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Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi (ansa)

Le mosse di Draghi e la rivincita della Costituzione

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L'incarico, il programma e la scelta dei ministri: il procedimento seguito per la formazione del nuovo esecutivo riflette le indicazioni dei costituenti
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È una fase eccezionale, quella che stiamo attraversando? No, è un passaggio normale, legale, regolare. Anche se sconvolge riti e liturgie cui siamo avvezzi da decenni. Anche se i partiti osservano basiti le mosse del presidente incaricato, cercando d'indovinarne le intenzioni, anziché orientarle con ordini e diktat. Ma dopotutto è questa l'indicazione offerta dai costituenti, riflette il procedimento seguito passo passo da Mattarella e Draghi per la formazione del nuovo esecutivo. Ed è questa la lezione che ormai possiamo trarne: la rivincita della Costituzione scritta su quella deformata nella prassi. Ecco perché ovunque monta un'onda di stupore, se non di smarrimento. In Italia non c'è nulla di più rivoluzionario che l'applicazione della legge.

Però stavolta è in gioco la legge più alta, quella che disegna il profilo delle nostre istituzioni. Significa che la crisi del governo Conte sta…
È una fase eccezionale, quella che stiamo attraversando? No, è un passaggio normale, legale, regolare. Anche se sconvolge riti e liturgie cui siamo avvezzi da decenni. Anche se i partiti osservano basiti le mosse del presidente incaricato, cercando d'indovinarne le intenzioni, anziché orientarle con ordini e diktat. Ma dopotutto è questa l'indicazione offerta dai costituenti, riflette il procedimento seguito passo passo da Mattarella e Draghi per la formazione del nuovo esecutivo. Ed è questa la lezione che ormai possiamo trarne: la rivincita della Costituzione scritta su quella deformata nella prassi. Ecco perché ovunque monta un'onda di stupore, se non di smarrimento. In Italia non c'è nulla di più rivoluzionario che l'applicazione della legge.

Però stavolta è in gioco la legge più alta, quella che disegna il profilo delle nostre istituzioni. Significa che la crisi del governo Conte sta determinando non solo i nuovi assetti del sistema politico, ma altresì di quello costituzionale. Un effetto di lungo periodo, che rimescola ruoli e competenze dei vari attori in campo: il capo dello Stato, il presidente del Consiglio, i partiti, il Parlamento. Per ottenerne una conferma, basta esaminare la vicenda che si consuma in questi giorni.

Primo: l'incarico. Conferito da Mattarella a Draghi senza un altro giro di consultazioni, quando il mandato esplorativo del presidente Fico certificò l'impasse della vecchia maggioranza. E senza che alcun partito proponesse la soluzione poi decisa dal capo dello Stato. Morale della favola: quest'ultimo ha esercitato in solitudine il potere di nominare il presidente del Consiglio, come vuole l'articolo 92 della Costituzione. Quanto alle consultazioni - di cui non v'è parola in quell'articolo - saranno certo utili, ma non indispensabili. Anzi: talora risultano dannose, se i partiti pretendono d'imporre un nome secco al Quirinale.

Secondo: il programma di governo. Nel maggio 2018, all'alba della legislatura, fu oggetto d'un contratto in 30 punti fra Lega e 5 Stelle. Nel settembre 2019, per il battesimo del secondo gabinetto Conte, Pd e 5 Stelle s'accordarono su 29 punti programmatici. In entrambi i casi prescrizioni specifiche, puntuali, dettagliate. Errore: questo compito tocca al presidente del Consiglio, non ai segretari di partito. Perché è lui ad esporre il programma di governo alle due Camere, per guadagnarne la fiducia. E perché sempre a lui spetta dirigere la politica generale del governo, dice l'articolo 95 della Costituzione. E infatti Draghi ascolta, prende appunti, ma non scrive sotto dettatura. Le forze politiche conosceranno il suo programma in Parlamento, dopo di che ciascuno esprimerà un giudizio. Ma soprattutto ciascuno tornerà a svolgere il proprio mestiere, senza appropriarsi del mestiere altrui.

Terzo: la scelta dei ministri. Suspense, pure in questo caso. E niente pizzini depositati nelle tasche del presidente incaricato. Sarà lui a selezionare la squadra di governo, o meglio a proporla al capo dello Stato, come stabilisce l'articolo 92 della Costituzione. Quanto ai partiti, un'altra norma ne circoscrive il ruolo: concorrono alle decisioni pubbliche - dice l'articolo 49 - ma non sono affatto gli unici decisori. Come per l'appunto sta accadendo adesso, sotto il loro sguardo stupefatto. Sicché riecheggia, un secolo più tardi, il celebre appello di Sonnino contro le degenerazioni del parlamentarismo: Torniamo allo Statuto, scrisse il 1° gennaio 1897. Allora come oggi, le parole della Costituzione possono sempre imporsi sul coro dei parolai.