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(afp)

Juventus, gli sprechi di una creatura imperfetta

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Champions League, per il secondo anno di fila l'avventura dei bianconeri termina agli ottavi. Come l'anno scorso, con l'avversario sulla carta più debole
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Il giorno in cui inventarono la Coppa dei Campioni non è stato un bel giorno per la Juventus, ma la condanna a un'indicibile sofferenza che non finisce mai. Stavolta il pastrocchio è arrivato contro l'avversario in teoria più debole tra quelli rimasti, il Porto, proprio come il Lione l'anno scorso. Fuori ancora agli ottavi, un bilancio minuscolo, in pratica un fallimento per la potenza di un club che insegue l'Europa da 25 anni ormai, invano. Troppi errori, troppa incertezza, veemente ma occasionale la reazione. La Juve non ha giocato una partita soltanto ma almeno tre, diversissime. Esangue nel primo tempo, cannibale nel secondo, confusa ai supplementari. Le metamorfosi sono il classico che i bianconeri quest'anno frequentano di più, anche contro la Lazio sabato era andata così, il buio all'inizio, la luce dopo. E anche sabato, l'elettricista sommo era stato Chiesa. Contro il Porto, due gol e un palo in un quarto d'or…
Il giorno in cui inventarono la Coppa dei Campioni non è stato un bel giorno per la Juventus, ma la condanna a un'indicibile sofferenza che non finisce mai. Stavolta il pastrocchio è arrivato contro l'avversario in teoria più debole tra quelli rimasti, il Porto, proprio come il Lione l'anno scorso. Fuori ancora agli ottavi, un bilancio minuscolo, in pratica un fallimento per la potenza di un club che insegue l'Europa da 25 anni ormai, invano. Troppi errori, troppa incertezza, veemente ma occasionale la reazione. La Juve non ha giocato una partita soltanto ma almeno tre, diversissime. Esangue nel primo tempo, cannibale nel secondo, confusa ai supplementari. Le metamorfosi sono il classico che i bianconeri quest'anno frequentano di più, anche contro la Lazio sabato era andata così, il buio all'inizio, la luce dopo. E anche sabato, l'elettricista sommo era stato Chiesa. Contro il Porto, due gol e un palo in un quarto d'ora, nella cerniera esatta tra la prima Juve e la seconda, tra lo scarafaggio di Kafka e il cigno poi tornato anatroccolo. 

Una delle notti più strane e inquietanti dell'intera storia europea della Juve è passata attraverso quel rigorino iniziale, quando anche la squadra di Pirlo era un diminutivo. Ma se a Ronaldo (peggiore in campo) era stato negato quel rigore tutto intero all'andata, questo patito al ritorno conferma che tra Var e Champions c'è qualche problema (se n'erano accorte anche l'Atalanta e la Lazio, e in Borussia-Siviglia, addirittura, è stato cancellato un memorabile gol di Haaland per assegnare ai tedeschi un rigore transitato nella gara oltre un minuto prima). 

La Juve è una creatura fortemente imperfetta, procede per scatti elettrici, si deprime e si galvanizza con la medesima rapidità. Può essere lentissima e guizzante nello spazio di qualche minuto, sfiduciata o esaltata da se stessa e dagli eventi. Il problema di fondo restano gli errori, i palloni concessi con assoluta regolarità a ogni avversario, e così almeno un gol si prende quasi sempre. Contro il Porto, il vantaggio numerico dopo una cinquantina di minuti è diventato invisibile, uno spreco assoluto. E c'è sempre la netta sensazione di casualità, nel bene e nel male, forse più nel bene. Come se le cose semplicemente accadessero. Ma ormai la Juventus sa far accadere soltanto il peggio.