I vaccini e il piano del governo: una corsa contro il tempo
di Francesco Bei , di Francesco BeiLa risposta alla pandemia, secondo il premier Draghi, non sono nuove chiusure ma la partenza di una credibile e rapida immunizzazione di massa
Con la nostra sovracopertina del 9 marzo abbiamo voluto marcare un giorno simbolico, il superamento della soglia di centomila morti da Covid 19. Un'iniziativa che non vuole essere soltanto una Spoon river per non dimenticare chi non c'è più, ma un monito per capire quanto ancora sia grave la sfida che abbiamo davanti. È come se un'intera città italiana - potrebbe essere Ancona oppure Udine - nel giro di un anno fosse scomparsa dalla mappa inghiottendo i suoi abitanti.
Eppure, come ha detto il presidente del Consiglio, "si intravede una via d'uscita non lontana". La risposta, l'unica possibile, non sono nuove chiusure ma la partenza entro pochi giorni di un credibile e rapido piano di immunizzazione di massa della popolazione italiana. Partendo dai più a rischio, gli anziani. A questo obiettivo, secondo Draghi, dovrà essere dedicata ogni possibile risorsa dello Stato, concentrando su una sola priorità tutto…
Eppure, come ha detto il presidente del Consiglio, "si intravede una via d'uscita non lontana". La risposta, l'unica possibile, non sono nuove chiusure ma la partenza entro pochi giorni di un credibile e rapido piano di immunizzazione di massa della popolazione italiana. Partendo dai più a rischio, gli anziani. A questo obiettivo, secondo Draghi, dovrà essere dedicata ogni possibile risorsa dello Stato, concentrando su una sola priorità tutto…
Con la nostra sovracopertina del 9 marzo abbiamo voluto marcare un giorno simbolico, il superamento della soglia di centomila morti da Covid 19. Un'iniziativa che non vuole essere soltanto una Spoon river per non dimenticare chi non c'è più, ma un monito per capire quanto ancora sia grave la sfida che abbiamo davanti. È come se un'intera città italiana - potrebbe essere Ancona oppure Udine - nel giro di un anno fosse scomparsa dalla mappa inghiottendo i suoi abitanti.
Eppure, come ha detto il presidente del Consiglio, "si intravede una via d'uscita non lontana". La risposta, l'unica possibile, non sono nuove chiusure ma la partenza entro pochi giorni di un credibile e rapido piano di immunizzazione di massa della popolazione italiana. Partendo dai più a rischio, gli anziani. A questo obiettivo, secondo Draghi, dovrà essere dedicata ogni possibile risorsa dello Stato, concentrando su una sola priorità tutto lo sforzo organizzativo.
Esattamente questa accelerazione è stata sul tavolo delle varie riunioni del nuovo "Stato maggiore" di questa guerra: i ministri Gelmini e Speranza con il commissario Francesco Figliuolo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il capo della Protezione civile Curcio. L'indicazione è quella di rimediare a ciò che finora non ha funzionato. Perché sono tante le cose che non tornano, a dimostrazione di una macchina che ancora fatica a mettersi in moto.
Due terzi delle dosi di vaccino inoculate sono andate finora a persone relativamente "giovani", con meno di 70 anni. La classe di età 70-79 anni, chiaramente a rischio altissimo di contagio, risulta vaccinata per un misero 2,8%, mentre la coorte che è risultata più beneficiata è finora quella dei 50enni.
Qualcosa chiaramente non ha funzionato, al di là della scarsezza delle dosi, innescando una sorta di invidia vaccinale tra le generazioni e tra le categorie di lavoratori. Perché gli avvocati sì e gli autisti degli autobus no, perché i professori universitari che non vedono un'aula da mesi hanno ricevuto il vaccino e le maestre elementari ancora aspettano?
Anche per evitare questa spirale di possibili divisioni e polemiche, rese più acute dal fatto che in gioco c'è la vita stessa, il governo è chiamato a muoversi in fretta. Draghi ne è consapevole, tanto è vero che nel suo primo intervento, dopo settimane di scomparsa sotto il pelo dell'acqua, ha invitato ad "aspettare il proprio turno", perché anche questo "è un modo per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli".
A favore della strategia del presidente del Consiglio gioca il fatto che la sua azione si svolge in parallelo con quella della Commissione europea, quasi che tra Draghi e Von der Leyen si sia stabilita una divisione dei compiti. L'Italiano fa da rompighiaccio, come nel caso del blocco all'export di AstraZeneca, la tedesca si assicura che tutta l'Unione remi nella stessa direzione. È avvenuto ancora una volta, quando la presidente della Commissione ha assicurato "pieno sostegno e allineamento con l'Italia" sullo stop alla multinazionale del vaccino morosa.
Il premier ha preannunciato che il piano vaccinazioni sarà "decisamente potenziato" e nelle sue parole viene espresso in maniera diplomatica quello che gli uomini del nuovo "gabinetto di guerra" hanno trovato al loro insediamento: poco o niente. Regioni disorganizzate, sistemi di prenotazione in tilt, approssimazione e nessuna mappa dei luoghi idonei a una vaccinazione di massa dopo il fallimento delle primule di Arcuri. Per non parlare del balletto su AstraZeneca. Ora il farmaco viene autorizzato da Speranza anche per gli over 65, ma ancora non si è capito perché l'Aifa ci abbia messo tanto a correggere la limitazione agli anziani.
Questa corsa contro il tempo è giustificata da una notizia finalmente positiva. I vaccini infatti stanno per arrivare. In settimana l'Ema sbloccherà quello di Johnson&Johnson. All'Italia entro giugno dovrebbero arrivare 50 milioni di dosi, persino di più se dovesse arrivare il via libera al russo Sputnik. Il vero rischio, a questo punto, è che restino stoccate nei magazzini dell'aeroporto di Pratica di Mare. Per questo ieri Draghi, insieme alla percezione del cambio di passo, ha voluto dare un segnale di speranza agli italiani che sembrano non farcela più. È stato una sorta di "whatever it takes" dei vaccini: "Salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani", "non perdere un attimo", "non lasciare nulla di intentato". Tutto dipende da quello, anche la ripresa economica. In America, dove Biden ha messo sul piatto la forza dell'esercito al servizio delle vaccinazioni, l'accelerazione sta funzionando.
Certo, occorre che il quadro politico regga. La crisi del Pd e dei Cinquestelle preoccupa, così come l'attivismo di Salvini che un giorno chiede condoni fiscali e un altro si mette di traverso rispetto all'ipotesi di nuove restrizioni. Scricchiolii della maggioranza per ora gestibili, ma il premier ha voluto comunque lanciare un avviso ai naviganti: "Questo non è il momento di dividerci o di riaffermare le nostre identità". Lo staranno a sentire?
Eppure, come ha detto il presidente del Consiglio, "si intravede una via d'uscita non lontana". La risposta, l'unica possibile, non sono nuove chiusure ma la partenza entro pochi giorni di un credibile e rapido piano di immunizzazione di massa della popolazione italiana. Partendo dai più a rischio, gli anziani. A questo obiettivo, secondo Draghi, dovrà essere dedicata ogni possibile risorsa dello Stato, concentrando su una sola priorità tutto lo sforzo organizzativo.
Esattamente questa accelerazione è stata sul tavolo delle varie riunioni del nuovo "Stato maggiore" di questa guerra: i ministri Gelmini e Speranza con il commissario Francesco Figliuolo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il capo della Protezione civile Curcio. L'indicazione è quella di rimediare a ciò che finora non ha funzionato. Perché sono tante le cose che non tornano, a dimostrazione di una macchina che ancora fatica a mettersi in moto.
Due terzi delle dosi di vaccino inoculate sono andate finora a persone relativamente "giovani", con meno di 70 anni. La classe di età 70-79 anni, chiaramente a rischio altissimo di contagio, risulta vaccinata per un misero 2,8%, mentre la coorte che è risultata più beneficiata è finora quella dei 50enni.
Qualcosa chiaramente non ha funzionato, al di là della scarsezza delle dosi, innescando una sorta di invidia vaccinale tra le generazioni e tra le categorie di lavoratori. Perché gli avvocati sì e gli autisti degli autobus no, perché i professori universitari che non vedono un'aula da mesi hanno ricevuto il vaccino e le maestre elementari ancora aspettano?
Anche per evitare questa spirale di possibili divisioni e polemiche, rese più acute dal fatto che in gioco c'è la vita stessa, il governo è chiamato a muoversi in fretta. Draghi ne è consapevole, tanto è vero che nel suo primo intervento, dopo settimane di scomparsa sotto il pelo dell'acqua, ha invitato ad "aspettare il proprio turno", perché anche questo "è un modo per tutelare la salute dei nostri concittadini più deboli".
A favore della strategia del presidente del Consiglio gioca il fatto che la sua azione si svolge in parallelo con quella della Commissione europea, quasi che tra Draghi e Von der Leyen si sia stabilita una divisione dei compiti. L'Italiano fa da rompighiaccio, come nel caso del blocco all'export di AstraZeneca, la tedesca si assicura che tutta l'Unione remi nella stessa direzione. È avvenuto ancora una volta, quando la presidente della Commissione ha assicurato "pieno sostegno e allineamento con l'Italia" sullo stop alla multinazionale del vaccino morosa.
Il premier ha preannunciato che il piano vaccinazioni sarà "decisamente potenziato" e nelle sue parole viene espresso in maniera diplomatica quello che gli uomini del nuovo "gabinetto di guerra" hanno trovato al loro insediamento: poco o niente. Regioni disorganizzate, sistemi di prenotazione in tilt, approssimazione e nessuna mappa dei luoghi idonei a una vaccinazione di massa dopo il fallimento delle primule di Arcuri. Per non parlare del balletto su AstraZeneca. Ora il farmaco viene autorizzato da Speranza anche per gli over 65, ma ancora non si è capito perché l'Aifa ci abbia messo tanto a correggere la limitazione agli anziani.
Questa corsa contro il tempo è giustificata da una notizia finalmente positiva. I vaccini infatti stanno per arrivare. In settimana l'Ema sbloccherà quello di Johnson&Johnson. All'Italia entro giugno dovrebbero arrivare 50 milioni di dosi, persino di più se dovesse arrivare il via libera al russo Sputnik. Il vero rischio, a questo punto, è che restino stoccate nei magazzini dell'aeroporto di Pratica di Mare. Per questo ieri Draghi, insieme alla percezione del cambio di passo, ha voluto dare un segnale di speranza agli italiani che sembrano non farcela più. È stato una sorta di "whatever it takes" dei vaccini: "Salvaguardare con ogni mezzo la vita degli italiani", "non perdere un attimo", "non lasciare nulla di intentato". Tutto dipende da quello, anche la ripresa economica. In America, dove Biden ha messo sul piatto la forza dell'esercito al servizio delle vaccinazioni, l'accelerazione sta funzionando.
Certo, occorre che il quadro politico regga. La crisi del Pd e dei Cinquestelle preoccupa, così come l'attivismo di Salvini che un giorno chiede condoni fiscali e un altro si mette di traverso rispetto all'ipotesi di nuove restrizioni. Scricchiolii della maggioranza per ora gestibili, ma il premier ha voluto comunque lanciare un avviso ai naviganti: "Questo non è il momento di dividerci o di riaffermare le nostre identità". Lo staranno a sentire?