Libertà di stampa, il bavaglio della Polonia
di Adam Michnik , di Adam MichnikAppello alla Ue: il regime soffoca i diritti democratici
Oggi, lo strido della civetta viene dai regimi illiberali che mirano a smantellare le istituzioni democratiche all'interno dell'Unione Europea. La Polonia ne è un ottimo esempio. Sono il caporedattore di Gazeta Wyborcza. Svolgo questa mansione da trentadue anni, dal 1989, anno in cui la Polonia visse una transizione pacifica e negoziata da una dittatura comunista a un regime democratico basato su libere elezioni. Gazeta Wyborcza è stata un simbolo importante di questo cambiamento monumentale.
Gazeta Wyborcza nacque come voce dell'opposizione democratica polacca durante la campagna elettorale del 1989. Ci battemmo per i valori fondamentali: libertà dei media, diritti civili, sistema giudiziario indipendente, riforma economica e liberalizzazione del mercato, transizione dalla dittatura di un solo partito a una democrazia parlamentare, e da una società governata dalla paura a una società basata sulla libertà.
Dopo molti decenni di a…
Gazeta Wyborcza nacque come voce dell'opposizione democratica polacca durante la campagna elettorale del 1989. Ci battemmo per i valori fondamentali: libertà dei media, diritti civili, sistema giudiziario indipendente, riforma economica e liberalizzazione del mercato, transizione dalla dittatura di un solo partito a una democrazia parlamentare, e da una società governata dalla paura a una società basata sulla libertà.
Dopo molti decenni di a…
Oggi, lo strido della civetta viene dai regimi illiberali che mirano a smantellare le istituzioni democratiche all'interno dell'Unione Europea. La Polonia ne è un ottimo esempio. Sono il caporedattore di Gazeta Wyborcza. Svolgo questa mansione da trentadue anni, dal 1989, anno in cui la Polonia visse una transizione pacifica e negoziata da una dittatura comunista a un regime democratico basato su libere elezioni. Gazeta Wyborcza è stata un simbolo importante di questo cambiamento monumentale.
Gazeta Wyborcza nacque come voce dell'opposizione democratica polacca durante la campagna elettorale del 1989. Ci battemmo per i valori fondamentali: libertà dei media, diritti civili, sistema giudiziario indipendente, riforma economica e liberalizzazione del mercato, transizione dalla dittatura di un solo partito a una democrazia parlamentare, e da una società governata dalla paura a una società basata sulla libertà.
Dopo molti decenni di autoritarismo, i polacchi poterono finalmente sperimentare cosa significava vivere in un Paese libero fondato sullo Stato di diritto. Ora, però, la nostra vittoria di trent'anni fa è sotto attacco.
La Polonia, insieme a molti altri Paesi in Europa, sta assistendo a un colpo di Stato strisciante. Lo Stato di diritto si sta trasformando nel dominio di una cricca e di un solo partito. Il Tribunale costituzionale, la Procura, la polizia e i servizi segreti sono stati tutti messi al servizio del partito al potere che ironicamente si è dato il nome di "Legge e Giustizia". Le emittenti dei media pubblici sono state trasformate in strumenti di propaganda spudorata simili a quelli impiegati da Putin in Russia e da Erdogan in Turchia.
È per questo che la maggioranza di governo sta meticolosamente smantellando, passo dopo passo, le valvole di sicurezza del nostro ordine democratico. Mátyás Rákosi, il dittatore comunista ungherese conosciuto come il "piccolo Stalin", la chiamava la tattica del salame: distruggere il dissenso una fettina alla volta.
Negli ultimi anni, il partito al governo ha continuato ad accennare minacciosamente alla necessità di prendere il controllo dei media "nemici" perché servano finalmente gli interessi "polacchi". A dicembre, la compagnia petrolifera statale PKN Orlen, la più grande dell'Europa centrale e orientale per capitalizzazione di mercato, ha acquistato Polska Press, che controlla la maggior parte del mercato regionale dei media in Polonia.
Recentemente, Orlen ha acquisito anche il secondo più grande distributore di stampa e la seconda catena di edicole in Polonia. Quello a cui stiamo assistendo è un palese tentativo di imbavagliare i media liberi.
L'assalto ai media liberi è solo uno dei molti fronti aperti da chi sta al governo nella sua guerra alla democrazia polacca e alla società civile. Dopo che l'attuale regime ha preso il controllo della Procura, del Tribunale costituzionale e della Corte suprema, la Polonia non è più governata dallo Stato di diritto. Ci stiamo trasformando in uno Stato a partito unico e quindi stiamo diventando il "malato della comunità europea".
Se le mie parole possono sembrare dure è perché abbiamo ormai superato il tempo degli eufemismi prudenti. L'attacco alla libertà dei media in Polonia apre la strada a un assalto totale ai valori stessi su cui è stata fondata l'Unione Europea.
Ci aspettano molte altre sfide. Le autorità polacche stanno limitando la libertà della ricerca accademica e progettano di riscrivere i libri scolastici. Continuano a normalizzare e glorificare i discorsi di odio radicati nella xenofobia e nell'omofobia, a bloccare la libertà di accesso all'informazione pubblica, a creare sempre nuovi ostacoli per le Ong che non seguono la linea del partito. Difendendo il più importante di tutti i valori europei - la libertà - in Polonia, state difendendo l'Unione Europea, quel progetto e quella promessa che rimane il faro della speranza per tutti noi.
(Traduzione di Luis E. Moriones)
Copyright Gazeta Wyborcza/Lena
Gazeta Wyborcza nacque come voce dell'opposizione democratica polacca durante la campagna elettorale del 1989. Ci battemmo per i valori fondamentali: libertà dei media, diritti civili, sistema giudiziario indipendente, riforma economica e liberalizzazione del mercato, transizione dalla dittatura di un solo partito a una democrazia parlamentare, e da una società governata dalla paura a una società basata sulla libertà.
Dopo molti decenni di autoritarismo, i polacchi poterono finalmente sperimentare cosa significava vivere in un Paese libero fondato sullo Stato di diritto. Ora, però, la nostra vittoria di trent'anni fa è sotto attacco.
La Polonia, insieme a molti altri Paesi in Europa, sta assistendo a un colpo di Stato strisciante. Lo Stato di diritto si sta trasformando nel dominio di una cricca e di un solo partito. Il Tribunale costituzionale, la Procura, la polizia e i servizi segreti sono stati tutti messi al servizio del partito al potere che ironicamente si è dato il nome di "Legge e Giustizia". Le emittenti dei media pubblici sono state trasformate in strumenti di propaganda spudorata simili a quelli impiegati da Putin in Russia e da Erdogan in Turchia.
È per questo che la maggioranza di governo sta meticolosamente smantellando, passo dopo passo, le valvole di sicurezza del nostro ordine democratico. Mátyás Rákosi, il dittatore comunista ungherese conosciuto come il "piccolo Stalin", la chiamava la tattica del salame: distruggere il dissenso una fettina alla volta.
Negli ultimi anni, il partito al governo ha continuato ad accennare minacciosamente alla necessità di prendere il controllo dei media "nemici" perché servano finalmente gli interessi "polacchi". A dicembre, la compagnia petrolifera statale PKN Orlen, la più grande dell'Europa centrale e orientale per capitalizzazione di mercato, ha acquistato Polska Press, che controlla la maggior parte del mercato regionale dei media in Polonia.
Recentemente, Orlen ha acquisito anche il secondo più grande distributore di stampa e la seconda catena di edicole in Polonia. Quello a cui stiamo assistendo è un palese tentativo di imbavagliare i media liberi.
L'assalto ai media liberi è solo uno dei molti fronti aperti da chi sta al governo nella sua guerra alla democrazia polacca e alla società civile. Dopo che l'attuale regime ha preso il controllo della Procura, del Tribunale costituzionale e della Corte suprema, la Polonia non è più governata dallo Stato di diritto. Ci stiamo trasformando in uno Stato a partito unico e quindi stiamo diventando il "malato della comunità europea".
Se le mie parole possono sembrare dure è perché abbiamo ormai superato il tempo degli eufemismi prudenti. L'attacco alla libertà dei media in Polonia apre la strada a un assalto totale ai valori stessi su cui è stata fondata l'Unione Europea.
Ci aspettano molte altre sfide. Le autorità polacche stanno limitando la libertà della ricerca accademica e progettano di riscrivere i libri scolastici. Continuano a normalizzare e glorificare i discorsi di odio radicati nella xenofobia e nell'omofobia, a bloccare la libertà di accesso all'informazione pubblica, a creare sempre nuovi ostacoli per le Ong che non seguono la linea del partito. Difendendo il più importante di tutti i valori europei - la libertà - in Polonia, state difendendo l'Unione Europea, quel progetto e quella promessa che rimane il faro della speranza per tutti noi.
(Traduzione di Luis E. Moriones)
Copyright Gazeta Wyborcza/Lena