La missione di Draghi
di Andrea Bonanni , di Andrea BonanniLe speranze e i dubbi sull'Italia del G7
Nel vertice dei tre debutti, di Joe Biden, di Mario Draghi e del premier giapponese Yoshihide Suga, il G7 ritrova un senso e una visione, sia pure in parte diversi da quelli del passato. Non è più il direttorio della governance mondiale, surclassato in questo ruolo dal G20, dove siedono anche Cina, Russia, India e Brasile. Ma è diventato lo stato maggiore delle "democrazie liberali aperte al mercato", impegnate a riaffermare i propri valori e a contendere l'egemonia politica globale di fronte all'offensiva dei totalitarismi, dei populismi e dei sovranismi.
Non a caso questo primo incontro dei leader del mondo libero, dopo il gelo dei quattro anni di presidenza Trump, ha preso atto che perfino l'epidemia di Covid è diventata oggetto di una guerra di influenze, con la Cina e la Russia che utilizzano i loro vaccini per conquistare crediti presso i Paesi più poveri. E ha deciso di accettare la sfida mobilitando sette miliardi e mezz…
Non a caso questo primo incontro dei leader del mondo libero, dopo il gelo dei quattro anni di presidenza Trump, ha preso atto che perfino l'epidemia di Covid è diventata oggetto di una guerra di influenze, con la Cina e la Russia che utilizzano i loro vaccini per conquistare crediti presso i Paesi più poveri. E ha deciso di accettare la sfida mobilitando sette miliardi e mezz…
Nel vertice dei tre debutti, di Joe Biden, di Mario Draghi e del premier giapponese Yoshihide Suga, il G7 ritrova un senso e una visione, sia pure in parte diversi da quelli del passato. Non è più il direttorio della governance mondiale, surclassato in questo ruolo dal G20, dove siedono anche Cina, Russia, India e Brasile. Ma è diventato lo stato maggiore delle "democrazie liberali aperte al mercato", impegnate a riaffermare i propri valori e a contendere l'egemonia politica globale di fronte all'offensiva dei totalitarismi, dei populismi e dei sovranismi.
Non a caso questo primo incontro dei leader del mondo libero, dopo il gelo dei quattro anni di presidenza Trump, ha preso atto che perfino l'epidemia di Covid è diventata oggetto di una guerra di influenze, con la Cina e la Russia che utilizzano i loro vaccini per conquistare crediti presso i Paesi più poveri. E ha deciso di accettare la sfida mobilitando sette miliardi e mezzo di dollari per finanziare i programmi internazionali di vaccinazioni nelle regioni più bisognose del Pianeta.
A cambiare l'aria che tira nelle stanze virtuali del G7 è stato evidentemente l'arrivo di Joe Biden e il ritorno degli Usa nella casa del multilateralismo, che i partner europei hanno presidiato durante gli anni bui dell'America first. Ma, come diceva Christiaan Barnard, "una catena è forte quanto il suo anello più debole". E questo spiega perché ieri gli occhi dei leader mondiali siano stati a lungo a scrutare il viso, notoriamente inscrutabile, di Mario Draghi.
Se il G7, come vuole Biden e come gli europei attendono da tempo, diventa il capofila delle democrazie nella partita contro la pretesa efficienza degli autoritarismi, deve dimostrare che il nostro è un modello di sviluppo almeno altrettanto funzionale di quello cinese o russo. Per questo non può perdere la corsa ai vaccini. Ma soprattutto deve vincere la scommessa della ricostruzione economica post-Covid. All'incontro di ieri Biden si è presentato con un piano di recovery per 1900 miliardi di dollari. I quattro europei seduti al tavolo (Merkel, Macron, Draghi e Von der Leyen) per una volta possono contare, nel complesso, su una cifra non dissimile, quasi 1800 miliardi di euro, incentrata sul progetto Next Gen Eu da 750 miliardi. Ma le possibilità di successo del piano europeo si giocano tutte o quasi sul tavolo italiano. E su quel tavolo, dall'altro ieri, è Mario Draghi a dare le carte.
Il carisma di Draghi, non solo tra i leader europei ma anche presso Joe Biden che lo conosce dai tempi della Bce, è fuori discussione. Ma lo è anche la storica debolezza dell'Italia, da molti anni incapace di vera crescita e paralizzata da una macchina pubblica che non riesce a spendere i soldi né a rendere esecutive le leggi. E dunque se ieri tutti si sono congratulati con Draghi, molti si domandano se l'uomo che ha salvato l'euro riuscirà a salvare anche l'Italia e, con essa, la Ue.
Le premesse in questo senso ci sono tutte, e sono buone. Il comunicato dei leader del G7 pubblicato ieri sembra quasi ripetere la scaletta indicata da Draghi nel suo discorso sulla fiducia al Senato: priorità assoluta alla campagna di vaccinazioni, ricostruzione economica guidata da criteri di difesa ambientale, lotta alle disuguaglianze, difesa del multilateralismo, apertura dei mercati in base a criteri più equi.
Il nuovo leader italiano risulta in piena sintonia con il nuovo corso del G7, e avrà modo di far valere la propria esperienza sia con la presidenza del G20, sia con la co-presidenza della conferenza mondiale sul clima che si terrà a Glasgow in novembre. Ma, anche sulla questione dei vaccini, l'Italia potrà dare un contributo importante ospitando il Global health summit che si terrà a Roma a maggio e il vertice dei ministri della salute del G20, previsto in settembre. Sfide e opportunità da far tremare i polsi. Se la novità Biden è in larga misura nota e fortunatamente prevedibile, la novità Draghi resta un punto interrogativo al tavolo del G7. O meglio: una certezza, quella delle sue capacità personali, avvolta però nell'incognita del Paese che è chiamato a salvare e delle sue incancrenite debolezze.
Non a caso questo primo incontro dei leader del mondo libero, dopo il gelo dei quattro anni di presidenza Trump, ha preso atto che perfino l'epidemia di Covid è diventata oggetto di una guerra di influenze, con la Cina e la Russia che utilizzano i loro vaccini per conquistare crediti presso i Paesi più poveri. E ha deciso di accettare la sfida mobilitando sette miliardi e mezzo di dollari per finanziare i programmi internazionali di vaccinazioni nelle regioni più bisognose del Pianeta.
A cambiare l'aria che tira nelle stanze virtuali del G7 è stato evidentemente l'arrivo di Joe Biden e il ritorno degli Usa nella casa del multilateralismo, che i partner europei hanno presidiato durante gli anni bui dell'America first. Ma, come diceva Christiaan Barnard, "una catena è forte quanto il suo anello più debole". E questo spiega perché ieri gli occhi dei leader mondiali siano stati a lungo a scrutare il viso, notoriamente inscrutabile, di Mario Draghi.
Se il G7, come vuole Biden e come gli europei attendono da tempo, diventa il capofila delle democrazie nella partita contro la pretesa efficienza degli autoritarismi, deve dimostrare che il nostro è un modello di sviluppo almeno altrettanto funzionale di quello cinese o russo. Per questo non può perdere la corsa ai vaccini. Ma soprattutto deve vincere la scommessa della ricostruzione economica post-Covid. All'incontro di ieri Biden si è presentato con un piano di recovery per 1900 miliardi di dollari. I quattro europei seduti al tavolo (Merkel, Macron, Draghi e Von der Leyen) per una volta possono contare, nel complesso, su una cifra non dissimile, quasi 1800 miliardi di euro, incentrata sul progetto Next Gen Eu da 750 miliardi. Ma le possibilità di successo del piano europeo si giocano tutte o quasi sul tavolo italiano. E su quel tavolo, dall'altro ieri, è Mario Draghi a dare le carte.
Il carisma di Draghi, non solo tra i leader europei ma anche presso Joe Biden che lo conosce dai tempi della Bce, è fuori discussione. Ma lo è anche la storica debolezza dell'Italia, da molti anni incapace di vera crescita e paralizzata da una macchina pubblica che non riesce a spendere i soldi né a rendere esecutive le leggi. E dunque se ieri tutti si sono congratulati con Draghi, molti si domandano se l'uomo che ha salvato l'euro riuscirà a salvare anche l'Italia e, con essa, la Ue.
Le premesse in questo senso ci sono tutte, e sono buone. Il comunicato dei leader del G7 pubblicato ieri sembra quasi ripetere la scaletta indicata da Draghi nel suo discorso sulla fiducia al Senato: priorità assoluta alla campagna di vaccinazioni, ricostruzione economica guidata da criteri di difesa ambientale, lotta alle disuguaglianze, difesa del multilateralismo, apertura dei mercati in base a criteri più equi.
Il nuovo leader italiano risulta in piena sintonia con il nuovo corso del G7, e avrà modo di far valere la propria esperienza sia con la presidenza del G20, sia con la co-presidenza della conferenza mondiale sul clima che si terrà a Glasgow in novembre. Ma, anche sulla questione dei vaccini, l'Italia potrà dare un contributo importante ospitando il Global health summit che si terrà a Roma a maggio e il vertice dei ministri della salute del G20, previsto in settembre. Sfide e opportunità da far tremare i polsi. Se la novità Biden è in larga misura nota e fortunatamente prevedibile, la novità Draghi resta un punto interrogativo al tavolo del G7. O meglio: una certezza, quella delle sue capacità personali, avvolta però nell'incognita del Paese che è chiamato a salvare e delle sue incancrenite debolezze.