella caccia all'uomo per trovare i voti necessari a salvare il governo. Con la differenza che dieci anni fa l'ex Cavaliere riuscì nell'impresa, reclutando i "responsabili" guidati da Razzi e Scilipoti, mentre Conte non solo ha fallito (il tabellone di Palazzo Madama si è fermato a 156, sotto la soglia della maggioranza assoluta) ma si è esposto in prima persona raccogliendo una pattuglia Brancaleone dalla quale è già cominciata la fuga.

Errore numero quattro, aver sottovalutato Renzi. Prima ha creduto che bastasse un post su Facebook a soddisfare le richieste di Italia Viva sul Recovery Plan. Non ha funzionato. Poi ha accettato la sfida in aula convinto di vincere la conta dei voti. Si sbagliava. Quindi ha minacciato di lasciare fuori i renziani dalla sua maggioranza, se fossero usciti dal governo: non gli hanno creduto. Infine, dopo le inevitabili dimissioni, si è convinto che pur di evitare lo scioglimento delle Camere minacciato da Bettini e Zingaretti anche i fedelissimi avrebbero abbandonato Renzi, provocando la definitiva frantumazione del suo piccolo gruppo: ma non è andata così.

L'anestesia non ha funzionato, il paziente è rimasto sveglio e alla fine è stato il chirurgo maldestro ad avere la peggio, conservando il titolo ma perdendo la poltrona. Quattro errori che certo oggi Conte non rifarebbe. Ma come diceva il saggio Marx (Groucho) "ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi".