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L’anima di Milano che resiste

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Aiuti alle famiglie in difficoltà
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La pandemia ci ha tolto molto del buono che avevamo, eppure talvolta ci rende qualcosa. C’è una famiglia in difficoltà, che ha dovuto stringere la cinghia. Mamma paga un po’ meno d’affitto, ma lo paga. Papà, cameriere, risparmia all’osso. Ed entrambi, finché possono, fanno in modo che la figlia più grande non si accorga di niente. O di quasi niente, perché si sa che i bambini, in fondo, vedono tutto. Li aiutava e li aiuta la Caritas con i pacchi di cibo.

Appena abbiamo pubblicato questa storia, esemplare di decine di migliaia di altre simili — esiste il popolo delle partite Iva che annaspa, molti lavoratori precari si sono ritrovati senza busta paga — sono arrivate alla redazione varie mail. Con proposte di aiuto e raccolta fondi. Un po’ di messaggini sono apparsi direttamente sui cellulari dei giornalisti con cui i lettori hanno qualche conoscenza: «Ho letto che non hanno il computer, voglio da…
La pandemia ci ha tolto molto del buono che avevamo, eppure talvolta ci rende qualcosa. C’è una famiglia in difficoltà, che ha dovuto stringere la cinghia. Mamma paga un po’ meno d’affitto, ma lo paga. Papà, cameriere, risparmia all’osso. Ed entrambi, finché possono, fanno in modo che la figlia più grande non si accorga di niente. O di quasi niente, perché si sa che i bambini, in fondo, vedono tutto. Li aiutava e li aiuta la Caritas con i pacchi di cibo.

Appena abbiamo pubblicato questa storia, esemplare di decine di migliaia di altre simili — esiste il popolo delle partite Iva che annaspa, molti lavoratori precari si sono ritrovati senza busta paga — sono arrivate alla redazione varie mail. Con proposte di aiuto e raccolta fondi. Un po’ di messaggini sono apparsi direttamente sui cellulari dei giornalisti con cui i lettori hanno qualche conoscenza: «Ho letto che non hanno il computer, voglio dare il mio». Sconosciuti si sono presentati: «Scusi l’irruzione, ma sono stata intervistata a suo tempo e…»). E arriva il segretario di redazione e dice: «Ho cinque persone che vogliono sapere come aiutare questa famiglia che mangia in quattro con 8 euro al giorno, che cosa rispondo?».

Un meccanismo simile era accaduto quando raccontammo di Chokdar Sahabuddin, venditore di rose del Bangladesh, scaraventato nelle acque della Darsena da un paio di ragazzi; e non s’è mai capito se per uno scherzo di pessimo gusto o per razzismo. Sahabuddin, terrorizzato, perse i soldi e il telefono. La famiglia lo credeva morto, riuscimmo faticosamente a rintracciarlo. E cominciò, immediata e non priva di commozione, una gara di mutuo soccorso che ci spinse — non potendo noi raccogliere denaro o altre offerte — ad affidarci alla Caritas. Venne studiato un progetto, chiamato “Il pane e le rose”. Aveva permesso di piazzare 1.500 euro su un conto corrente postale, di inviare 500 euro alla famiglia, di pagare la tessera dei mezzi pubblici. Un piccolo, ma importantissimo aiuto, che continua.

Della “Milano con il cuore in mano” si parla spesso. È come se nel Dna di questa città, internazionale e profondamente italiana, durissima e avida nei commerci, ci fosse — impastato con l’asfalto, lo smog, l’ambizione, l’idea di farcela a dispetto dell’anagrafe più sfortunata della terra — anche un bisogno di carità. Che s’è perpetuato nei tempi. Il Pio Albergo Trivulzio, la famosa Baggina (non citiamo qui gli scandali più recenti), era nato per la volontà di un principe che tre secoli fa pretendeva che i “vecchioni” poveri avessero riparo. Ci sono famiglie, dai Floriani ai Venosta, e istituzioni, come la Cariplo, che hanno avviato Fondazioni generose per occuparsi dei tanti bisogni dei malati e dei fragili. Il dormitorio pubblico è stato intitolato non a caso Enzo Jannacci, che ha celebrato in una canzone uno che “purtava i scarp de tennis (…) perché l’era un barbun”. Chi abita in centro o nei quartieri popolari, conosce queste tradizioni e la pensa allo stesso modo sul fatto che non sia giusto chiudere la porta o il portafoglio in faccia a chi non ha più niente.

Si chiama accoglienza. Non è di destra, non è di sinistra: è “alla milanese”. E Milano oggi resiste alle tragedie del Covid anche grazie alla sua ramificata rete di solidarietà. La nostra metropoli correva fortissimo. Con la pandemia è inciampata, ma non ha perso l’equilibro. Chi è rimasto indietro, che sia straniero e venditore di rose, o italiano con la fatica di “campare la vita”, trova ancora qualcuno che l’aiuta a non perdersi. A rifletterci meglio, sotto il Duomo sinora non si è mai stati veramente soli e derelitti.