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Quelle famiglie incattivite nella zona rossa

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Il parricidio del ristoratore lombardo, i coniugi altoatesini per i quali si sospetta il figlio, la consorteria assassina di Macerata fanno venire il dubbio che le esplosioni di rabbia abbiano un legame con la situazione che stiamo vivendo
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Tutte le famiglie felici vivono a modo loro, tutte quelle infelici muoiono alla stessa maniera: il legame di sangue si scioglie nel sangue. Quel che colpisce nella cronaca recente è l’aumento, almeno apparente, dei delitti “ravvicinati”. Agli inarrestati femminicidi si aggiungono gli assassini dei genitori. Pur ricordando Pietro Maso, Ferdinando Carretta e Erika De Nardo, rammentiamo anche che il calendario ci lasciava tregua e, insieme, qualche illusione. Ora, invece, è una sequenza: il parricidio del ristoratore lombardo, i coniugi altoatesini travolti dalle acque e (nell’ipotesi degli inquirenti) dalla rabbia del figlio e questa consorteria assassina di Macerata che riproduce per la scelta dei modi e dei tempi (la festa a/di Natale) la trama dei Parenti serpenti di Mario Monicelli.

Tutte le famiglie felici vivono a modo loro, tutte quelle infelici muoiono alla stessa maniera: il legame di sangue si scioglie nel sangue. Quel che colpisce nella cronaca recente è l’aumento, almeno apparente, dei delitti “ravvicinati”. Agli inarrestati femminicidi si aggiungono gli assassini dei genitori. Pur ricordando Pietro Maso, Ferdinando Carretta e Erika De Nardo, rammentiamo anche che il calendario ci lasciava tregua e, insieme, qualche illusione. Ora, invece, è una sequenza: il parricidio del ristoratore lombardo, i coniugi altoatesini travolti dalle acque e (nell’ipotesi degli inquirenti) dalla rabbia del figlio e questa consorteria assassina di Macerata che riproduce per la scelta dei modi e dei tempi (la festa a/di Natale) la trama dei Parenti serpenti di Mario Monicelli.



La disgregazione del nucleo familiare è una cosa, la sua esplosione un’altra. Ai sociologi spiegare le cause dell’una, ai difensori del vincolo obiettare, a tutti noi il difficile compito di tenere in piedi le barche che il destino o una giovanile volontà ci hanno assegnato. Almeno finché vanno e non trascinano tutti a fondo. Resta il dato: l’incremento del crimine a chilometro zero. Il sospetto di un investigatore improvvisato è che abbia qualcosa a che fare con la situazione particolare che, da un anno a questa parte, stiamo vivendo. Chiamiamoli “gli omicidi della zona rossa”. Stendiamo un cordone intorno, entriamo sulla scena e guardiamoli da vicino. Da molto tempo ci si è ristretto l’orizzonte. Meno frequentazioni, meno spostamenti, ridotte possibilità. Si sta a contatto con un numero minore di persone. Una benedizione, se il rapporto è soave; una maledizione se è minato. Le irritazioni diventano ossessioni. I desideri si trasformano in manie. Aspettative, intenzioni, pretese, si riversano in quell’universo confinato, rimbalzano sulle pareti di casa e tornano al mittente deformate. La vulnerabilità accertata rende tutto più stringente: non c’è tempo da perdere per realizzare i propri sogni. Eredità è un termine ipotetico, disperso nella nebulosa del futuro. I contrasti si accentuano, il tempo di tutti è adesso.

La scansione dei vaccini ha una sua logica, che è contemporaneamente illogica. Da quale nave si mettono in salvo per primi quelli che più hanno viaggiato e ballato in questa e altre crociere? Si è scavato un piccolo ma profondo solco generazionale, dovuto all’ignoranza quanto a una disvelata perfidia. Se questo è il virus che taglia i rami secchi, le gemme reclamano spazio, vogliono gestire le risorse familiari, mettersi a capo del gruppo. Nel buio di un vicolo immaginario intimano: o la borsa o il vaccino, la vita. In ogni comportamento criminale c’è un fattore personale e un altro ambientale. Le situazioni limite fanno da detonatore. Il solo lato positivo è che gli “omicidi della zona rossa” rendono il lavoro più facile agli inquirenti: il colpevole, per forza di cose, non arriva da lontano. Basta entrare in casa della vittima e guardarsi intorno.