Berlusconi è tornato. Annunciato da una foto che ce lo mostra mentre scende la scaletta del suo jet personale, per ricordarci che lui è sempre lui. Condotto a Montecitorio da un corteo di sei auto con i vetri oscurati, come ai tempi d'oro. Lesto nel salutare i cronisti con la mano aperta e il sorriso dell'uomo "che ha il sole in tasca" anche quando perde.
Accolto al primo piano di Montecitorio da un applauso dei deputati forzisti, venuti a dar prova di fedeltà. E anche se ufficialmente è venuto a Montecitorio per incontrare Mario Draghi - niente strette di mano, solo un prudente sfiorarsi dei gomiti, felice di sentirsi dire "grazie di essere venuto" da un presidente incaricato che gli dà del tu - l'uomo che riappare a Roma dopo un anno di assenza ricorda il Casanova raccontato da Schnitzler.
Quel Casanova ormai anziano che, "non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, fu…
Accolto al primo piano di Montecitorio da un applauso dei deputati forzisti, venuti a dar prova di fedeltà. E anche se ufficialmente è venuto a Montecitorio per incontrare Mario Draghi - niente strette di mano, solo un prudente sfiorarsi dei gomiti, felice di sentirsi dire "grazie di essere venuto" da un presidente incaricato che gli dà del tu - l'uomo che riappare a Roma dopo un anno di assenza ricorda il Casanova raccontato da Schnitzler.
Quel Casanova ormai anziano che, "non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, fu…
Berlusconi è tornato. Annunciato da una foto che ce lo mostra mentre scende la scaletta del suo jet personale, per ricordarci che lui è sempre lui. Condotto a Montecitorio da un corteo di sei auto con i vetri oscurati, come ai tempi d'oro. Lesto nel salutare i cronisti con la mano aperta e il sorriso dell'uomo "che ha il sole in tasca" anche quando perde.
Accolto al primo piano di Montecitorio da un applauso dei deputati forzisti, venuti a dar prova di fedeltà. E anche se ufficialmente è venuto a Montecitorio per incontrare Mario Draghi - niente strette di mano, solo un prudente sfiorarsi dei gomiti, felice di sentirsi dire "grazie di essere venuto" da un presidente incaricato che gli dà del tu - l'uomo che riappare a Roma dopo un anno di assenza ricorda il Casanova raccontato da Schnitzler.
Quel Casanova ormai anziano che, "non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che viene giù calando da libere altezze in sempre più strette volute".
Sì, la voce è stanca, il respiro affaticato e le consonanti a volte si impastano, mentre l'ex Cavaliere parla nella sala della Regina alle telecamere rigirandosi tra le mani la mascherina bianca che la premurosa capogruppo Bernini gli ricorderà poi di indossare.
Una scena assai diversa da quella che lui offrì al Quirinale il 12 aprile di tre anni fa, quando lasciò parlare Salvini che lo aveva sorpassato nelle urne ma poi tirò fuori la mano dalla tasca e si mise a scandire, contandoli platealmente con le dita (uno, due, tre, quattro...), tutti i punti della dichiarazione, perché fosse chiaro che era stato lui ad approvarli.
Eppure ieri si capiva perfettamente che l'ex presidente del Consiglio aspettava da un pezzo quel momento, l'occasione di poter parlare agli italiani della "gravità dell'ora" e del Paese che ha bisogno di "un'unità senza preclusione alcuna". Voleva dirci che questo governo è stata un'idea sua ("Sono stato il primo a invocarlo" ha ricordato ieri nell'intervista a Repubblica). Che Mario Draghi l'ha inventato lui, prima nominandolo alla Banca d'Italia e poi designandolo alla Bce. E che insomma il Berlusca è di nuovo sulla scena, non più come primattore e nemmeno come deuteragonista, ruoli ormai già occupati.
No, lui è tornato in città, a dispetto di chi lo chiama Psiconano e vorrebbe per lui l'ostracismo perpetuo. E se il vecchio Casanova, condannato all'esilio, tornando a Venezia "credeva di poter contare con maggior sicurezza sul perdono in quanto cominciavano a cadere lentamente in oblio le colpe della gioventù", l'ottantaquattrenne Berlusconi pensa che i suoi guai giudiziari appartengano ormai al passato, si sente liberato dal conflitto d'interessi ed è convinto che oggi gli spetti di diritto, se non il Quirinale che ha sognato a lungo, almeno un piedistallo da salvatore della Patria.
Dunque non detta condizioni e non emette proclami, ma dispensa consigli e promette ispirazioni ("Al presidente Draghi suggerirò...") come un regista che ha vinto l'Oscar della saggezza, ma non si rassegna a non essere più un mattatore come Vittorio Gassman e mai e poi mai accetterebbe di fare il caratterista di lusso come Tino Scotti. In qualche modo, in qualunque modo, lui vuole essere al centro della scena.
Perché il peso degli anni e i cedimenti del fisico non hanno intaccato davvero la sua convinzione più vera e profonda: quella di essere l'uomo-che-vince-sempre. E quando fa l'elenco delle sue vittorie, non ci mette solo i quattro governi, le tre televisioni, le 29 coppe e scudetti del suo Milan.
No, lui è l'uomo che ha sconfitto i comunisti, ha sconfitto il cancro e ha sconfitto anche il Covid, perché nessuno può batterlo, neanche un virus. Qualunque cosa accada, lui deve essere sempre il numero uno ("La mia carica virale è stata la più alta mai registrata al San Raffaele"). La sconfitta è sempre provvisoria, per lui: se gli tocca vendere l'amatissimo Milan ai cinesi, si compra il Monza, ingaggia Boateng e Balotelli e punta dritto alla serie A, "ma poi penseremo all'Europa e, chissà, anche allo scudetto".
Perciò si illude chi pensa che Berlusconi continuerà a restarsene in disparte, nella villa della figlia Marina in Provenza con parco di dieci ettari dove la fidanzata Marta Fascina non gli passava più le telefonate di Mariarosaria Rossi, che fu la custode dei suoi segreti ma alla fine lo ha tradito votando per Conte.
No, Berlusconi è tornato. E anche se ha il fiatone e la voce stanca, è sempre lui, e non resterà su uno strapuntino.
Accolto al primo piano di Montecitorio da un applauso dei deputati forzisti, venuti a dar prova di fedeltà. E anche se ufficialmente è venuto a Montecitorio per incontrare Mario Draghi - niente strette di mano, solo un prudente sfiorarsi dei gomiti, felice di sentirsi dire "grazie di essere venuto" da un presidente incaricato che gli dà del tu - l'uomo che riappare a Roma dopo un anno di assenza ricorda il Casanova raccontato da Schnitzler.
Quel Casanova ormai anziano che, "non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che viene giù calando da libere altezze in sempre più strette volute".
Sì, la voce è stanca, il respiro affaticato e le consonanti a volte si impastano, mentre l'ex Cavaliere parla nella sala della Regina alle telecamere rigirandosi tra le mani la mascherina bianca che la premurosa capogruppo Bernini gli ricorderà poi di indossare.
Una scena assai diversa da quella che lui offrì al Quirinale il 12 aprile di tre anni fa, quando lasciò parlare Salvini che lo aveva sorpassato nelle urne ma poi tirò fuori la mano dalla tasca e si mise a scandire, contandoli platealmente con le dita (uno, due, tre, quattro...), tutti i punti della dichiarazione, perché fosse chiaro che era stato lui ad approvarli.
Eppure ieri si capiva perfettamente che l'ex presidente del Consiglio aspettava da un pezzo quel momento, l'occasione di poter parlare agli italiani della "gravità dell'ora" e del Paese che ha bisogno di "un'unità senza preclusione alcuna". Voleva dirci che questo governo è stata un'idea sua ("Sono stato il primo a invocarlo" ha ricordato ieri nell'intervista a Repubblica). Che Mario Draghi l'ha inventato lui, prima nominandolo alla Banca d'Italia e poi designandolo alla Bce. E che insomma il Berlusca è di nuovo sulla scena, non più come primattore e nemmeno come deuteragonista, ruoli ormai già occupati.
No, lui è tornato in città, a dispetto di chi lo chiama Psiconano e vorrebbe per lui l'ostracismo perpetuo. E se il vecchio Casanova, condannato all'esilio, tornando a Venezia "credeva di poter contare con maggior sicurezza sul perdono in quanto cominciavano a cadere lentamente in oblio le colpe della gioventù", l'ottantaquattrenne Berlusconi pensa che i suoi guai giudiziari appartengano ormai al passato, si sente liberato dal conflitto d'interessi ed è convinto che oggi gli spetti di diritto, se non il Quirinale che ha sognato a lungo, almeno un piedistallo da salvatore della Patria.
Dunque non detta condizioni e non emette proclami, ma dispensa consigli e promette ispirazioni ("Al presidente Draghi suggerirò...") come un regista che ha vinto l'Oscar della saggezza, ma non si rassegna a non essere più un mattatore come Vittorio Gassman e mai e poi mai accetterebbe di fare il caratterista di lusso come Tino Scotti. In qualche modo, in qualunque modo, lui vuole essere al centro della scena.
Perché il peso degli anni e i cedimenti del fisico non hanno intaccato davvero la sua convinzione più vera e profonda: quella di essere l'uomo-che-vince-sempre. E quando fa l'elenco delle sue vittorie, non ci mette solo i quattro governi, le tre televisioni, le 29 coppe e scudetti del suo Milan.
No, lui è l'uomo che ha sconfitto i comunisti, ha sconfitto il cancro e ha sconfitto anche il Covid, perché nessuno può batterlo, neanche un virus. Qualunque cosa accada, lui deve essere sempre il numero uno ("La mia carica virale è stata la più alta mai registrata al San Raffaele"). La sconfitta è sempre provvisoria, per lui: se gli tocca vendere l'amatissimo Milan ai cinesi, si compra il Monza, ingaggia Boateng e Balotelli e punta dritto alla serie A, "ma poi penseremo all'Europa e, chissà, anche allo scudetto".
Perciò si illude chi pensa che Berlusconi continuerà a restarsene in disparte, nella villa della figlia Marina in Provenza con parco di dieci ettari dove la fidanzata Marta Fascina non gli passava più le telefonate di Mariarosaria Rossi, che fu la custode dei suoi segreti ma alla fine lo ha tradito votando per Conte.
No, Berlusconi è tornato. E anche se ha il fiatone e la voce stanca, è sempre lui, e non resterà su uno strapuntino.