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Napoli, i lavoratori dello spettacolo protestano davanti al teatro San Ferdinando che fu di Eduardo De Filippo (fotogramma)

Aiuto, il teatro muore

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Se vogliamo ripartire è ora di cominciare a pensare che quelli bravi non sono quelli che chiudono tutto, ma quelli che riescono a tenere aperto senza far esplodere i contagi
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Forse il teatro morirà, sarà la vittima più illustre di questa pandemia. È incredibile, ma non impossibile. Non era data finora civiltà senza teatro, senza quel promiscuo accorrere di generazioni diverse, squinzie da platea e squattrinati ragazzi di loggione, donne attente e uomini distratti, vedove eleganti e anziani col cache-col. Non era data, finora, e da millenni. Ma tutto finisce e anche il teatro potrebbe. E se accadrà, sarà colpa esclusiva delle decisioni scellerate di un politica vigliacca. Che teme l'errore, e ha ragione. Che teme la complessità, come darle torto? Ma non è a questo che dovrebbe servire la politica? A sbagliare e riprovare, a gestire le difficoltà?

Chiudere tutto sarebbe stata la soluzione più efficace per bloccare il contagio. Tutto, senza alcuna deroga, come si è fatto a Wuhan. Ma non è la soluzione che abbiamo scelto noi, da questa parte del mondo. Abbiamo scelt…
Forse il teatro morirà, sarà la vittima più illustre di questa pandemia. È incredibile, ma non impossibile. Non era data finora civiltà senza teatro, senza quel promiscuo accorrere di generazioni diverse, squinzie da platea e squattrinati ragazzi di loggione, donne attente e uomini distratti, vedove eleganti e anziani col cache-col. Non era data, finora, e da millenni. Ma tutto finisce e anche il teatro potrebbe. E se accadrà, sarà colpa esclusiva delle decisioni scellerate di un politica vigliacca. Che teme l'errore, e ha ragione. Che teme la complessità, come darle torto? Ma non è a questo che dovrebbe servire la politica? A sbagliare e riprovare, a gestire le difficoltà?

Chiudere tutto sarebbe stata la soluzione più efficace per bloccare il contagio. Tutto, senza alcuna deroga, come si è fatto a Wuhan. Ma non è la soluzione che abbiamo scelto noi, da questa parte del mondo. Abbiamo scelto invece di mediare tra le esigenze che attraversano la comunità. Tra medici e ristoratori, runner e infermieri, cantanti e insegnanti di pilates. Abbiamo stabilito regole, misurato distanze di sicurezza, imposto guanti, mascherine, visiere, soprascarpe, versato fiumi di amuchina sulle mani, misurato la temperatura. Pur di riuscire a fare quello che ci piaceva e che fino a un anno fa facevamo in scioltezza, ci siamo imposti rituali lunghi e faticosi, abbiamo rinunciato all'eleganza e alla velocità.

Ma ce l'abbiamo fatta. Siamo riusciti a fare quasi tutto. In orari ristretti, non tutti i giorni, spendendo di più. I cinema erano chiusi, ma abbiamo visto i film su schermi più piccoli, inadeguati, li abbiamo visti sul divano, con le casse scrause, sui computer e persino nei telefonini. Ma li abbiamo visti, perché il cinema esiste anche senza spettatori. Proprio come un libro, o un quadro, o una canzone.

Il teatro no. Il teatro è quello che accade quando qualcuno sta in scena e altri lo guardano. Centinaia di persone o cinque spettatori, poco importa. Accade, e quando gli spettatori se ne vanno il teatro non c'è più. Restano le foto, le riprese video come quelle di una cerimonia qualsiasi, un matrimonio per esempio. Ma il filmino del matrimonio non è il matrimonio, anche se a fare le riprese è venuto Coppola in persona.

Il ministro Franceschini, per riprendere l'argomento dei teatri che fu doloroso nella precedente legislatura, ha fatto esempi di Stati europei in cui i teatri sono ancora chiusi. Vero, ma in Spagna sono aperti. Come hanno fatto? Rispettando le distanze, con la segnaletica per terra, il codice Qr per convalidare il biglietto acquistato via Internet, il controllo della temperatura all'entrata, l'igienizzante per le mani e l'obbligo di mascherina nel corso di tutta la funzione, una frequenza ridotta del 50%...

Complicato, costoso, faticoso. Ma se vogliamo ripartire è ora di cominciare a pensare che quelli bravi non sono quelli che chiudono tutto, ma quelli che riescono a tenere aperto senza far esplodere i contagi. A cosa servono questi protocolli se continuiamo a pensare che la cosa migliore sia non usarli? Ci vorrà moltissimo tempo prima di arrivare a zero contagi. Il programma di vaccinazione del vaiolo, per dire, è iniziato più o meno agli inizi dell'Ottocento e il virus è stato considerato eradicato in tutto il mondo soltanto nel 1979. Altri tempi, altra medicina, altri mezzi. Ma anche si trattasse di tenere duro per solo un altro anno, potrebbe essere troppo per il teatro.

E io se fossi il ministro Franceschini non vorrei essere ricordata per la persona che, dopo più di duemilacinquecento anni da "coloro che intonavano il ditirambo", ha ucciso l'arte che più di ogni altra ha contribuito a creare la polis, e quindi quello che siamo. "Sempre aperto teatro" scrive Patrizia Cavalli, poeta.