La Russia, la Cina e l’arma politica del vaccino
di Paolo Garimberti , di Paolo GarimbertiIl caso dell'Adienne di Monza, che dovrebbe produrre il russo Sputnik, è soltanto l'ultimo esempio di questa spregiudicata diplomazia delle fiale anti-Covid
I vaccini sono il nuovo strumento del soft power, il potere di influenzare i cuori e le menti dei popoli e, di conseguenza, allargare la rete delle alleanze politiche con i governi. Il caso dell'Adienne di Monza, che dovrebbe produrre a luglio 10 milioni di dosi del russo Sputnik, con tutti i suoi contorni di mistero e di millantato credito, è soltanto l'ultimo esempio di come si sta sviluppando nel mondo questa spregiudicata "diplomazia del vaccino", nella quale Russia e Cina sono i grandi protagonisti.
Vladimir Putin non aveva fatto mistero di quali fossero i suoi obiettivi politici quando, il 19 agosto dell'anno scorso, aveva annunciato la scoperta del vaccino per il Covid 19, al quale aveva voluto dare emblematicamente lo stesso nome del satellite che, nel 1957, aveva fatto fare all'Unione Sovietica uno scatto in avanti nella corsa alla conquista dello spazio.
Battendo le grandi aziende farmaceutiche nella gara per combattere la pandemia la Russi…
Vladimir Putin non aveva fatto mistero di quali fossero i suoi obiettivi politici quando, il 19 agosto dell'anno scorso, aveva annunciato la scoperta del vaccino per il Covid 19, al quale aveva voluto dare emblematicamente lo stesso nome del satellite che, nel 1957, aveva fatto fare all'Unione Sovietica uno scatto in avanti nella corsa alla conquista dello spazio.
Battendo le grandi aziende farmaceutiche nella gara per combattere la pandemia la Russi…
I vaccini sono il nuovo strumento del soft power, il potere di influenzare i cuori e le menti dei popoli e, di conseguenza, allargare la rete delle alleanze politiche con i governi. Il caso dell'Adienne di Monza, che dovrebbe produrre a luglio 10 milioni di dosi del russo Sputnik, con tutti i suoi contorni di mistero e di millantato credito, è soltanto l'ultimo esempio di come si sta sviluppando nel mondo questa spregiudicata "diplomazia del vaccino", nella quale Russia e Cina sono i grandi protagonisti.
Vladimir Putin non aveva fatto mistero di quali fossero i suoi obiettivi politici quando, il 19 agosto dell'anno scorso, aveva annunciato la scoperta del vaccino per il Covid 19, al quale aveva voluto dare emblematicamente lo stesso nome del satellite che, nel 1957, aveva fatto fare all'Unione Sovietica uno scatto in avanti nella corsa alla conquista dello spazio.
Battendo le grandi aziende farmaceutiche nella gara per combattere la pandemia la Russia si riproponeva come una potenza mondiale, tecnologicamente competitiva, dopo la degradazione delle sanzioni per l'annessione della Crimea e la guerra all'Ucraina, per non parlare delle ripetute e manifeste violazioni dei diritti civili.
Da allora Kirill Dmitriev, l'amministratore del fondo sovrano Russian Direct Investment Fund, che, come si dice in linguaggio corporate, è un riporto diretto del presidente russo e quindi agisce su direttive del Cremlino, ha scatenato i suoi emissari in giro per il mondo. Ha detto che il vaccino russo è stato approvato in 45 Paesi, ha annunciato accordi di esportazione con l'Iran, la Serbia, il Messico, l'Argentina e, massimo successo, perfino con membri dell'Unione europea, come l'Ungheria e la Slovacchia, oltre che con San Marino. È andato alla compiacente tv di Stato per vantare, senza controprove, accordi di produzione in Germania, Spagna e Francia, come quello con l'Adienne di Monza.
Il ministero degli Esteri di Mosca ha offerto l'inoculazione a tutto il corpo diplomatico accreditato (le ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno cortesemente declinato). Forse per incentivare, attraverso qualche titolo "positivo" nei media di Stato, la popolazione russa, che, secondo un sondaggio del Centro Levada, si è espressa in favore di Sputnik soltanto al 30 per cento, mentre 2 intervistati su 6 lo considerano addirittura "una nuova forma di guerra biologica". Lo stesso Putin, che peraltro non si è ancora vaccinato secondo fonti del Financial Times, ha detto che finora 2 milioni di russi, su 144, hanno ricevuto la seconda dose e altrettanti la prima. Ma per la narrazione del Cremlino conta molto di più la diffusione all'estero, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, per poter presentare Sputnik come "l'alternativa ai vaccini delle compagnie farmaceutiche occidentali, avide di profitti, che danno la priorità alle nazioni più ricche".
La Cina di Xi Jinping si è messa sulla stessa strada. Non solo per allontanare l'onta di essere stata la fonte originaria della pandemia. Ma ancor più per realizzare l'ambizione, risalente ai tempi di Den Xiaoping, di sviluppare un'azienda di Stato con tecnologie competitive a livello globale. Sinopharm ha omaggiato di 500 mila dosi il Pakistan, di 600 mila la Cambogia, 300 mila Perù e Laos. Ha concluso accordi con gli Emirati Arabi, il Bahrain, l'Egitto, la Serbia, la stessa Ungheria. Ha chiesto all'Organizzazione mondiale della Sanità di essere ammessa al Covax, il programma di aiuti vaccinali ai Paesi più poveri, con un'offerta di 10 milioni di dosi. Il vaccino della Sinopharm è diventato l'asset principale della Belt and Road Initiative, il programma di espansione commerciale cinese nel mondo.
Al soft power del vaccino russi e cinesi hanno aggiunto lo sharp power della disinformazione, l'arma affilata per denigrare i vaccini occidentali attraverso fake news diffuse nella Rete. Una vecchia tecnica quella della disinformazione medica, che Peter Pomerantsev, scrittore inglese nato in Unione Sovietica, aveva raccontato già nel 2014 in un libro intitolato Niente è vero, tutto è possibile. Dal virus di Ebola opera di scienziati americani come l'Aids, attraverso un falso tweet di Robert Gallo, per finire, in tempi attuali, con il coronavirus "arma creata in laboratorio (americano) per debilitare e uccidere", come affermato in un account anonimo poi attribuito a un'agenzia di propaganda filo-russa. Ora il campo minato, nel quale si esercitano i fabbricatori di false informazioni russi e cinesi, è quello di sensibilità popolare dei vaccini. Che, come avrebbe detto Carl von Clausewitz, sono diventati "la continuazione della politica con altri mezzi".
Vladimir Putin non aveva fatto mistero di quali fossero i suoi obiettivi politici quando, il 19 agosto dell'anno scorso, aveva annunciato la scoperta del vaccino per il Covid 19, al quale aveva voluto dare emblematicamente lo stesso nome del satellite che, nel 1957, aveva fatto fare all'Unione Sovietica uno scatto in avanti nella corsa alla conquista dello spazio.
Battendo le grandi aziende farmaceutiche nella gara per combattere la pandemia la Russia si riproponeva come una potenza mondiale, tecnologicamente competitiva, dopo la degradazione delle sanzioni per l'annessione della Crimea e la guerra all'Ucraina, per non parlare delle ripetute e manifeste violazioni dei diritti civili.
Da allora Kirill Dmitriev, l'amministratore del fondo sovrano Russian Direct Investment Fund, che, come si dice in linguaggio corporate, è un riporto diretto del presidente russo e quindi agisce su direttive del Cremlino, ha scatenato i suoi emissari in giro per il mondo. Ha detto che il vaccino russo è stato approvato in 45 Paesi, ha annunciato accordi di esportazione con l'Iran, la Serbia, il Messico, l'Argentina e, massimo successo, perfino con membri dell'Unione europea, come l'Ungheria e la Slovacchia, oltre che con San Marino. È andato alla compiacente tv di Stato per vantare, senza controprove, accordi di produzione in Germania, Spagna e Francia, come quello con l'Adienne di Monza.
Il ministero degli Esteri di Mosca ha offerto l'inoculazione a tutto il corpo diplomatico accreditato (le ambasciate di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno cortesemente declinato). Forse per incentivare, attraverso qualche titolo "positivo" nei media di Stato, la popolazione russa, che, secondo un sondaggio del Centro Levada, si è espressa in favore di Sputnik soltanto al 30 per cento, mentre 2 intervistati su 6 lo considerano addirittura "una nuova forma di guerra biologica". Lo stesso Putin, che peraltro non si è ancora vaccinato secondo fonti del Financial Times, ha detto che finora 2 milioni di russi, su 144, hanno ricevuto la seconda dose e altrettanti la prima. Ma per la narrazione del Cremlino conta molto di più la diffusione all'estero, soprattutto in Africa, Asia e America Latina, per poter presentare Sputnik come "l'alternativa ai vaccini delle compagnie farmaceutiche occidentali, avide di profitti, che danno la priorità alle nazioni più ricche".
La Cina di Xi Jinping si è messa sulla stessa strada. Non solo per allontanare l'onta di essere stata la fonte originaria della pandemia. Ma ancor più per realizzare l'ambizione, risalente ai tempi di Den Xiaoping, di sviluppare un'azienda di Stato con tecnologie competitive a livello globale. Sinopharm ha omaggiato di 500 mila dosi il Pakistan, di 600 mila la Cambogia, 300 mila Perù e Laos. Ha concluso accordi con gli Emirati Arabi, il Bahrain, l'Egitto, la Serbia, la stessa Ungheria. Ha chiesto all'Organizzazione mondiale della Sanità di essere ammessa al Covax, il programma di aiuti vaccinali ai Paesi più poveri, con un'offerta di 10 milioni di dosi. Il vaccino della Sinopharm è diventato l'asset principale della Belt and Road Initiative, il programma di espansione commerciale cinese nel mondo.
Al soft power del vaccino russi e cinesi hanno aggiunto lo sharp power della disinformazione, l'arma affilata per denigrare i vaccini occidentali attraverso fake news diffuse nella Rete. Una vecchia tecnica quella della disinformazione medica, che Peter Pomerantsev, scrittore inglese nato in Unione Sovietica, aveva raccontato già nel 2014 in un libro intitolato Niente è vero, tutto è possibile. Dal virus di Ebola opera di scienziati americani come l'Aids, attraverso un falso tweet di Robert Gallo, per finire, in tempi attuali, con il coronavirus "arma creata in laboratorio (americano) per debilitare e uccidere", come affermato in un account anonimo poi attribuito a un'agenzia di propaganda filo-russa. Ora il campo minato, nel quale si esercitano i fabbricatori di false informazioni russi e cinesi, è quello di sensibilità popolare dei vaccini. Che, come avrebbe detto Carl von Clausewitz, sono diventati "la continuazione della politica con altri mezzi".