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Un momento della manifestazione organizzata dal centro antiviolenza sulle donne Mascherona, davanti al negozio dove Clara è stata uccisa dall'ex compagno a coltellate. (ansa)

Le donne e l’uomo mascherato

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Per fermare la catena dei femminicidi bisogna riconoscere gli uomini che diventeranno violenti quando ancora si comportano da gentiluomini. E stare vicini alle donne fin dai primi segnali
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Penso a Marta Cartabia alla Giustizia, a Luciana Lamorgese agli Interni, a Paola Ansuini a capo della comunicazione di Palazzo Chigi, a Francesca Bria a capo del Fondo Italiano per l'Innovazione, e a tutte le altre italiane, e sono velocemente sempre di più, che occupano ruoli di grande responsabilità nazionali e mondiali. E mi chiedo: quando queste signore erano adolescenti, ragazze, giovani donne, qualcuno, un uomo, ha detto loro frasi come: "Stai zitta! Non capisci! Sei una donna, non puoi farcela! Impara a cucinare perché studiare non è per te! Avrai mica le tue cose!"?

Se sì, devono averci riso sopra perché certo la villanata non le ha sfiorate e sono diventate lo stesso quel che sono; se invece nessuno ha osato è perché già allora, quando erano solo delle giovani "femmine" qualsiasi, parevano intoccabili e degne del massimo rispetto. Oppure, e forse questa potrebbe essere la ragione più…
Penso a Marta Cartabia alla Giustizia, a Luciana Lamorgese agli Interni, a Paola Ansuini a capo della comunicazione di Palazzo Chigi, a Francesca Bria a capo del Fondo Italiano per l'Innovazione, e a tutte le altre italiane, e sono velocemente sempre di più, che occupano ruoli di grande responsabilità nazionali e mondiali. E mi chiedo: quando queste signore erano adolescenti, ragazze, giovani donne, qualcuno, un uomo, ha detto loro frasi come: "Stai zitta! Non capisci! Sei una donna, non puoi farcela! Impara a cucinare perché studiare non è per te! Avrai mica le tue cose!"?

Se sì, devono averci riso sopra perché certo la villanata non le ha sfiorate e sono diventate lo stesso quel che sono; se invece nessuno ha osato è perché già allora, quando erano solo delle giovani "femmine" qualsiasi, parevano intoccabili e degne del massimo rispetto. Oppure, e forse questa potrebbe essere la ragione più vera, uno ne hanno incontrato, fascinoso, ogni giorno un mazzo di rose, una sua poesia d'amore ogni tanto sussurrata: ma c'era nel suo sguardo una specie di allarme, e l'eccesso di squisitezza le ha spaventate, le ha fatte fuggire: prima che fosse tardi. Molto prima che fosse tardi, subito.

Allora mi chiedo, e chiedo alla folla di ragazze che protestano ovunque contro il maschilismo efferato che troppe di loro incontrano e troppe purtroppo accettano, perché gli uomini di oggi, quelli che loro conoscono e  frequentano, con cui convivono e talvolta fanno figli, sono così orribili? Da dove vengono? Dove li trovano? Cosa li ha trasformati da allegro Topolino in orribile Gambadilegno? (scusate il riferimento anni '30). Non era capitato neppure a me di conoscerne di così primitivi, in tempi in cui si stava zitte, si studiava economia domestica, neanche veniva in mente di poter diventare ministro o di chiedere al detestato amato di aiutarti ad asciugare i piatti. O forse era proprio per quello, per la nostra ipocrita inesistenza, che erano più diffuse le vedove dei vedovi (e non solo in tempi di guerra o di vedove bianche) - contesse e contadine non faceva differenza - che, femminili secondo i canoni prescritti, giorno per giorno, usavano antiche stregonesche pozioni di famiglia, di cui la natura benigna è ricca, per liberarsi dell'uomo padrone, senza dar nell'occhio, cavandosela quasi sempre.

È ovvio che questo insistente e inascoltato coro di giovani e fiduciose menadi (vedi La dea dell'amore di Woody Allen, 1995) mette a disagio noi signore dei tempi peggiori ma forse più facili, e credo lasci indifferenti la maggior parte degli uomini, sia perché sono sicuri di essere adorabili gentiluomini (e non è detto che non lo siano), sia perché sono contentissimi che le donne, incoraggiate a lamentarsi e ribellarsi quanto vogliono, poi si sfrenino meno in rivendicazioni che li coinvolgano e disturbino. A me sembra che per frenare, se non da subito cancellare, la tragedia delle donne ammazzate da chi avevano scelto di amare, 15 negli ultimi due mesi, non basti metterle in guardia contro i comportamenti maschili taluni al limite dell'inverosimile, che cominciano con parole che paiono innocue e sono invece l'annuncio di future atrocità.

C'è il momento della scelta, dell'inizio di una avventura, ma come fai a capire, soprattutto se hai bisogno d'amore o anche solo di compagnia o sicurezza o status, che quel ragazzo o uomo premuroso che dice di amarti e probabilmente ti ama davvero, un giorno ti darà fuoco perché hai detto "lasciami in pace"? Come fai a capire in tempo, quindi prima di qualsiasi inizio, che non sia uno dei tanti, troppi dottor Jekyll e Mr Hyde che continuano ad uscire dalle caverne del patriarcato morente?  Anche loro, quei maschi, forse non lo sanno che diventeranno assassini, che ammazzeranno la compagna e magari anche i  figli e se stessi. Quindi temo che quando arriverà il primo schiaffo, o una di quelle frasi che a me comunque paiono davvero fuori  tempo (ma ce ne saranno altre più attuali), denunciate da una folla di donne tutte insieme, sarà comunque già troppo tardi. Perché malgrado tutte le iniziative di protezione che vengono segnalate, attorno alla donna destinata a soccombere si farà un vuoto di incredulità, prudenza, rassegnazione, indifferenza.

Per queste vite perdute si sta cominciando a dare non proprio una quasi accettazione sociale, ma forse solo l'importanza di un fatto di cronaca nera, uno come tanti; e per esempio le 30 coltellate alla matura signora di Genova (e sottolineo matura) dalla desolata esistenza e dalla orribile morte annunciata, sono state ricordate dai telegiornali 4 giorni dopo, frettolosamente. E c'è chi ha provato un senso di colpa rendendosi conto della solitudine estrema di una persona che aveva accettato il suo destino pagandosi il funerale, sapendo che nessuno l'avrebbe salvata. Con sempre minor convinzione, mi pare, si cercano possibili soluzioni, sollecitando separazioni, rifugi, denunce ma anche il fermo intervento di forze dell'ordine, magistrati, psichiatri, medici, vicini di casa, amici, parenti. Un po' succede e un po' no, comunque gli uomini continuano ad ammazzare e le donne a morire. Perché? Non perché non sei stata zitta quando ti  han detto di star zitta (io lo dico spesso ad ambosessi queruli e irrefrenabili che si zittiscono), ma perché hai avuto la disgrazia di incontrare un narcisista patologico, cioè un manipolatore perverso, così sostengono gli esperti del caso.

E come lo individui per sfuggirlo in tempo? Difficile ti dicono, perché si maschera, e quando lo incontri ti pare di non averne conosciuto uno più amabile. Come se non bastasse, dicono sempre gli studiosi, questo uomo gentile che poi ti darà fuoco forse soffre del famoso disturbo del controllo degli impulsi, cioè può essere cleptomane, piromane, preda di shopping compulsivo e di gioco d'azzardo irrefrenabile, e poi sì, anche di femminicidio. Allora che si fa? Si pensa, si studia, si scuote la testa, si suggerisce alle donne come difendersi dai primi musi e dal primo spintone. Si studiano percorsi per recuperare l'uomo violento, si impone alle forze dell'ordine di dar fiducia alla donna che denuncia, di intervenire sempre; gli uomini della civiltà deprecano quelli delle caverne, le donne che aiutano le donne non accettano le spiegazioni psicologiche che in un certo senso sminuiscono  la colpa.

Intanto il muro di via De Amicis di Milano, il Muro delle Bambole, una bambola per ogni femminicidio, è sempre più affollato. Forse intervenire sugli adulti perché accettino la fine del patriarcato è troppo tardi, forse lo è già anche dalle scuole, forse bisognerà cominciare dalla nascita? Se sì, ancora una responsabilità delle donne.