Draghi, ora resta il dilemma del Pd
di Stefano Folli , di Stefano FolliSuperato il primo scoglio del Movimento 5 stelle, il premier incaricato deve affrontare il secondo: la difficoltà del Partito democratico ad accettare la convivenza con la Lega di Salvini
Dei due principali scogli sulla strada del governo - il malessere dei Cinque Stelle e il disagio del Pd - , Draghi ne ha superato uno, il primo, con un certo grado di realismo politico. Nessuna bandiera sventolata in pubblico, quindi nessuna dichiarazione, come pure qualcuno pretendeva, ma una tempestiva soluzione pratica, utile a sbloccare il voto sulla fatidica piattaforma Rousseau. Grillo aveva chiesto un dicastero cosiddetto della Transizione ecologica, sul modello di istituti simili esistenti in altri angoli d'Europa, dalla Francia alla Spagna, e a quanto pare lo ha ottenuto.
La richiesta era tutt'altro che irragionevole e averla accettata è indice di buon senso, non di debolezza. I 5S sono, come è noto, di gran lunga il gruppo più numeroso in Parlamento. Logico che la loro esplosione destabilizzerebbe qualsiasi governo. Grillo, che sta aiutando Draghi, ha fatto capire quanto sia importante porre al centro la questione ambientale, facendo ricorso anc…
La richiesta era tutt'altro che irragionevole e averla accettata è indice di buon senso, non di debolezza. I 5S sono, come è noto, di gran lunga il gruppo più numeroso in Parlamento. Logico che la loro esplosione destabilizzerebbe qualsiasi governo. Grillo, che sta aiutando Draghi, ha fatto capire quanto sia importante porre al centro la questione ambientale, facendo ricorso anc…
Dei due principali scogli sulla strada del governo - il malessere dei Cinque Stelle e il disagio del Pd - , Draghi ne ha superato uno, il primo, con un certo grado di realismo politico. Nessuna bandiera sventolata in pubblico, quindi nessuna dichiarazione, come pure qualcuno pretendeva, ma una tempestiva soluzione pratica, utile a sbloccare il voto sulla fatidica piattaforma Rousseau. Grillo aveva chiesto un dicastero cosiddetto della Transizione ecologica, sul modello di istituti simili esistenti in altri angoli d'Europa, dalla Francia alla Spagna, e a quanto pare lo ha ottenuto.
La richiesta era tutt'altro che irragionevole e averla accettata è indice di buon senso, non di debolezza. I 5S sono, come è noto, di gran lunga il gruppo più numeroso in Parlamento. Logico che la loro esplosione destabilizzerebbe qualsiasi governo. Grillo, che sta aiutando Draghi, ha fatto capire quanto sia importante porre al centro la questione ambientale, facendo ricorso anche a un innovativo strumento di governo. Difficile dire se il richiamo sia sufficiente per placare gli animi nel movimento un tempo anti-sistema e oggi posto di fronte a un inedito dilemma. Tuttavia è lecito essere ottimisti.
La questione ambientale è una delle priorità del Recovery e Draghi non cessa di ricordarlo ai suoi interlocutori. Investire nell'ambiente non è necessariamente una mossa per venire incontro alle mode a cui indulge la pubblica opinione. Al contrario, è il tema cruciale del nostro tempo, subito dopo la ripresa economica e sociale. Ed è la questione su cui le intenzioni di Draghi s'incrociano con le attese dei "grillini". Vediamo ora come reagiscono i militanti che votano online. Si può prevedere un risultato meno scontato che in altre occasioni, ma comunque una ribadita fiducia all'Elevato e al quadro politico dal quale i "grillini" stanno già ottenendo qualcosa di non banale.
Il secondo scoglio è in apparenza meno insidioso, ma richiede invece una maggiore capacità di mediazione da parte del presidente incaricato. Riguarda il Pd e la sua difficoltà ad accettare la convivenza con la Lega salviniana. Fino a ieri il sogno di Zingaretti e di qualche altro consisteva nello spingere Salvini fuori dal cerchio della maggioranza, nel tentativo di acquisire invece il sostegno dello sperimentato Berlusconi, l'antico avversario che renderebbe possibile la "formula Ursula": vale a dire il voto di fiducia espresso da centrosinistra più 5S più Forza Italia più i piccoli partiti, tutti dentro un perimetro riconosciuto che finirebbe per assomigliare molto a una maggioranza politica. Di fatto questa speranza si è infranta non solo sul nuovo profilo "europeista" del capo leghista, quanto sul ritrovato patto di unità d'azione tra lui e Berlusconi.
Rimane il dubbio: quanto è sincera e soprattutto strategica l'evoluzione del salvinismo? È destinata a durare e mettere radici ovvero a infrangersi alle prime difficoltà? Non è agevole fare il processo alle intenzioni, ma di sicuro tali interrogativi accompagnano sempre le svolte politiche, sotto ogni latitudine. Solo il tempo dirà una parola definitiva. Peraltro la garanzia europea è il premier Draghi a offrirla ed è senza dubbio ineccepibile. Non sfugge comunque al Pd che il presidente Mattarella ha chiesto una maggioranza larga al di là delle vecchie formule. Insistere per segnare il perimetro equivale a creare un'incomprensione con il Quirinale, oltre a determinare una frizione con l'incaricato. Eppure tutto lascia pensare che la vicenda sarà superata come è accaduto sul fronte di Grillo.
La richiesta era tutt'altro che irragionevole e averla accettata è indice di buon senso, non di debolezza. I 5S sono, come è noto, di gran lunga il gruppo più numeroso in Parlamento. Logico che la loro esplosione destabilizzerebbe qualsiasi governo. Grillo, che sta aiutando Draghi, ha fatto capire quanto sia importante porre al centro la questione ambientale, facendo ricorso anche a un innovativo strumento di governo. Difficile dire se il richiamo sia sufficiente per placare gli animi nel movimento un tempo anti-sistema e oggi posto di fronte a un inedito dilemma. Tuttavia è lecito essere ottimisti.
La questione ambientale è una delle priorità del Recovery e Draghi non cessa di ricordarlo ai suoi interlocutori. Investire nell'ambiente non è necessariamente una mossa per venire incontro alle mode a cui indulge la pubblica opinione. Al contrario, è il tema cruciale del nostro tempo, subito dopo la ripresa economica e sociale. Ed è la questione su cui le intenzioni di Draghi s'incrociano con le attese dei "grillini". Vediamo ora come reagiscono i militanti che votano online. Si può prevedere un risultato meno scontato che in altre occasioni, ma comunque una ribadita fiducia all'Elevato e al quadro politico dal quale i "grillini" stanno già ottenendo qualcosa di non banale.
Il secondo scoglio è in apparenza meno insidioso, ma richiede invece una maggiore capacità di mediazione da parte del presidente incaricato. Riguarda il Pd e la sua difficoltà ad accettare la convivenza con la Lega salviniana. Fino a ieri il sogno di Zingaretti e di qualche altro consisteva nello spingere Salvini fuori dal cerchio della maggioranza, nel tentativo di acquisire invece il sostegno dello sperimentato Berlusconi, l'antico avversario che renderebbe possibile la "formula Ursula": vale a dire il voto di fiducia espresso da centrosinistra più 5S più Forza Italia più i piccoli partiti, tutti dentro un perimetro riconosciuto che finirebbe per assomigliare molto a una maggioranza politica. Di fatto questa speranza si è infranta non solo sul nuovo profilo "europeista" del capo leghista, quanto sul ritrovato patto di unità d'azione tra lui e Berlusconi.
Rimane il dubbio: quanto è sincera e soprattutto strategica l'evoluzione del salvinismo? È destinata a durare e mettere radici ovvero a infrangersi alle prime difficoltà? Non è agevole fare il processo alle intenzioni, ma di sicuro tali interrogativi accompagnano sempre le svolte politiche, sotto ogni latitudine. Solo il tempo dirà una parola definitiva. Peraltro la garanzia europea è il premier Draghi a offrirla ed è senza dubbio ineccepibile. Non sfugge comunque al Pd che il presidente Mattarella ha chiesto una maggioranza larga al di là delle vecchie formule. Insistere per segnare il perimetro equivale a creare un'incomprensione con il Quirinale, oltre a determinare una frizione con l'incaricato. Eppure tutto lascia pensare che la vicenda sarà superata come è accaduto sul fronte di Grillo.