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(ansa)

Le donne e il primo insulto

Il coraggio di denunciare e di ascoltare
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Non è che in provincia di Pavia gli uomini siano particolarmente violenti contro le donne. È tutta Italia, ormai, così piena di compagni, mariti, ex qualcosa, che picchiano con ferocia, talvolta riescono anche a uccidere e quindi affrontano la galera sicuri di aver fatto la cosa giusta. Ma noi spettatori, noi non coinvolti direttamente in queste cronache di cazzotti e coltellate, siamo in difetto. Scriviamo e leggiamo dei femminicidi, ce ne addoloriamo, ma dimentichiamo presto o sorvoliamo sui mancati femminicidi, quelli che per fortuna o addirittura miracolo non arrivano a conclusione. La donna si salva, un attimo prima di morire, lui viene arrestato. E quanti ce ne sono. E qui arriviamo a Pavia.

Domenica scorsa due donne sono scampate. A Magherno, tale Cosimo Mattia Carlomagno, 26 anni, ha pestato la convivente, una ragazza di 22 anni. Non l'ha ammazzata solo perché lei è riuscita a chiamare il 112. Le urla si sentivano dal cortile, i carabini…
Non è che in provincia di Pavia gli uomini siano particolarmente violenti contro le donne. È tutta Italia, ormai, così piena di compagni, mariti, ex qualcosa, che picchiano con ferocia, talvolta riescono anche a uccidere e quindi affrontano la galera sicuri di aver fatto la cosa giusta. Ma noi spettatori, noi non coinvolti direttamente in queste cronache di cazzotti e coltellate, siamo in difetto. Scriviamo e leggiamo dei femminicidi, ce ne addoloriamo, ma dimentichiamo presto o sorvoliamo sui mancati femminicidi, quelli che per fortuna o addirittura miracolo non arrivano a conclusione. La donna si salva, un attimo prima di morire, lui viene arrestato. E quanti ce ne sono. E qui arriviamo a Pavia.

Domenica scorsa due donne sono scampate. A Magherno, tale Cosimo Mattia Carlomagno, 26 anni, ha pestato la convivente, una ragazza di 22 anni. Non l'ha ammazzata solo perché lei è riuscita a chiamare il 112. Le urla si sentivano dal cortile, i carabinieri sono arrivati mentre il picchiatore stava distruggendo anche i mobili di casa. Disturbato nella sua furia, ha insultato e aggredito anche i carabinieri medesimi, che infine sono riusciti a immobilizzarlo e a portarlo in carcere. Lei ha un mese di prognosi, trauma cranico, sospetta frattura di uno zigomo, contusioni, escoriazioni. Il solito, no? Una crisi di gelosia, non si sa ancora se l'ha detto la vittima o l'aggressore, sta di fatto che lei è salva, e speriamo lo sia a lungo.

Secondo episodio, pomeriggio di domenica. Un altro paese in provincia, Pinarolo Po. La scena è il bar Italia, protagonista Salvatore Mirante, 33 anni. Entra e aggredisce la ex moglie, che al bar ci lavora. Interviene un cliente, che viene menato. Interviene il padre della donna, botte anche a lui. Arrivano i carabinieri, Mirante sta picchiando la donna, cercano di separarli, lui li prende a testate. Anche qui, ce n'è voluta, di forza, prima di riuscire a bloccarlo a terra e a mettergli le manette.
Dunque, due attacchi sventati, proprio all'ultimo, un attimo prima di, e solo in una provincia piccola come quella di Pavia. Nel resto d'Italia, quella stessa domenica? Un centinaio? Poi, ci sono i casi di cui non sappiamo proprio niente. Quanti saranno, ogni giorno? Mille? Anche al piano di sopra, sentiamo rumori, vociare, può darsi che sia un picchiatore che si sta allenando su un punching ball vivo.

Perciò, un attimo prima che parta il primo insulto - ed è già abbastanza per dirgli addio - una donna dovrebbe dire quello che le sta succedendo. Il fidanzato, o il legittimo coniuge, o l'ex qualcosa, è diventato minaccioso. Un giorno - domani, tra un mese, un anno - potrebbe arrivare il primo ceffone, e quell'uomo svelarsi come aggressivo, furioso, geloso, possessivo, uno che spia, disprezza, umilia, odia, talvolta uccide. In quell'attimo prima, una donna deve parlare a qualcuno, la madre, una sorella, le amiche, il prete, chiunque ma dire, dire. I social possono servire anche a questo, mica solo a mostrare la propria vita perfetta, che perfetta peraltro non è (Repubblica, intanto, ha attivo un Osservatorio, e una può anche scrivere, informarsi, chiedere). Naturalmente, c'è la vergogna. Ammettere di aver sbagliato il matrimonio, l'uomo, il padre dei propri figli. C'è la paura, una compagna di vita che soffoca la libertà, opprime le notti, annerisce qualunque giornata. Ma se solo si arrivasse a cogliere quell'attimo, molte donne si salverebbero.

Altre muoiono, in casa o per strada, ed erano sempre sole, ogni volta viene da chiedersi se abbiano detto a qualcuno la propria pena e paura. La madre, sapeva? Le amiche? Dopo, si rileggono i post su Facebook, L'ultimo scritto da Piera Napoli, uccisa a Palermo tre giorni fa, diceva così: "Vuoi dei fiori a San Valentino il 14? Muori il 13". Qualcuno avrà capito, che vita stava tuttora facendo? Un mese fa aveva chiamato la polizia, poi aveva accettato che il marito tornasse in casa, "per amore dei figli", come spesso succede. Non era cambiato niente, le parole su San Valentino erano più che chiare. Un messaggio in bottiglia, peccato nessuno l'abbia letto per quello che era.