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Draghi e Mattarella, l'ago della stabilità

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È una linea istituzionale che tende a sostituirsi suo malgrado al sistema politico in affanno, o almeno a colmarne i vistosi vuoti
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È ogni giorno più chiaro che la forza del governo Draghi, ossia la sua stabilità, si fonda in modo prevalente sull'asse tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica. Un asse istituzionale che tende a sostituirsi suo malgrado al sistema politico in affanno, o almeno a colmarne i vistosi vuoti. Non c'è un interesse e tantomeno la volontà di accentuare la crisi dei partiti, ma sono le circostanze ad aver creato una condizione, destinata a durare, che peraltro rientra nella logica del "governo del presidente". In passato il quadro era un po' diverso. Lo stesso governo Monti del 2011 si affidava a una maggioranza in cui i partiti - da Forza Italia al Pd - erano ben più strutturati e solidi delle ombre cinesi attuali.

È vero, in ogni caso, che la precarietà riguarda in forme diverse quasi tutto l'arco parlamentare. Nelle cronache prevale in questi giorni la dissoluzione del Pd, una sorta d…
È ogni giorno più chiaro che la forza del governo Draghi, ossia la sua stabilità, si fonda in modo prevalente sull'asse tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica. Un asse istituzionale che tende a sostituirsi suo malgrado al sistema politico in affanno, o almeno a colmarne i vistosi vuoti. Non c'è un interesse e tantomeno la volontà di accentuare la crisi dei partiti, ma sono le circostanze ad aver creato una condizione, destinata a durare, che peraltro rientra nella logica del "governo del presidente". In passato il quadro era un po' diverso. Lo stesso governo Monti del 2011 si affidava a una maggioranza in cui i partiti - da Forza Italia al Pd - erano ben più strutturati e solidi delle ombre cinesi attuali.

È vero, in ogni caso, che la precarietà riguarda in forme diverse quasi tutto l'arco parlamentare. Nelle cronache prevale in questi giorni la dissoluzione del Pd, una sorta di nave disalberata alla deriva, ovvero le convulsioni dei Cinquestelle vicini alla scissione. Ma anche la destra ha i suoi problemi. Salvini è appena all'inizio della sua lunga marcia in Europa, oltretutto incalzato ai fianchi da Giorgia Meloni; e Forza Italia si salva per i ministeri che occupa, ma non ha più da tempo un ruolo attivo nel Paese. Nessuno di tali gruppi deboli o frantumati ha un'idea e una strategia alternative all'esecutivo Draghi. Ma l'incertezza è già di per sé una minaccia. Ecco perché l'assistenza del Quirinale è fondamentale per garantire al presidente del Consiglio di navigare in relativa tranquillità nei prossimi mesi. È stato e sarà in futuro un aiuto discreto, mai invadente, com'è nel carattere del capo dello Stato, ma non potrà venir meno.

Di conseguenza chi vuole rendere più fragile e condizionabile il governo tecnico-politico non si affiderà alle tradizionali manovre partitiche di soggetti che oggi hanno altro a cui pensare. Viceversa tenterà di incrinare l'asse istituzionale Draghi-Mattarella. Qui infatti nasce la solidità dell'esecutivo e ancora qui in teoria potrebbe crearsi un motivo d'inciampo. Ma sembra più il desiderio di chi non ha altre carte da giocare che un'eventualità reale. Mattarella ha voluto con determinazione Draghi a Palazzo Chigi perché ha visto i limiti del Conte 2 e ha ascoltato le preoccupazioni crescenti dell'Unione europea. C'è da credere che i tentativi un po' maldestri di rovesciare sul Quirinale le frustrazioni dei partiti non otterranno risultati. Ha poco senso, ad esempio, immaginare che Mattarella prenda per buone le polemiche sullo spostamento a destra del governo. Non c'è un solo atto di Draghi che possa autorizzare una simile interpretazione.

C'è, è vero, l'implosione del Pd, ma si tratta di un evento a cui va data - se si è ancora in tempo - una risposta politica. In altre parole è il centrosinistra che deve salire sul palcoscenico e avviare, se ne è capace, qualche iniziativa per dimostrare che l'unità nazionale ha gambe progressiste. Lo ha detto bene il senatore Luigi Zanda all'HuffPost: "Il governo Draghi deve essere il governo del Partito democratico". E ancora: "Il sistema politico si suiciderebbe se non approfittasse del tempo che il governo Draghi ci mette a disposizione per maturare". Maturare quindi vuol dire anche difendere l'asse Mattarella-Draghi e poi rispecchiarsi senza ambiguità in un esecutivo che ha tutto per essere riconosciuto amico del centrosinistra. Se quest'area esiste ancora.