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Animalia. La volpe rossa, una vicina di casa elegante e selvatica

Non è raro, soprattutto nel Regno Unito, vederle attraversare la strada in un centro abitato. Ma non vivevano nei boschi? In realtà questo mammifero molto intelligente si adatta a stare dove trova il cibo e riesce a creare e conservare una conoscenza cartografica del territorio dove si muove. In questo modo si sposta in perfetta sicurezza. Ecco perché forse tra migliaia di anni potrebbe anche diventare nostro amico
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La volpe rossa – Vulpes vulpes nella classificazione settecentesca di Linneo – possiede un magnifico pelo di colore arancione intenso nelle parti superiori, mentre gola e ventre sono bianchi e le zampe si scuriscono fino a diventare nere; qualche volta la coda è bianca nella punta. Un animale affascinante, non a caso protagonista di moltissime storie, cartoni animati e film. Uno per tutti: il bellissimo Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson. Le volpi sono intorno a noi. Sono entrate nelle città e hanno trovato dimora nelle aree urbane, nei giardini privati, nei parchi e in altri spazi che consentono a loro di sopravvivere indisturbate. Qualche tempo fa i fotografi, in attesa di documentare l’arrivo del Primo Ministro inglese al 10 di Downing Street a Londra hanno colto il passaggio di una volpe rossa. Tutti i paesi europei hanno le loro volpi, come ci spiega in un affascinante volume, La vita segreta delle volpi (traduzione italiana di Monica Corbetta, Guan…
La volpe rossa – Vulpes vulpes nella classificazione settecentesca di Linneo – possiede un magnifico pelo di colore arancione intenso nelle parti superiori, mentre gola e ventre sono bianchi e le zampe si scuriscono fino a diventare nere; qualche volta la coda è bianca nella punta. Un animale affascinante, non a caso protagonista di moltissime storie, cartoni animati e film. Uno per tutti: il bellissimo Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson. Le volpi sono intorno a noi. Sono entrate nelle città e hanno trovato dimora nelle aree urbane, nei giardini privati, nei parchi e in altri spazi che consentono a loro di sopravvivere indisturbate. Qualche tempo fa i fotografi, in attesa di documentare l’arrivo del Primo Ministro inglese al 10 di Downing Street a Londra hanno colto il passaggio di una volpe rossa. Tutti i paesi europei hanno le loro volpi, come ci spiega in un affascinante volume, La vita segreta delle volpi (traduzione italiana di Monica Corbetta, Guanda, pp. 213), Adele Brand, un’etologa che da decenni studia questo animale entrato a far parte della nostra vita quotidiana.

La comparsa delle volpi

Cinquanta milioni di anni fa il clima della Terra si surriscaldò fino a raggiungere una temperatura superiore di 14 gradi centigradi rispetto ai valori attuali. Il ghiaccio si sciolse anche ai poli e crebbero foreste lussureggianti, dove numerosi primati vivevano e si nutrivano. La volpe non era ancora tra loro, ma i suoi antenati muovevano i loro primi passi. I canidi, a cui la volpe appartiene, si svilupparono nel Nord America e restarono per moltissimo tempo confinati in quella porzione di terra. Gli antenati diretti della Vulpes vulpes – il Prohesperocyon – provengono direttamente dalle foreste del Texas; era una piccola creatura onnivora in un'area abitata da grandi creature, i carnivori dai denti a sciabola, tutti estinti. Poi le creature sopravvissute alle trasformazioni climatiche successive migrarono verso le terre del Sud America e dell’Eurasia. Sette milioni di anni fa una proto-volpe era sicuramente presente in Spagna, mentre la volpe attuale era in Ungheria 3,4 milioni di anni fa, quando i nostri antenati cominciavano a maneggiare le pietre per ricavarne rudimentali strumenti. Questo per dire come volpi ed esseri umani, gli antenati dell’Homo sapiens, si sono sviluppati parallelamente, e sono entrambi sopravvissuti alle trasformazioni del Pianeta azzurro in cui noi abitiamo oggi da dominatori.


Le volpi e noi

Naturalmente i canidi muniti di quattro zampe si sono mossi con più facilità e rapidità dei bipedi umani, e bisogna ricordare che le testimonianze fossili ci dicono che le volpi sono riuscite a vivere in mezzo agli imponenti leoni americani e ai giganteschi orsi primordiali. Per cui la volpina che trotterellava tranquilla per le strade di Londra, e non disdegnava i dintorni della casa del Primo Ministro, discende direttamente da quelle che conobbero creature per noi inimmaginabili. Una storia parallela? Incontri mancati tra noi e questo canide che non siamo riusciti ad addomesticare in tutto questo lasso di tempo? C’è un'inumazione nel sito di ‘Uyun al-Hammam, in Giordania, dove una donna sconosciuta è stata adagiata 16.000 anni fa tra selci e pietre levigate e con una volpe rossa posata accanto alle sue costole distesa su un letto ocra. Cosa era per lei questa volpe? Adele Brand ci dice che non è facile dare un significato a quella doppia sepoltura, ma un legame tra loro deve essere esistito, forse persino affettivo. Forse le volpi erano state semi-addomesticate, di certo si muovevano come i cani sui bordi delle abitazioni alla ricerca di rifiuti. Già 8.600 anni fa in Turchia si trovano incisioni rupestri con volpi dalla coda folta e nella Gran Bretagna del Mesolitico si sono trovate tracce di ossa di volpi insieme a quelle dei cani. Così che sin dai racconti più antichi le volpi sono entrate come personaggi abituali nelle favole e nelle storie degli uomini, e le ritroviamo in molte opere successive sino ad arrivare ai recenti film d’animazione.


Elegante e affamata

La volpe assume nell’immaginario umano il ruolo di truffatrice, come in Pinocchio. Insieme alla volpe selvatica, di cui l’etologa britannica s’occupa nel suo libro, c’è la volpe immaginaria protagonista di tante fantasie umane. Le caratteristiche della volpe rossa – ma esistono anche le volpi grigie – sono l’astuzia, la rapidità, l’intelligenza e, perché no, anche l’eleganza. Come hanno fatto le volpi ad arrivare sino a noi ed entrare nelle nostre città come una presenza consueta, soprattutto in Gran Bretagna? Perché sanno adattarsi a tutti gli ambienti e si sono mantenute sin qui, salvo forse alcuni momenti ed episodi, selvagge. Se le foreste originarie sono state sostituite dalle case e dai selciati londinesi, qualcosa vorrà ben dire. Le volpi si nutrono di tutto. Sono carnivore, ovviamente, ma si adattano al cibo che trovano. E se in un dato territorio scarseggia, si spostano altrove. Se le avicole agresti, loro prede predilette, scompaiono, loro passano ai topi selvatici e ai conigli. Mangiano quello che trovano e coprono habitat molto diversi. Se in campagna non riescono a sopravvivere, si spostano verso le zone boschive, pronti a ricolonizzare di nuovo l’habitat precedente. La ragione risiede nel fatto che le volpi riescono a creare e conservare una conoscenza cartografica del territorio dove si muovono; lo esplorano in lungo e in largo e arrivano a percorrere sino a dodici chilometri al giorno. Inoltre non sono, come di solito si crede, animali notturni. Se agiscono di notte, è solo per necessità, ma si muovono, come dimostrano le volpi londinesi allocate in giardini e anche nei pressi di supermercati, di giorno. L’alta capacità di adattamento è la loro prerogativa principale. Se si pensa, ad esempio, che il panda consuma bambù, e se non ne trova più deve spostarsi dove c’è, la volpe cambia invece cibo con facilità.


Anatomia della volpe

Dentro il loro muso hanno quarantadue denti, di cui alcuni sono quelli distintivi dell’ordine Carnivora, i carnassiali. A differenza degli altri animali carnivori, quelli delle volpi non sono però specifici, per cui può mangiare bacche, larve di insetti, topi, ovvero tutto. Possiede cinque dita con artigli non completamente retrattili, un muso allungato che le permette di sentire gli odori in modo straordinario, legamenti della nuca che le permettono di correre a lungo con la testa a terra per seguire le tracce odorose. Insomma è un cane, per quanto perfezionato in alcuni aspetti. Una delle cose interessanti è che le volpi, a differenza dei lupi, non cacciano in gruppo. I lupi sono collaborativi anche perché inseguono animali grandi, e possiedono legami emotivi molto forti. Le volpi sono più individualiste, e spesso si nutrono degli avanzi dei lupi o di altri animali più grandi morti o uccisi. La Brand sostiene che il cervello dei lupi e di altri canidi è più complesso di quello delle volpi: presenterebbe infatti un solco nella circonvoluzione coronale nella regione frontale e un’altra più grande che sarebbe collegata al comportamento più sofisticato. Naturalmente nella vita di una volpe gli animali più importanti sono le altre volpi, eppure il loro mondo si estende al di là dell’universo volpino, come sembra testimoniare quella sepoltura di migliaia di anni fa. Il loro ragionamento, scrive l’etologa, si concretizza nel loro comportamento. Conservano cioè una forte natura selvaggia, che si coniuga in modo originale con la loro capacità di adattamento ai vari ambienti. Il loro cibo è composto prevalentemente d’insetti per l’82%, di mammiferi per il 23% e solo per il 2% di uccelli (da una ricerca canadese). Secondo gli ecologi quando due specie sfruttano la medesima risorsa, e quella risorsa comincia a scarseggiare, una specie prevarrà sull’altra portandola all’estinzione in quella zona. La specie più debole sopravvive solo evolvendosi in una nuova nicchia.


Amiche dell'uomo o libere per sempre

Ci sono molte storie raccontate dalla Brand sulle consuetudini delle volpi che le rendono interessanti ai nostri occhi, ne fanno appunto dei personaggi. L’invito della studiosa è di non ridurle alle fantasie degli umani, agli stereotipi che esistono da secoli sul loro comportamento. Molto curioso il capitolo sul verso delle volpi: spesso viene confuso con quello delle vittime di un crimine. Brand lo ha fatto ascoltare nel suo canale You Tube e le persone l’hanno identificato in modo vario e sempre diverso: scimmie, yeti, gorilla, pecore, zombi idrofobi, procioni, dinosauri, o persino con una ex moglie. Possiedono inoltre un linguaggio molto variegato per esprimere, scrive la studiosa, differenti cose ai propri simili. Come possiamo rapportarci con questi canidi che frequentano non solo le nostre campagne? Alla fine c’è un decalogo che l’autrice scrive per sancire il fatto che la volpe è un animale selvatico e non certo domestico, e che addomesticarlo, come alcuni provano a fare, è sbagliato. Sono pagine molto belle ed equilibrate, da cui c’è da imparare, e non solo riguardo alle volpi. Quale sarà il destino futuro delle volpi, la loro evoluzione data la situazione attuale con l’uomo che si impadronisce senza requie di tutti gli habitat possibili? Tra 36.000 anni nessuno di noi, scrive Brand, sarà qui per vedere come si evolverà il rapporto tra gli umani e la volpe rossa e le altre volpi della famiglia. Diventeranno le migliori amiche dell’uomo come è accaduto ai cani? Si stanno adattando a noi come i proto-cani? Di sicuro non sanno leggere come i cani il linguaggio del corpo umano, ma i cani sono particolarmente adattati a noi e superano i lupi e gli scimpanzé. Eppure le volpi sanno leggere molti segni nelle nostre case: luci accese o spente, e dove mettiamo il cibo per loro o per altri animali; e se le abituiamo a mangiare dalle nostre ciotole, appena apriamo la porta per andare fuori, arrivano. Anche se non hanno le pieghe collegate alla vita sociale nella corteccia prefrontale, sembrano più propense a stare in gruppo dei gatti, i quali stanno con noi da 9.000 anni. Per il momento, conclude Brand, fanno parte della fauna selvatica, e lei spera che alcune di loro continuino a essere libere per sempre.