Putin ha fatto una mossa che va contro gli interessi del suo Paese, e con l'occasione si è dato anche la zappa sui piedi. Il dittatore russo sta perdendo la mano, si fa prendere dal panico e si illude. Che cosa ha fatto quando l'Unione europea gli ha inviato il capo della sua diplomazia per cercare di evitare che l'affare Navalnyj finisse per compromettere ogni azione coordinata dei 27 e della Russia sulle aree di interessi comuni?
Invece di constatare che gli europei condannavano - naturalmente, ovviamente - questo accanimento giudiziario contro Aleksej Navalnyj, ma restavano desiderosi di non rompere del tutto con Mosca, li ha pubblicamente maltrattati, per non dire schiaffeggiati. Avrebbe potuto ricevere il capo della diplomazia europea per sottolineare che auspicava anche lui che rimanessero aperti i ponti fra l'Unione e la Federazione russa. Non gli sarebbe costato nulla fare un gesto del genere, ma non l'ha fatto.
Josep Borrell ha potuto incontrare s…
Invece di constatare che gli europei condannavano - naturalmente, ovviamente - questo accanimento giudiziario contro Aleksej Navalnyj, ma restavano desiderosi di non rompere del tutto con Mosca, li ha pubblicamente maltrattati, per non dire schiaffeggiati. Avrebbe potuto ricevere il capo della diplomazia europea per sottolineare che auspicava anche lui che rimanessero aperti i ponti fra l'Unione e la Federazione russa. Non gli sarebbe costato nulla fare un gesto del genere, ma non l'ha fatto.
Josep Borrell ha potuto incontrare s…
Putin ha fatto una mossa che va contro gli interessi del suo Paese, e con l'occasione si è dato anche la zappa sui piedi. Il dittatore russo sta perdendo la mano, si fa prendere dal panico e si illude. Che cosa ha fatto quando l'Unione europea gli ha inviato il capo della sua diplomazia per cercare di evitare che l'affare Navalnyj finisse per compromettere ogni azione coordinata dei 27 e della Russia sulle aree di interessi comuni?
Invece di constatare che gli europei condannavano - naturalmente, ovviamente - questo accanimento giudiziario contro Aleksej Navalnyj, ma restavano desiderosi di non rompere del tutto con Mosca, li ha pubblicamente maltrattati, per non dire schiaffeggiati. Avrebbe potuto ricevere il capo della diplomazia europea per sottolineare che auspicava anche lui che rimanessero aperti i ponti fra l'Unione e la Federazione russa. Non gli sarebbe costato nulla fare un gesto del genere, ma non l'ha fatto.
Josep Borrell ha potuto incontrare soltanto il suo omologo, Sergej Lavrov, che si è superato nel suo ruolo di bulldog; e come ciliegina sulla torta, prima ancora che la visita di Stato fosse terminata, Mosca ha annunciato l'espulsione di tre diplomatici europei, colpevoli di essere andati a osservare de visu le manifestazioni di protesta contro la persecuzione del Robin Hood russo. Era esattamente quello che non doveva fare, perché non ci ha guadagnato nulla.
Se avesse avuto un grammo di abilità, avrebbe potuto insistere, come aveva fatto recentemente, sulla sua volontà di valorizzare i punti in comune con l'Unione. Avrebbe potuto prendere ispirazione da quello che ha saputo fare Xi Jinping a dicembre, quando ha firmato un accordo che allontana l'Unione europea dagli Stati Uniti, sul piano dei rapporti con Pechino. Ora che ha perso il suo amico Trump, avrebbe potuto tornare ai tradizionali sforzi russi per "disaccoppiare" le due sponde dell'Atlantico. Avrebbe almeno potuto fingere di non sentire, come fecero i dirigenti sovietici quando François Mitterrand prese le difese di Andrej Sacharov in piena cena ufficiale al Cremlino, e invece no!
Putin ha giocato a fare il gradasso, il bullo del cortile. Ma l'unico risultato che ha ottenuto è stato palesare il suo panico, un panico che trova una semplice spiegazione.
Avendo avuto l'audacia inaudita di rientrare a Mosca, Aleksej Navalnyj si è imposto come avversario alla pari del presidente russo. Per la prima volta in vent'anni di potere, Vladimir Putin ha di fronte a sé un capo dell'opposizione che gli sarà difficile far assassinare, ora che il tentativo di avvelenarlo è andato fallito.
Ne è rimasto sorpreso, sconcertato, e questo proprio nel momento in cui si sta impantanando, lentamente ma inesorabilmente, in Siria, sta cominciando a perdere la sua presa negli Stati dell'ex impero russo e sta vedendo calare la sua popolarità perché il tenore di vita in Russia è in declino e lui diventa un uomo del passato.
Vent'anni fa Putin aveva saputo sedurre la stragrande maggioranza dei russi presentandosi come il vendicatore di una Russia umiliata dalla perdita del suo impero e dal saccheggio delle proprietà, teoricamente collettive, dei tempi sovietici. Da questo punto di vista era l'uomo della rivincita sul XX secolo che finiva: ma il XXI secolo si è ormai aperto.
I russi che hanno meno di quarant'anni non hanno conosciuto nessun impero, così come i francesi e i britannici non vivono più all'ombra dei loro possedimenti perduti. E anche le ruberie che indignano i russi oggi non sono più quelle delle privatizzazioni fraudolente del 1991, ma quelle dell'indescrivibile corruzione che regna in questo momento ai più alti livelli dello Stato.
Putin ha fatto il suo tempo, e ne è talmente consapevole che è stato preso dal panico e sta facendo tutto quello che non bisogna fare, isolando il suo Paese dall'Europa e condannandolo a un tête-à-tête con la Cina che nessuno vuole in Russia: non i miliardari, non l'apparato di sicurezza e nemmeno il ceto medio urbano. Si sta aprendo una fase da fine del regno in Russia. Potrà essere lunga e dolorosa, ma ormai è iniziata, e l'Unione europea deve cominciare a interloquire direttamente con i russi, per comunicare la sua volontà di cooperazione economica e stabilizzazione continentale. Bisogna cominciare a fissare i paletti del dopo-Putin.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Invece di constatare che gli europei condannavano - naturalmente, ovviamente - questo accanimento giudiziario contro Aleksej Navalnyj, ma restavano desiderosi di non rompere del tutto con Mosca, li ha pubblicamente maltrattati, per non dire schiaffeggiati. Avrebbe potuto ricevere il capo della diplomazia europea per sottolineare che auspicava anche lui che rimanessero aperti i ponti fra l'Unione e la Federazione russa. Non gli sarebbe costato nulla fare un gesto del genere, ma non l'ha fatto.
Josep Borrell ha potuto incontrare soltanto il suo omologo, Sergej Lavrov, che si è superato nel suo ruolo di bulldog; e come ciliegina sulla torta, prima ancora che la visita di Stato fosse terminata, Mosca ha annunciato l'espulsione di tre diplomatici europei, colpevoli di essere andati a osservare de visu le manifestazioni di protesta contro la persecuzione del Robin Hood russo. Era esattamente quello che non doveva fare, perché non ci ha guadagnato nulla.
Se avesse avuto un grammo di abilità, avrebbe potuto insistere, come aveva fatto recentemente, sulla sua volontà di valorizzare i punti in comune con l'Unione. Avrebbe potuto prendere ispirazione da quello che ha saputo fare Xi Jinping a dicembre, quando ha firmato un accordo che allontana l'Unione europea dagli Stati Uniti, sul piano dei rapporti con Pechino. Ora che ha perso il suo amico Trump, avrebbe potuto tornare ai tradizionali sforzi russi per "disaccoppiare" le due sponde dell'Atlantico. Avrebbe almeno potuto fingere di non sentire, come fecero i dirigenti sovietici quando François Mitterrand prese le difese di Andrej Sacharov in piena cena ufficiale al Cremlino, e invece no!
Putin ha giocato a fare il gradasso, il bullo del cortile. Ma l'unico risultato che ha ottenuto è stato palesare il suo panico, un panico che trova una semplice spiegazione.
Avendo avuto l'audacia inaudita di rientrare a Mosca, Aleksej Navalnyj si è imposto come avversario alla pari del presidente russo. Per la prima volta in vent'anni di potere, Vladimir Putin ha di fronte a sé un capo dell'opposizione che gli sarà difficile far assassinare, ora che il tentativo di avvelenarlo è andato fallito.
Ne è rimasto sorpreso, sconcertato, e questo proprio nel momento in cui si sta impantanando, lentamente ma inesorabilmente, in Siria, sta cominciando a perdere la sua presa negli Stati dell'ex impero russo e sta vedendo calare la sua popolarità perché il tenore di vita in Russia è in declino e lui diventa un uomo del passato.
Vent'anni fa Putin aveva saputo sedurre la stragrande maggioranza dei russi presentandosi come il vendicatore di una Russia umiliata dalla perdita del suo impero e dal saccheggio delle proprietà, teoricamente collettive, dei tempi sovietici. Da questo punto di vista era l'uomo della rivincita sul XX secolo che finiva: ma il XXI secolo si è ormai aperto.
I russi che hanno meno di quarant'anni non hanno conosciuto nessun impero, così come i francesi e i britannici non vivono più all'ombra dei loro possedimenti perduti. E anche le ruberie che indignano i russi oggi non sono più quelle delle privatizzazioni fraudolente del 1991, ma quelle dell'indescrivibile corruzione che regna in questo momento ai più alti livelli dello Stato.
Putin ha fatto il suo tempo, e ne è talmente consapevole che è stato preso dal panico e sta facendo tutto quello che non bisogna fare, isolando il suo Paese dall'Europa e condannandolo a un tête-à-tête con la Cina che nessuno vuole in Russia: non i miliardari, non l'apparato di sicurezza e nemmeno il ceto medio urbano. Si sta aprendo una fase da fine del regno in Russia. Potrà essere lunga e dolorosa, ma ormai è iniziata, e l'Unione europea deve cominciare a interloquire direttamente con i russi, per comunicare la sua volontà di cooperazione economica e stabilizzazione continentale. Bisogna cominciare a fissare i paletti del dopo-Putin.
(Traduzione di Fabio Galimberti)