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(ansa)

La discontinuità secondo Draghi

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Perché l'immagine di un governo troppo simile al Conte-2 è fortemente errata
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Come era prevedibile, affiorano le prime larvate critiche all'azione di Mario Draghi. Gli si rimprovera tra le righe un eccesso di "continuità" con la gestione precedente, nonché una certa timidezza nel prendere di petto le urgenze del Paese. Sono rilievi che non possono essere sottovalutati, purché non tradiscano una sottintesa sindrome della bacchetta magica. Vale a dire non ripropongano, sia pure in modo indiretto, l'idea che il presidente del Consiglio può essere apprezzato solo se interpreta un ruolo del superuomo in grado di trasformare l'Italia nel giro di poche settimane o di pochi mesi. La realtà è diversa e non solo perché nelle mani del premier non c'è la bacchetta del mago Merlino né egli dispone delle formule di Harry Potter. No, la realtà è diversa per la buona ragione che l'immagine di un governo troppo simile al Conte-2 è fortunatamente errata.

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Come era prevedibile, affiorano le prime larvate critiche all'azione di Mario Draghi. Gli si rimprovera tra le righe un eccesso di "continuità" con la gestione precedente, nonché una certa timidezza nel prendere di petto le urgenze del Paese. Sono rilievi che non possono essere sottovalutati, purché non tradiscano una sottintesa sindrome della bacchetta magica. Vale a dire non ripropongano, sia pure in modo indiretto, l'idea che il presidente del Consiglio può essere apprezzato solo se interpreta un ruolo del superuomo in grado di trasformare l'Italia nel giro di poche settimane o di pochi mesi. La realtà è diversa e non solo perché nelle mani del premier non c'è la bacchetta del mago Merlino né egli dispone delle formule di Harry Potter. No, la realtà è diversa per la buona ragione che l'immagine di un governo troppo simile al Conte-2 è fortunatamente errata.

È ormai chiaro infatti, o dovrebbe esserlo, che l'esecutivo Draghi rappresenta una seria discontinuità rispetto al predecessore, in quanto la novità che le riassume tutte s'incarna nella figura del presidente del Consiglio. Quello che sta accadendo nei primi giorni del governo testimonia di uno stile abbastanza determinato, in grado di ottenere risultati senza mettere le bandiere alle finestre. Occorre abituarsi a un modo di procedere minimalista e senza dubbio anti-retorico, in cui può prevalere la tendenza al silenzio anziché la frenesia comunicativa che spesso nasconde il nulla da dire. Ovvio che le prime settimane di Draghi sono di rodaggio e persino di apprendistato. Ma è arduo sostenere che siano mancate le innovazioni. Una, di grande rilievo, è il rilancio della Protezione Civile, affidata a una persona di fiducia del presidente del Consiglio, nell'intento di fare di questo organismo il perno della campagna di massa sui vaccini. È la battaglia che deciderà nel medio termine il successo del governo di unità nazionale e l'impressione è che Draghi si stia preparando a combatterla con armi ben affilate: prendendo ispirazione dal Regno Unito che non è stato schiacciato dalla Brexit, come qualcuno temeva o sperava, ma si sta rivelando artefice del proprio destino come forse nessun altro in Europa.

A corollario di ciò, il ruolo del commissario Arcuri viene via via ridimensionato. Draghi lo sta facendo senza umiliare il personaggio, così come evita di mortificare i partiti ai quali sottrae competenze e spazi di manovra. Ma la sostanza cambia poco: un passo alla volta muta l'orizzonte entro il quale alcuni personaggi hanno occupato da oltre un anno la scena pubblica. Allo stesso modo il premier ha investito di nuove e ampie responsabilità in materia di sicurezza l'ormai ex capo della polizia, Franco Gabrielli. Un'investitura alla guida politica dei servizi che rovescia lo scenario del Conte-2 e denota non solo la volontà di decentrare, ma anche di accentuare il ruolo dell'amministrazione, una volta fissati alcuni criteri ben chiari. Scelta che ricorda quello che fece Ugo La Malfa ai tempi del ministero del Commercio Estero.

Infine sono state distribuite le aree di competenza fra il dicastero dello Sviluppo Economico e i due nuovi ministeri della Transizione ecologica e dell'Innovazione digitale. Un'operazione tutt'altro che semplice avvenuta in forme discrete e senza polemiche tra i soggetti coinvolti. Può sembrare poco, ma in realtà anche qui si registra una notevole discontinuità. Ai partiti spetta il compito di dimostrarsi all'altezza della nuova fase.