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(ansa)

L'oligarchia della modernità

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Perché il governo Draghi non è affatto un esecutivo tecnico
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Il governo Draghi non è affatto un governo tecnico. Che cos'è stata la politica negli ultimi anni? Cominciamo con il Partito Democratico. L'ecologia è stata l'ultimo dei loro pensieri, si sono ben guardati dall'affrontarla, come se fosse uno sterile argomento porta grane. Per l'istruzione hanno evitato ogni investimento serio in denaro, infliggendo continue riformicchie che hanno trascinato il nostro sistema scolastico sul fondo dell'ultimo gradino d'Europa. Un disastro. Il Movimento 5 Stelle ha decantato l'ecologia facendo risuonare la parola ad oltranza così da farle perdere il suo significato. Avessero fatto una cosa. Nel caso poi possa interessare alle loro elettrici, ricorderei l'infinitesimale rilevanza che hanno le donne nel Movimento. I leader sono stati finora Beppe Grillo, Casaleggio senior e junior, Luigi Di Maio, Vito Crimi, Alessandro Di Battista. Non mi viene in mente nessun nome femminile. I 5 Stelle e la L…
Il governo Draghi non è affatto un governo tecnico. Che cos'è stata la politica negli ultimi anni? Cominciamo con il Partito Democratico. L'ecologia è stata l'ultimo dei loro pensieri, si sono ben guardati dall'affrontarla, come se fosse uno sterile argomento porta grane. Per l'istruzione hanno evitato ogni investimento serio in denaro, infliggendo continue riformicchie che hanno trascinato il nostro sistema scolastico sul fondo dell'ultimo gradino d'Europa. Un disastro. Il Movimento 5 Stelle ha decantato l'ecologia facendo risuonare la parola ad oltranza così da farle perdere il suo significato. Avessero fatto una cosa. Nel caso poi possa interessare alle loro elettrici, ricorderei l'infinitesimale rilevanza che hanno le donne nel Movimento. I leader sono stati finora Beppe Grillo, Casaleggio senior e junior, Luigi Di Maio, Vito Crimi, Alessandro Di Battista. Non mi viene in mente nessun nome femminile. I 5 Stelle e la Lega si sono uniti nel primo governo grazie all'ignoranza becera con cui hanno appoggiato Matteo Salvini e l'antieuropeismo. Ci rendiamo conto? Solo ieri la Lega voleva tornare alla lira - Salvini è tornato a parlarne - e andava a braccetto con Marine Le Pen. Dei governi Berlusconi, non vale nemmeno la pena parlare, l'abbiamo già fatto per un paio di decenni facendoci venire l'ulcera, mentre il Cavaliere si disinteressava come mai nessun altro dell'Italia, concentrato com'era a farsi i fatti suoi.

In pochi giorni Mario Draghi ha rivoluzionato il linguaggio della politica. Con i suoi 8 tecnici, ha creato un governo social democratico a direzione ecologista, mentre i nostri cari vecchi politici sono stati a guardare come bambini fuori da una pasticceria per poi dire naturalmente che i dolci li hanno fatti loro.
È un puro governo politico. Una democrazia moderna di stampo spagnolo e soprattutto tedesco, dove i Verdi sono la più brillante forza politica del futuro.
Finalmente si parlerà di fatti e si troveranno soluzioni, senza perdere tempo con le solite chiacchiere a destra e a sinistra. Il populismo della Lega e dei 5 Stelle, il più reiterato della storia europea, per ora è sospeso e spero non se ne sentirà la necessità per molto tempo. Ci vorrà qualche anno per compiere la rivoluzione contro l'ignoranza e l'incapacità in cui era caduta la politica italiana e nessuno si illuda che questa amministrazione ci accompagni solo per pochi mesi. Il prossimo anno Sergio Mattarella darà la sua disponibilità per il secondo mandato. Forse come Giorgio Napolitano non lo porterà a termine, ma resterà il tempo necessario a Draghi per concludere la sua missione. E magari, a fine legislatura, il clima politico sarà trasformato.

Ho sentito commentare questo governo con un deluso "Tutto qui"? Vediamo: Marta Cartabia, bilingue, ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti, docente di diritto, prima donna a presiedere la Consulta. Ha davanti a sé il problema più difficile da affrontare: dare al paese un sistema giudiziario rapido ed efficiente. Vittorio Colao, forse il più apprezzato manager italiano nel mondo. In passato gli hanno offerto più volte di fare il ministro. Chissà perché prima ha rifiutato, ora ha accettato. Daniele Franco, direttore della Banca d'Italia e prima ancora Ragioniere generale dello Stato. Roberto Cingolani, brillante scienziato, manager di Leonardo, per il nuovo ministero dell'Ecologia. Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat, ora ai Trasporti per promuovere lo sviluppo sostenibile. Patrizio Bianchi, un prodiano, autore del piano (poi ignorato) di riaprire la scuola lo scorso settembre. Cristina Messa, laureata in medicina e chirurgia, specializzata in medicina nucleare, prima donna alla guida della Bicocca. Infine, la ministra uscente Luciana Lamorgese. "Tutto qui?" A me sembra moltissimo.

È ridicolo denominare questo governo come Conte ter. Non ha nessuna importanza se ci ritroviamo tre vecchi ministri senza portafoglio di Forza Italia o Luigi Di Maio agli Esteri. Quando ci sarà bisogno di parlare di cose serie in America o in Europa, a rappresentarci e a dirigere l'orchestra sarà Mario Draghi. Il capo del governo ha accontentato i vari partiti con dei ministeri collaterali, ma a gestire il denaro necessario per far ripartire il paese, sarà la squadra degli 8 tecnici. Ed è proprio con questa sorta di oligarchia che Mario Draghi ha compiuto un'acutissima operazione politica.
Ciò di cui aveva bisogno l'Italia era un leader con un'idea precisa di modernità e di rilancio del paese perché la gente ha bisogno di stare meglio e al più presto. Adesso ce l'ha.