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(ansa)

Draghi, nel segno dell'equilibrio

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La composizione del governo riflette la realtà complessa del Paese immerso in un inverno non solo meteorologico
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Come si è capito dalla lista dei ministri, non è un governo esplosivo e rivoluzionario. Non è un governo che abbaglia. O che soddisfa tutte le attese, davvero troppe, che si erano create giorno dopo giorno. C'era il desiderio diffuso di assistere a un totale rivolgimento di persone e di attitudini, come se stessimo per entrare in una nuova era. Comprensibile, se si considerano le delusioni dell'esperienza precedente; poco realistico, alla luce dell'evidente tendenza all'equilibrio e alla moderazione di Mario Draghi (e del presidente della Repubblica accanto a lui). La compagine riflette la realtà complessa del Paese immerso in un inverno non solo meteorologico. E il risultato, se ci si astrae dalle polemiche sul profilo di alcuni prescelti che non sarebbe abbastanza alto, è il migliore, o il più decente, a cui si poteva aspirare nelle condizioni date.

Il presidente incaricato ha dovuto tenere in equilibrio due esigenze. Primo,…
Come si è capito dalla lista dei ministri, non è un governo esplosivo e rivoluzionario. Non è un governo che abbaglia. O che soddisfa tutte le attese, davvero troppe, che si erano create giorno dopo giorno. C'era il desiderio diffuso di assistere a un totale rivolgimento di persone e di attitudini, come se stessimo per entrare in una nuova era. Comprensibile, se si considerano le delusioni dell'esperienza precedente; poco realistico, alla luce dell'evidente tendenza all'equilibrio e alla moderazione di Mario Draghi (e del presidente della Repubblica accanto a lui). La compagine riflette la realtà complessa del Paese immerso in un inverno non solo meteorologico. E il risultato, se ci si astrae dalle polemiche sul profilo di alcuni prescelti che non sarebbe abbastanza alto, è il migliore, o il più decente, a cui si poteva aspirare nelle condizioni date.

Il presidente incaricato ha dovuto tenere in equilibrio due esigenze. Primo, mettere in campo competenze ed energie nuove così da rendere credibile l'orizzonte riformatore dell'esecutivo. Che non è certo un Conte-3 con un diverso premier, come diceva ieri sera qualche buontempone. E non lo è per una semplice ragione: la vera impronta modernizzatrice del governo è il presidente del Consiglio. È lui il garante della volontà italiana di stare in Europa nonché il principale fattore di discontinuità con il recente passato. È lui la figura che l'Unione identifica con il successo del "Recovery Plan" e delle riforme connesse: dalla giustizia civile alla pubblica amministrazione alla finanza pubblica e al fisco, fino all'innovazione tecnologica e all'economia verde. Tutto il resto, almeno per oggi, passa in seconda linea. Quindi i nomi dei "tecnici" sono validi in quanto scelti da Draghi in base alla stima personale e a una precisa sintonia.

La seconda esigenza di cui Draghi si è fatto carico riguarda le forze politiche che compongono la sua maggioranza larga e sganciata dalle "formule politiche", come voleva Mattarella. Sarebbe stato un errore mortificare i partiti, già reduci da un fallimento che riguarda in modi diversi sia il centrosinistra sia il centrodestra sia - soprattutto - il movimento "grillino". Anziché essere percepito come commissario liquidatore di un sistema, Draghi vuole essere accolto come l'uomo della tregua, alla cui ombra la dialettica politica può rigenerarsi con buonsenso. Il mosaico dei ministeri "politici", destinato a completarsi con i viceministri e i sottosegretari, esprime rispetto per i vari partiti, fotografati nel loro peso parlamentare. Ma c'è anche un investimento non irrilevante su di loro. A differenza del governo Monti del 2011, Draghi punta a coinvolgere alcuni ministri nel programma riformatore e nella gestione del "Recovery". Tutti hanno la possibilità di ritrovare il contatto con le sofferenze della società: da Orlando al Lavoro a Giorgetti allo Sviluppo economico, per citare solo due casi.
S'intende che le polemiche sono appena dietro l'angolo, appena smussate dal rispetto dovuto alla figura autorevole del premier.

A ben vedere, peraltro, Draghi ha saputo usare con accortezza la bilancia. A maggior ragione se è riuscito a distribuire gli incarichi senza negoziare alcunché con i capi-partito. Tutti hanno qualche motivo di scontento, nessuno però è più infelice di un altro. Del resto, che la maggioranza fosse estesa a Lega e Forza Italia era noto al centrosinistra già da giorni. Quanto durerà il governo Draghi? Qualcuno dice: al massimo un anno, fino alla scadenza del Quirinale. Ma al momento nessuno può dirlo. Ora la priorità sono due, tra loro collegate: il "Recovery" e le riforme per modernizzare un'Italia ingessata.