Quanti saranno gli italiani che in queste ore stanno rinunciando a vaccinarsi con il siero AstraZeneca? Perché, alla fine, potrebbe essere questo l'effetto collaterale più grave: la definitiva perdita di fiducia in una delle poche armi che abbiamo a disposizione per contrastare la pandemia da Covid-19.
È giusto vigilare e passare al microscopio qualsiasi incidente di percorso legato alle vaccinazioni. Ma si dovrebbe avere anche la lucidità di attendere la fine delle indagini, prima di emettere sentenze di inaffidabilità. Al momento c'è qualche indizio che sembra collegare il vaccino AstraZeneca a eventi avversi, ma anche robuste analisi statistiche che dovrebbero tranquillizzare chiunque.
Quando si testa un vaccino a una parte dei volontari si somministra un placebo: vengono scelti con gli stessi identici criteri del gruppo a cui invece si dà il vero vaccino, stessa composizione per età, sesso. E allora è lecito chiedersi: quante delle persone trattate col placebo nei giorni successivi all'iniezione hanno sofferto di una trombosi o di un infarto? La domanda se l'è posta Johnson&Johnson durante la sperimentazione del suo vaccino: su 21.880 placebo si sono registrati 10 eventi trombo-emolitici, di cui una embolia polmonare e tre infarti. Uno degli infartuati è deceduto. È del tutto evidente che si è trattato di eventi non riconducibili alla sperimentazione: quelle 10 persone sarebbero state vittime di embolie, infarti e altri malanni cardiocircolatori anche se non si fossero sottoposte all'iniezione di acqua fresca di cui è fatto il placebo.
Cosa succede invece a chi riceve il vaccino vero, e nello specifico quello targato AstraZeneca? Secondo l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, su tre milioni di dosi iniettate nel Vecchio Continente si sono registrati 22 eventi avversi. Aldilà della Manica è andata anche meglio: le autorità britanniche hanno registrato 23 episodi trombo-vascolari su otto milioni e mezzo di dosi somministrate. Numeri comunque piccolissimi, addirittura mille volte inferiori rispetto alle percentuali osservate nello studio sui placebo. Dunque è il vaccino a provocare, in rarissimi casi, un infarto? O l'infarto sarebbe arrivato comunque, anche se non ci si fosse sottoposti all'iniezione?
Fin qui, le considerazioni puramente statistiche suggeriscono decisamente la seconda ipotesi. E tuttavia qualcuno potrebbe riesumare la vecchia storiella secondo cui la statistica è quella scienza in cui "mangiamo in media un pollo a testa, anche se tu ne mangi due e io zero". Per questo è doveroso, aldilà dei grandi numeri, indagare con velocità e trasparenza su ogni singolo caso sospetto. In modo da fugare rapidamente ogni dubbio, per escludere o confermare, in modo scientifico, il rapporto di causa-effetto tra la somministrazione del vaccino e l'insorgere improvviso di patologie. Nei casi più gravi, fondamentali saranno le autopsie. Ed è rassicurante che il primo esame autoptico, quello condotto sul carabiniere morto a Trapani, abbia escluso qualsiasi nesso con il siero AstraZeneca.
Si può sospendere il lotto indiziato, come ha fatto l'Aifa, o l'intera vaccinazione con il siero messo a punto dall'Università di Oxford, come ha deciso la Danimarca. Ma l'importante è che si faccia chiarezza in fretta: ogni giorno trascorso nel dubbio può costare migliaia di defezioni alla campagna vaccinale, che invece resta l'unica strategia praticabile per uscire dalla crisi. E il danno potrebbe essere irreversibile.
In queste ore molti hanno ripensato alla vicenda del Fluad, un vaccino antinfluenzale al quale nel 2014, sempre in Sicilia, furono ricondotte due morti sospette. Ci fu una immediata fuga di massa da quelle fiale. E anche quando nei mesi e negli anni successivi fu dimostrato che i decessi erano avvenuti per cause cardiovascolari, completamente indipendenti dal vaccino, il Fluad ha continuato ad essere disertato da medici e pazienti.
Ora il marchio di "iniezione letale" rischia di restare stampigliato in modo indelebile sulle siringhe dell'AstraZeneca, ancor prima che ci sia una qualche prova di gravi effetti collaterali. Già partito male, con il lungo ping-pong sui possibili destinatari (under 50, over 65, sani, malati ma non troppo), le notizie di queste ore potrebbero affossarlo completamente presso l'opinione pubblica. E sarebbe un vero peccato. Perché tutti i dati oggi disponibili confermano che è un vaccino efficace contro il Covid, assai più facile da gestire degli altri dal punto di vista logistico, e sicuro. Fino a prova contraria.
È giusto vigilare e passare al microscopio qualsiasi incidente di percorso legato alle vaccinazioni. Ma si dovrebbe avere anche la lucidità di attendere la fine delle indagini, prima di emettere sentenze di inaffidabilità. Al momento c'è qualche indizio che sembra collegare il vaccino AstraZeneca a eventi avversi, ma anche robuste analisi statistiche che dovrebbero tranquillizzare chiunque.
Quando si testa un vaccino a una parte dei volontari si somministra un placebo: vengono scelti con gli stessi identici criteri del gruppo a cui invece si dà il vero vaccino, stessa composizione per età, sesso. E allora è lecito chiedersi: quante delle persone trattate col placebo nei giorni successivi all'iniezione hanno sofferto di una trombosi o di un infarto? La domanda se l'è posta Johnson&Johnson durante la sperimentazione del suo vaccino: su 21.880 placebo si sono registrati 10 eventi trombo-emolitici, di cui una embolia polmonare e tre infarti. Uno degli infartuati è deceduto. È del tutto evidente che si è trattato di eventi non riconducibili alla sperimentazione: quelle 10 persone sarebbero state vittime di embolie, infarti e altri malanni cardiocircolatori anche se non si fossero sottoposte all'iniezione di acqua fresca di cui è fatto il placebo.
Cosa succede invece a chi riceve il vaccino vero, e nello specifico quello targato AstraZeneca? Secondo l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, su tre milioni di dosi iniettate nel Vecchio Continente si sono registrati 22 eventi avversi. Aldilà della Manica è andata anche meglio: le autorità britanniche hanno registrato 23 episodi trombo-vascolari su otto milioni e mezzo di dosi somministrate. Numeri comunque piccolissimi, addirittura mille volte inferiori rispetto alle percentuali osservate nello studio sui placebo. Dunque è il vaccino a provocare, in rarissimi casi, un infarto? O l'infarto sarebbe arrivato comunque, anche se non ci si fosse sottoposti all'iniezione?
Fin qui, le considerazioni puramente statistiche suggeriscono decisamente la seconda ipotesi. E tuttavia qualcuno potrebbe riesumare la vecchia storiella secondo cui la statistica è quella scienza in cui "mangiamo in media un pollo a testa, anche se tu ne mangi due e io zero". Per questo è doveroso, aldilà dei grandi numeri, indagare con velocità e trasparenza su ogni singolo caso sospetto. In modo da fugare rapidamente ogni dubbio, per escludere o confermare, in modo scientifico, il rapporto di causa-effetto tra la somministrazione del vaccino e l'insorgere improvviso di patologie. Nei casi più gravi, fondamentali saranno le autopsie. Ed è rassicurante che il primo esame autoptico, quello condotto sul carabiniere morto a Trapani, abbia escluso qualsiasi nesso con il siero AstraZeneca.
Si può sospendere il lotto indiziato, come ha fatto l'Aifa, o l'intera vaccinazione con il siero messo a punto dall'Università di Oxford, come ha deciso la Danimarca. Ma l'importante è che si faccia chiarezza in fretta: ogni giorno trascorso nel dubbio può costare migliaia di defezioni alla campagna vaccinale, che invece resta l'unica strategia praticabile per uscire dalla crisi. E il danno potrebbe essere irreversibile.
In queste ore molti hanno ripensato alla vicenda del Fluad, un vaccino antinfluenzale al quale nel 2014, sempre in Sicilia, furono ricondotte due morti sospette. Ci fu una immediata fuga di massa da quelle fiale. E anche quando nei mesi e negli anni successivi fu dimostrato che i decessi erano avvenuti per cause cardiovascolari, completamente indipendenti dal vaccino, il Fluad ha continuato ad essere disertato da medici e pazienti.
Ora il marchio di "iniezione letale" rischia di restare stampigliato in modo indelebile sulle siringhe dell'AstraZeneca, ancor prima che ci sia una qualche prova di gravi effetti collaterali. Già partito male, con il lungo ping-pong sui possibili destinatari (under 50, over 65, sani, malati ma non troppo), le notizie di queste ore potrebbero affossarlo completamente presso l'opinione pubblica. E sarebbe un vero peccato. Perché tutti i dati oggi disponibili confermano che è un vaccino efficace contro il Covid, assai più facile da gestire degli altri dal punto di vista logistico, e sicuro. Fino a prova contraria.