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Il presidente del Consiglio Mario Draghi (reuters)

Il virus sul tavolo del G7

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Pandemia, crisi economica, rapporti con la Cina: l’esordio internazionale del premier Draghi
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Mario Draghi sarà certamente più a suo agio al tavolo virtuale del G7 (la prima riunione è oggi, sotto presidenza britannica) di quanto sia stato nel suo esordio da premier al Senato. Il G7, il foro delle grandi economie mondiali, lo frequenta da un paio di decenni; il Senato da un paio di giorni. Gli esegeti del Draghi-pensiero ricordano la presentazione di un suo rapporto sulla trasparenza dei mercati finanziari mondiali al G7 di Washington, nel 2008.

Allora Draghi era presidente del Forum per la stabilità finanziaria, un organismo internazionale. Non era ancora presidente della Bce, la veste in cui ha partecipato ai meeting dei ministri finanziari del G7 dal 2011 al 2019. Con una influenza crescente. Basti ricordare ciò che scrive Tim Geithner, Segretario al Tesoro durante il primo mandato di Barack Obama, nelle sue memorie sulla crisi finanziaria: se l'euro si è salvato nel 2012 è stato solo grazie alla "forza creativa e i…
Mario Draghi sarà certamente più a suo agio al tavolo virtuale del G7 (la prima riunione è oggi, sotto presidenza britannica) di quanto sia stato nel suo esordio da premier al Senato. Il G7, il foro delle grandi economie mondiali, lo frequenta da un paio di decenni; il Senato da un paio di giorni. Gli esegeti del Draghi-pensiero ricordano la presentazione di un suo rapporto sulla trasparenza dei mercati finanziari mondiali al G7 di Washington, nel 2008.

Allora Draghi era presidente del Forum per la stabilità finanziaria, un organismo internazionale. Non era ancora presidente della Bce, la veste in cui ha partecipato ai meeting dei ministri finanziari del G7 dal 2011 al 2019. Con una influenza crescente. Basti ricordare ciò che scrive Tim Geithner, Segretario al Tesoro durante il primo mandato di Barack Obama, nelle sue memorie sulla crisi finanziaria: se l'euro si è salvato nel 2012 è stato solo grazie alla "forza creativa e intelligente" impressa da Draghi alla Bce. In quel momento l'America, aggiunge Geithner, era scossa dalle esitazioni europee di fronte alla crisi dei debiti sovrani; considerava Draghi, con la sua decisione di mobilitare la Bce (il famoso "whatever it takes"), come un interlocutore indispensabile. Al G7 è un ritorno, quindi. Ma è anche una prima volta.

La prima volta in cui Draghi rappresenta uno dei paesi membri, la cui ripresa economica è d'altra parte condizione della tenuta dell'euro-zona nel suo insieme. Da questo punto di vista, la missione nazionale del nuovo premier italiano rientra idealmente nella sua precedente missione europea: "whatever it takes" anche a Roma, per l'Italia e perché il recupero della terza economia europea sarà dirimente per il futuro dell'Ue.

L'agenda italiana è più complicata e delicata di quella di altri paesi membri del G7, visto lo stallo economico e sociale in cui il nostro Paese si è trovato negli ultimi due decenni. Ma le priorità del G7 guidato da Boris Johnson e le priorità indicate da Draghi al Senato sono identiche ed obbligate. Eccole, in modo telegrafico.

Primum vivere: lotta alla pandemia e distribuzione dei vaccini. La Gran Bretagna sta ricostruendo su questo - velocità e quantità delle vaccinazioni - la sua credibilità nazionale, scossa da Brexit e dalla gestione iniziale della pandemia; e si propone ormai come esempio a un'Unione europea che ha compiuto per sua stessa ammissione una serie di errori. L'Italia è in parziale ritardo. E avrà ancora la salute globale sull'agenda del proprio G20. La questione vaccini è diventata parte della competizione geopolitica; le democrazie del G7 tenteranno di dimostrare che sono in grado di cooperare.

Seconda priorità: rilanciare le economie, rendendole più sostenibili. Joe Biden, che riporta l'America al G7 dopo che Donald Trump aveva volutamente affossato il summit del 2020, discuterà sulla base di uno stimolo fiscale interno di 1900 miliardi di dollari, che incontra le riserve di una parte influente degli economisti e le obiezioni dei repubblicani. Uno dei suoi argomenti sarà che solo una crescita più inclusiva (donne, blue collars, minoranze) potrà salvare la democrazia liberale.

Mario Draghi, a giudicare dal discorso al Senato, concorderà. Quando si parlerà di riforma del commercio globale, Joe Biden avrà in testa il contenimento della Cina. Angela Merkel dovrà difendere, con Emmanuel Macron, il recente Accordo europeo con Pechino sugli investimenti; e sosterrà la tesi che il "decoupling", la separazione crescente da una delle principali economie mondiali, non è né realistico né auspicabile. Mario Draghi tenderà probabilmente a condividere le preoccupazioni economiche europee ma dimostrando (lo ha fatto al Senato) di essere conscio delle preoccupazioni di sicurezza americane. Sembra appartenere al passato l'epoca in cui Roma firmava un memorandum di understanding sulla "Belt and Road Initiative" cinese.

Terza priorità: lotta al cambiamento del clima e transizione energetica, cui Draghi ha dedicato largo spazio nel suo discorso programmatico. È il settore in cui la Ue ritiene di avere una leadership; in cui l'America di Biden ha deciso di rientrare (Accordi di Parigi) e che dominerà anche il G20 dell'Italia che, con la Gran Bretagna, presiederà la Conferenza delle parti sul clima (COP 26) nel novembre prossimo.

Vedremo dove si collocherà esattamente la voce del primo ministro italiano. È un momento decisivo - cosa che dà peso a questo avvio del processo G7 - per il rilancio dei rapporti transatlantici dopo gli anni difficili e tesi di Trump. Il quesito di fondo è se Stati Uniti ed Europa tenteranno di gestire insieme, con l'apporto delle democrazie asiatiche, il sistema globale post pandemia; o si divideranno, in particolare su come gestire l'ascesa prepotente della Cina. L'Italia ha sempre creduto nella partnership necessaria fra Europa e Stati Uniti. Il vantaggio è che Mario Draghi, per le sue prove passate, è molto ascoltato sia a Washington che a Bruxelles. Il problema è che il presidente del Consiglio pesa in questo momento più del suo Paese.